Notifica in proprio dell’avvocato a mezzo PEC: come si fa
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22 Giu 2016
 
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Notifica in proprio dell’avvocato a mezzo PEC: come si fa

Il vademecum per le notifiche in proprio degli avvocati, dalla notifica in proprio a mezzo posta a quelle a mezzo PEC.

 

Dopo aver visto come vanno fatte le notifiche in proprio a mezzo posta, analizziamo ora le modalità per le notifiche a mezzo PEC, tutti gli adempimenti, le attestazioni e le formalità che deve compiere l’avvocato. La presente trattazione è il frutto del lavoro dell’Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine degli avvocati che ha redatto un vademecum per le notifiche in proprio degli avvocati. Il documento (che riportiamo qui di seguito, perché rilasciato con licenze creative commons e scaricabile a questo link), è aggiornato a giugno 2016, ancora più prezioso in tempi di processo telematico.

La guida è strutturata in due sezioni:

 

 

LA NOTIFICA IN PROPRIO A MEZZO PEC

La notifica tramite pec non richiede:

  • la preventiva autorizzazione del consiglio dell’ordine
  • il registro cronologico e l’obbligo di annotazione delle singole notifiche
  • l’apposizione della marca da bollo.

 

Cosa serve per la notifica via pec?

  • utilizzare una casella PEC risultante da pubblici elenchi [27]. Si tratta in sostanza dell’indirizzo comunicato all’Ordine ai sensi dell’articolo 16, comma 7, del D. L. n. 185 del 29 novembre 2008 [28]; in ogni caso la verifica del proprio indirizzo potrà essere eseguita sul Portale dei Servizi Telematici del Ministero di Giustizia, previa autenticazione forte [29] o sul portale INI-PEC del Ministero dello Sviluppo Economico, senza bisogno di autenticazione;
  • una procura alle liti dal cliente ai sensi dell’articolo 83 c.p.c. [30];
  • inviare la PEC a un destinatario dotato di una casella PEC tratta da pubblici elenchi [31]. È di conseguenza esclusa la possibilità di notificare in proprio a mezzo pec a coloro che non hanno l’obbligo legale di dotarsi di un indirizzo pec e di renderlo pubblico;
  • avere un dispositivo con certificato di firma digitale.

 

Come preparare i documenti da notificare

  1. Prima di notificare
    Al momento della creazione del fascicolo di causa è opportuno creare una cartella nel proprio computer o server dove inserire tutti i file. All’interno di tale cartella dovremo creare una sotto cartella, dove immettere tutti i file della notifica effettuata. Ciò non solo per una migliore organizzazione del proprio lavoro, ma anche ai fini dell’archiviazione dei file che dovranno essere depositati per provare l’avvenuta notificazione.
  2.  Predisposizione dell’atto o provvedimento da notificare.
    La Legge consente di notificare:

    • Documento informatico [32] originale (citazione, precetto, ecc.), che viene così predisposto:
      – si redige a computer l’atto mediante un programma di elaborazione testi (es.: LibreOffice Writer, OpenOffice Writer, Microsoft Word, ecc.),
      – mediante le apposite funzionalità del programma di videoscrittura il file deve essere quindi trasformato in formato .pdf (testuale), come previsto dall’art. 19 bis, comma 1 delle Specifiche tecniche, tenendo peraltro a mente che l’articolo 12 [33] delle Specifiche tecniche qualifica il formato .pdf (testuale) come unico consentito quando deve essere depositato telematicamente come “atto principale del processo”. L’atto non dovrà quindi mai essere stampato e poi trasformato in .pdf (immagine) mediante scansione;
      – infine il file .pdf deve essere sottoscritto digitalmente con apposito software, che è anche contenuto nel dispositivo di firma digitale (smart card/chiavetta USB). La sottoscrizione digitale può essere in formato CAdES, nel qual caso il file al termine del processo di firma avrà l’estensione pdf.p7m (nomefile.pdf.p7m) o PAdES e in tale ipotesi il file manterrà il nome originale senza l’aggiunta di alcun suffisso (nomefile.pdf). Tali formati sono selezionabili nel software di firma.
    • Copia informatica di atti o provvedimenti originariamente formati su supporto analogico [34].
      Quando si intende notificare per PEC una copia autentica di un atto o provvedimento su supporto cartaceo lo si deve scansionare per trasformarlo in formato .pdf “immagine”, come previsto dal comma 2 del citato art. 19 bis. Nella relata di notifica dovrà poi essere inserita l’asseverazione di conformità della copia informatica rispetto all’originale cartaceo.
    • Copia informatica di atti o provvedimenti su supporto informatico [35]. L’art. 16 bis D.L. 179/12 [36] attribuisce all’avvocato il potere di attestare la conformità di copie informatiche di atti e provvedimenti che lo stesso ha estratto dal fascicolo informatico o che ha ricevuto mediante PEC dalla cancelleria. L’attestazione di conformità va eseguita a norma dell’art. 16 undecies del D.L. 179/2012 e degli art. 19 e ss. delle Specifiche Tecniche, indicando il nome del file e una sintetica descrizione del documento che si va ad attestare come conforme. Anche in tal caso, come quello sopra previsto, l’attestazione di conformità dovrà essere riportata nella relata di notifica.
    • Duplicato informatico di atti o provvedimenti su supporto informatico [36]. Il duplicato informatico è identico al file originale sia da un punto di vista informatico (contiene la stessa sequenza di bit rispetto all’originale) sia nel contenuto, come previsto dal citato art. 16 bis comma 9 bis D.L. 179/12, a differenza della copia che corrisponde all’originale solo nel contenuto. Di massima i duplicati sono distinguibili dal fatto che riportano la firma digitale di chi ha creato il file, mentre le copie (che sono spesso contraddistinte nell’intestazione da una stampigliatura blu che riporta i dati dell’atto o del provvedimento oltre alla presenza della “coccardina” che riporta gli estremi della firma digitale del firmatario) corrispondono all’originale solo nel contenuto. Poiché i duplicati corrispondono in tutto e per tutto all’originale non abbisognano di attestazione di conformità [37].
  3. Predisposizione della procura alle liti
    Nel caso in cui l’atto da notificare debba essere accompagnato dalla procura alle liti, la stessa deve essere predisposta a mente dell’art. 83, comma 3 c.p.c., il quale prevede due modalità di formazione.

    • Procura su documento informatico sottoscritto con firma digitale del cliente.
      L’avvocato dovrà sempre verificare che il certificato di firma digitale del mandante sia valido, non scaduto o sospeso. Tale verifica e l’estrazione degli oggetti firmati potrà essere fatta mediante le funzionalità del dispositivo di firma o attraverso appositi programmi [38]. Appare opportuno differenziare la procura rilasciata per atti stragiudiziali, che dovrà essere rilasciata per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, ai sensi del secondo comma dell’art. 83 c.p.c. [39], da quella rilasciata per la difesa in giudizio, che potrà essere rilasciata secondo le modalità sopra indicate, ma anche ai sensi del terzo comma dell’art. 83 c.p.c. [40]. In tale secondo caso, a differenza del primo, non appare necessaria l’autentica della sottoscrizione del mandante, e ciò per diversi motivi: sia perché l’avvocato certifica, non autentica, la sottoscrizione del mandante, sia perché la firma digitale è già certificata da un soggetto certificatore69, sia perché l’autentica della firma digitale non pare essere un’attività di competenza dell’avvocato, ma di un notaio o altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato [41], sia infine perché l’art. 83 non richiede esplicitamente la certificazione della firma digitale apposta sulla procura rilasciata con documento informatico [42]. Nulla però impedisce, per evitare capziose eccezioni, che l’avvocato la sottoscriva comunque digitalmente la procura alle liti rilasciata con la modalità sopra descritta.
      Nel caso in cui la sottoscrizione digitale del mandante fosse in formato CAdES, è necessario che la procura sia redatta in un file separato dall’atto e che la stessa contenga chiari riferimenti all’atto.
      Se invece la sottoscrizione digitale fosse in formato PAdES, la procura potrà essere anche redatta internamente all’atto: in calce o a margine.
    • Copia informatica della procura rilasciata su supporto cartaceo.
      Anche in tal caso la procura verrà predisposta su un file separato dall’atto [43]. Il file dovrà essere stampato e il cliente sottoscriverà di pugno la procura. L’avvocato sottoscriverà anch’egli di pugno, ai fini della “certificazione” della firma del mandante. La procura così redatta dovrà essere quindi scansionata e trasformata in un file .pdf. Tale file dovrà infine essere firmato digitalmente dall’avvocato per autenticare la conformità del file digitale alla procura cartacea [44]. L’art. 83 c.p.c. prevede che la firma digitale sia apposta solo ed esclusivamente per attestare la conformità, per cui non è necessaria l’apposizione di specifiche formule.La procura, così ottenuta, potrà quindi essere allegata unitamente all’atto a cui si riferisce al messaggio PEC con il quale si effettua la notificazione, ottenendo che la medesima sia considerata come apposta “in calce” a tale atto, come previsto dall’art. 18, comma 5 DM 44/2011 e 83 3° co. c.p.c. d)
  4. Predisposizione della relazione di notificazione.
    Si tratta di un documento informatico separato rispetto agli atti da notificare e quindi da formare con le modalità già descritte sopra al punto 3.b.I., procedendo sempre alla sua sottoscrizione con firma digitale.
    Il contenuto obbligatorio della relazione di notificazione è determinato dall’art. 3 bis, comma 5, della legge, al quale si può rimandare, anche per la sua forma di semplice elencazione.
    Sul sito dell’Unione Triveneta è reperibile un’applicativo che consente di redigere la relata.
  5. Attestazione di conformità.
    Ai sensi dell’art. 3 bis, comma 5, lettera b) della L. 53/1994, dell’art. 16 undecies, comma 1 del D. L. 179/2012 [44], nonché dell’art. 19 ter, comma 1 delle specifiche tecniche l’attestazione di conformità deve essere ripotata nella relata di notifica, mai nella copia di cui si attesta la conformità. Le modalità di attestazione sono disciplinate dal comma 1 dell’appena citato art. 19 ter delle specifiche tecniche, richiamato espressamente dall’art. 16 undecies, del D. L. 179/2012 [45]. L’attestazione dovrà contenere una sintetica descrizione del documento di cui si attesta la conformità e il nome del file della copia, comprensivo dell’estensione (es.: citazione.pdf o citazione.pdf.p7m). Le attestazioni di conformità sono reperibili sempre nell’applicativo che trovate sul sito dell’Unione Triveneta.

 

Come si predispone il messaggio PEC

La notificazione avviene “…mediante allegazione dell’atto da notificarsi al messaggio di posta elettronica certificata…”, quindi le modalità pratiche di esecuzione sono le seguenti:

  1. creare un nuovo messaggio PEC dal programma di posta elettronica adeguatamente configurato per l’utilizzazione dell’account PEC (possono essere utilizzati sia i programmi client residenti nel computer del mittente: per es. Thunderbird, Outlook, Mail, ecc.) ovvero utilizzando i servizi di webmail messi a disposizione dai gestori PEC;
  2.  compilare il campo destinatario riportando la casella PEC tratta da pubblici elenchi (vedi nota 35);
  3. compilare l’oggetto del messaggio con la seguente dicitura obbligatoria: “Notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994”;
  4. allegare al messaggio l’atto/atti da notificare come precedentemente predisposti e la relazione di notificazione.

Se si utilizza per l’invio il servizio webmail del proprio gestore PEC assicurarsi che sia stata scelta quale tipologia di ricevuta quella “completa”, richiesta per la validità della notificazione dall’art. 18 DM 44/2011; tale verifica non è necessaria se si invia il messaggio da un programma di posta elettronica di uso comune (Thunderbird, Outlook, Mail), in quanto non risulta che alcuno di essi sia dotato della possibilità di scelta della tipologia di ricevuta ed automaticamente viene generata una ricevuta “completa”; per il caso di utilizzo di programmi specifici che dovessero gestire la tipologia di ricevuta si raccomanda di controllare che la tipologia di ricevuta sia quella “completa”.
A questo punto si può procedere con l’invio del messaggio.

 

Quando si perfeziona la notifica al fine del rispetto dei termini processuali

La notifica si perfeziona solo nel caso in cui la ricevuta di avvenuta consegna (la seconda ricevuta) abbia avuto esito positivo.
In tal caso la notifica si dà per avvenuta:

  • per chi notifica nella data, ora, minuto, secondo indicati nella ricevuta di avvenuta accettazione (corrisponde alla consegna dell’atto all’ufficio postale).
  • per il destinatario della notifica nella data, ora, minuto, secondo indicati nella ricevuta di avvenuta consegna (la ricezione coincide con la conferma inviata dal gestore PEC del destinatario, indipendentemente dall’effettiva lettura del messaggio da parte del destinatario [46]).

Normalmente l’una segue l’altra a distanza di pochi attimi, ma potrebbe accadere anche che ci siano dei ritardi.
Qualora sorgessero problemi nella messa a disposizione del messaggio al destinatario, il mittente si vedrà recapitare entro 24 ore un avviso di mancata consegna con l’indicazione dei motivi del mancato buon fine dell’invio del messaggio [47].
La nullità, anche per le notifiche a mezzo pec, non può mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato [48].

L’articolo 16 septies del D.L. D.L. 179/2012 prevede che quanto previsto dall’articolo 147 c.p.c. si applichi anche alle notifiche PEC. Quindi se il messaggio PEC è inviato dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo. Tale norma però non prevede la scissione tra il momento di perfezionamento della notifica per il notificante ed il tempo di perfezionamento della notifica per il destinatario espressamente disposta, invece, ad altri fini dal precedente articolo 16 quater, come qui sopra indicato [49]. Di conseguenza, il limite delle ore 21 si applica anche al notificante e, in caso di generazione dell’avviso di accettazione dopo le 21, la notifica si considererà perfezionata per il notificante stesso alle ore 7 del giorno successivo.

 

Verifica del buon fine della notificazione

Come previsto dalla normativa istitutiva del servizio della Posta Elettronica Certificata, la procedura di invio di un messaggio PEC comporta la ricezione di due messaggi di conferma:

  • la ricevuta di accettazione inviata dal proprio gestore PEC, che conferma la presa in carico del messaggio e contiene i dati che costituiscono prova dell’avvenuta spedizione, con l’indicazione di data, ora, minuto e secondo dell’operazione;
  • la ricevuta di avvenuta consegna, inviata dal gestore PEC del destinatario, che conferma la messa a disposizione del messaggio nella casella di posta elettronica del destinatario e certifica il momento della consegna indicando data, ora, minuto e secondo dell’operazione e contiene una copia integrale del messaggio inviato, compresi gli allegati.

Il messaggio di avvenuta consegna quindi è la prova del perfezionamento della notifica e riporta tutte le indicazioni relative al momento esatto in cui la notifica si è perfezionata.

 

Prova della notificazione

La prova della regolarità della notificazione è costituita, come accennato più sopra, dai file informatici del messaggio inviato, della ricevuta di accettazione e della ricevuta di avvenuta consegna: in particolare quest’ultima prova il perfezionamento della notificazione in capo al destinatario e, contenendo anche copia del messaggio inviato, ivi compresi gli allegati, è in grado di provare non solo il momento del perfezionamento, ma anche l’oggetto della notificazione ed il suo contenuto.
Al fine di fornire la prova della notificazione, quindi, dovranno essere prodotti i suddetti file (che saranno stati opportunamente salvati nella cartella creata nel computer) nel formato proposto dal client di posta utilizzato o dalla web mail. I file non devono mai essere salvati in formato .txt, perché tale formato comporta la perdita delle proprietà del file e ciò non consentirebbe di fornire la prova della ricezione della PEC.
L’art. 19 bis delle citate Specifiche tecniche ha introdotto la possibilità di produrre i file mediante deposito telematico, ovviamente davanti agli Uffici Giudiziari dove ciò è previsto (Tribunali e Corti d’Appello).

In tali casi, il deposito deve essere eseguito, ovviamente, mediante il redattore atti. L’atto o il provvedimento notificato (in formato .pdf, o .pdf.p7m se firmato in CAdES) dovrà essere caricato come atto principale (nel caso di citazione) o come allegato (nella maggior parte dei casi, dove l’atto principale sarà una nota di deposito), mentre le due ricevute (in formato .eml o.msg) dovranno essere caricate sempre come allegati. Al momento della creazione della busta si procederà come di consueto sottoscrivendo digitalmente il file principale e quello DatiAtto.xml. Non si dovrà quindi depositare copie scansionate dei file notificati.
Solo ed esclusivamente davanti agli Uffici Giudiziari che non prevedono la possibilità di depositare telematicamente (Corte di Cassazione e Giudice di Pace) si dovrà procedere, in linea con quanto previsto dall’art. 9 della Legge 53/1994, con l’esibizione della prova della notificazione stampata su carta.

A tal fine sarà necessario stampare:

  1. il messaggio di PEC di invio della notificazione;
  2. tutti gli atti allegati;
  3. la ricevuta di accettazione;
  4. la ricevuta di avvenuta consegna.

Di tali documenti dovrà essere attestata la conformità rispetto ai documenti informatici da cui le copie sono state tratte, che potrà essere apposta in calce o a margine della copia stessa o su foglio separato, che sia però congiunto materialmente alla medesima [50]. Per l’attestazione si può utilizzare l’applicativo reperibile sul sito dell’Unione Triveneta. Appare opportuno ricordare che all’avvocato che certifica la conformità all’originale è esplicitamente attribuita la qualifica di pubblico ufficiale, con quanto ne consegue in termini di responsabilità, anche disciplinare [51].
Ovviamente per il caso di contestazione della validità della notificazione si potrà comunque procedere a tutte le verifiche del caso utilizzando i file relativi al messaggio di PEC inviato, alla ricevuta di accettazione ed alla ricevuta di avvenuta consegna.

 

Comunicazione alla cancelleria dell’opposizione a decreto ingiuntivo o dell’impugnazione di sentenza 

Se l’atto di citazione d’appello o di opposizione a decreto ingiuntivo è stato notificato stata eseguita ai sensi della L. 53/1994, l’avvocato notificante dovrà procedere ai sensi dell’art. 9 della citata legge, nonché in ossequio al combinato disposto degli artt. 645 c.p.c. e 123 disp. att. c.p.c. In base a tali disposizioni “contestualmente” alla notifica si deve procedere alla comunicazione della stessa alla cancelleria del giudice che ha pronunciato il provvedimento impugnato, depositando altresì copia dell’atto notificato e dell’attestazione dell’avvenuta notifica. Tale comunicazione dovrà essere effettuata mediante deposito telematico sotto forma di “istanza generica”, previa creazione di un nuovo fascicolo all’interno del redattore, riportando i dati del procedimento monitorio. In particolare il notificante depositerà telematicamente nel fascicolo del procedimento monitorio, come atto principale, la comunicazione di avvenuta impugnazione, dove dovranno essere indicati i dati identificativi del provvedimento impugnato e delle parti, nonché l’elencazione della documentazione che allegherà e che varierà a seconda che la notifica sia avvenuta a mezzo:

– posta: copia dell’atto notificato con la relazione di avvenuta notifica, con attestazione di conformità, nonché la procura alle liti;

– PEC: duplicato dell’atto di citazione notificato e delle ricevute di accettazione e avvenuta consegna, nonché la procura alle liti.

Quanto sopra costituisce onere aggiuntivo (generalmente adempiuto dall’ufficiale giudiziario) per gli avvocati che effettuano le notifiche in proprio.

Licenza Creative Commons


[27] Art. 3 bis, comma 1 L. 53/94.

[28] Convertito, con modificazioni, dalla L. n. 2 del 28 gennaio 2009.

[29] La ricerca seguirà questo percorso: – scheda “servizi” – login tramite smart card – ”accedi” a Registro Generale degli Indirizzi Elettronici, oppure, se disponile, presso – l’area privata del Punto di Accesso del proprio Ordine di appartenenza – ”accedi” a Registro Generale degli Indirizzi Elettronici.

[30] Per notificare in proprio gli atti stragiudiziali occorre essere dotati di procura (generale o speciale) rilasciata ai sensi del 2° comma dell’art. 83 c.p.c., quindi per atto pubblico o scrittura privata autenticata. Il terzo comma infatti, che attribuisce all’avvocato la possibilità di certificare la firma del mandante, riguarda solo la procura (speciale) rilasciata in calce o a margine di un atto giudiziale o del precetto. 58 Art. 16-ter DL 179/2012 – Pubblici elenchi per notificazioni e comunicazioni (Articolo inserito dall’art. 1, comma 19, n. 2), L. 24 dicembre 2012, n. 228, a decorrere dal 1° gennaio 2013) 1. A decorrere dal 15 dicembre 2013, ai fini della notificazione e comunicazione degli atti in materia civile, penale, amministrativa e stragiudiziale si intendono per pubblici elenchi quelli previsti dagli articoli 4 (Anagrafe nazionale della popolazione residente ANPR) e 16, comma 12, del presente decreto (Registro caselle PEC delle PP.AA. tenuto dal Ministero della Giustizia e reperibili previa autenticazione dal Portale dei Servizi Telematici); dall’articolo 16, comma 6, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009 (elenco caselle tenuto dal Registro delle Imprese); , n. 2, dall’articolo 6-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (portale INI-PEC), nonché il registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal Ministero della giustizia. Ai fini della notifica in proprio non si possono quindi estrarre gli indirizzi PEC delle Pubbliche Amministrazioni dal sito indicepa.gov.it, in quanto lo steso non rientra in tale elenco. 1-bis. Le disposizioni del comma 1 si applicano anche alla giustizia amministrativa.

[31] Per la definizione vedasi l’art. 22 D. Lgs. n. 82 del 7 marzo 2005 Codice Amministrazione Digitale.

[32] Art. 12 – Formato dell’atto del processo in forma di documento informatico (art. 11 DM 44/2011)
L’atto del processo in forma di documento informatico rispetta i seguenti requisiti:
a) è in formato PDF;
b) è privo di elementi attivi;
c) è ottenuto da una trasformazione di un documento testuale, senza restrizioni per le operazioni di selezione e copia di parti; non è pertanto ammessa la scansione di immagini; … 61 Per la definizione vedasi l’art. 22 D. Lgs. n. 82 del 7 marzo 2005 Codice Amministrazione Digitale. 62 Per la definizione vedasi l’art. 23 bis, comma 2 D. Lgs. n. 82 del 7 marzo 2005 Codice Amministrazione Digitale.
[33] Art. 16 bis comma 9 bis D.L. 18 ottobre 2012, n. 179. “Le copie informatiche, anche per immagine, di atti processuali di parte e degli ausiliari del giudice nonché dei provvedimenti di quest’ultimo, presenti nei fascicoli informatici o trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche dei procedimenti indicati nel presente articolo, equivalgono all’originale anche se prive della firma digitale del cancelliere di attestazione di conformità all’originale. Il difensore, il dipendente di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio personalmente, il consulente tecnico, il professionista delegato, il curatore ed il commissario giudiziale possono estrarre con modalità telematiche duplicati, copie analogiche o informatiche degli atti e dei provvedimenti di cui al periodo precedente ed attestare la conformità delle copie estratte ai corrispondenti atti contenuti nel fascicolo informatico. Le copie analogiche ed informatiche, anche per immagine, estratte dal fascicolo informatico e munite dell’attestazione di conformità a norma del presente comma, equivalgono all’originale. Il duplicato informatico di un documento informatico deve essere prodotto mediante processi e strumenti che assicurino che il documento informatico ottenuto sullo stesso sistema di memorizzazione o su un sistema diverso contenga la stessa sequenza di bit del documento informatico di origine. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano agli atti processuali che contengono provvedimenti giudiziali che autorizzano il prelievo di somme di denaro vincolate all’ordine del giudice”. La modifica apportata dall’art. 52 del Decreto Legge n. 90 24 giugno 2014, all’art. 16 bis D.L. 179/12 ha riconosciuto all’avvocato il potere di attestare la conformità di copie informatiche di atti e provvedimenti estratti dal fascicolo informatico. In seguito l’ulteriore integrazione apportata alla citata norma dall’art. 19, comma 1 lett. a), n. 2), D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 132 del 6 agosto 2015, ha esteso il potere di attestazione anche relativamente agli allegati alle comunicazione telematiche (PEC) ricevute dalla cancelleria.

[34] Per la definizione vedasi l’art. 23 bis, comma 1 D. Lgs. n. 82 del 7 marzo 2005 Codice Amministrazione Digitale.

[35] È possibile estrarre dal fascicolo telematico anche duplicati di copie informatiche di atti o provvedimenti cartacei: è il caso, a esempio, del provvedimento giudiziale scritto a penna, scansionato dal cancelliere e acquisito al fascicolo telematico. Per l’art. 16 bis, comma 9 bis, del D.L. 179/2012, la copia informatica (per immagine) così ottenuta e acquisita al fascicolo informatico, equivale all’originale cartaceo anche se priva della firma del cancelliere di attestazione di conformità all’originale. In mancanza di firma digitale, l’identità del duplicato estratto dal difensore alla copia informatica presente nel fascicolo telematico, potrà essere accertata esclusivamente mediante il calcolo dell’impronta del duplicato, secondo l’algoritmo MD5, e il confronto con l’impronta della copia informatica fornita dal Portale dei Servizi Telematici.

[36] L’elenco dei software resi disponibili gratuitamente è riportato nella pagina dell’Agenzia per l’Italia Digitale, curata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri: http://www.agid.gov.it/identita-digitali/firme-elettroniche/software-verifica. È da segnalare anche la possibilità di estrarre il file e verificare il certificato di firma digitale dalla seguente pagina web del portale del Consiglio Nazionale del Notariato: http://vol.ca.notariato.it/.

[37] Art. 83, II comma, seconda parte c.pc. “La procura alle liti può essere generale o speciale, e deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata”.

[38] Art. 83, III comma, prima parte c.pc. “La procura speciale può essere anche apposta in calce o a margine della citazione, del ricorso, del controricorso, della comparsa di risposta o d’intervento, del precetto o della domanda d’intervento nell’esecuzione, ovvero della memoria di nomina del nuovo difensore, in aggiunta o in sostituzione del difensore originariamente designato. In tali casi l’autografia della sottoscrizione della parte deve essere certificata dal difensore”.

[39] Art. 26 e seguenti D. Lgs. 82/2005.

[40] Art. 25. Firma autenticata D. Lgs. 82/2005 “…Si ha per riconosciuta, ai sensi dell’articolo 2703 del codice civile, la firma elettronica o qualsiasi altro tipo di firma avanzata autenticata dal notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato…”

[41] Art. 83, III comma, seconda parte c.pc. “…La procura si considera apposta in calce anche se rilasciata su foglio separato che sia però congiunto materialmente all’atto cui si riferisce, o su documento informatico separato sottoscritto con firma digitale e congiunto all’atto cui si riferisce mediante strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero della giustizia”.

[42] Art. 18, comma 5 DM 44/2011.

[43] Art. 83, III comma, ultima parte c.p.c. “…Se la procura alle liti è stata conferita su supporto cartaceo, il difensore che si costituisce attraverso strumenti telematici ne trasmette la copia informatica autenticata con firma digitale, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e trasmessi in via telematica”.

[44] Art. 16undecies Modalità dell’attestazione di conformità D.L. 179/2012, comma 1: “Quando l’attestazione di conformità prevista dalle disposizioni della presente sezione, dal codice di procedura civile e dalla legge 21 gennaio 1994, n. 53, si riferisce ad una copia analogica, l’attestazione stessa è apposta in calce o a margine della copia o su foglio separato, che sia però congiunto materialmente alla medesima.

[45] Art. 16undecies Modalità dell’attestazione di conformità D.L. 179/2012, comma 1: “Quando l’attestazione di conformità prevista dalle disposizioni della presente sezione, dal codice di procedura civile e dalla legge 21 gennaio 1994, n. 53, si riferisce ad una copia analogica, l’attestazione stessa è apposta in calce o a margine della copia o su foglio separato, che sia però congiunto materialmente alla medesima.

[46] Art. 6, comma 5 DPR 11/02/2005 n. 68.

[47] DPCM 2 novembre 2005 Articolo 13 (Avvisi di mancata consegna): “1. Qualora il gestore del mittente non abbia ricevuto dal gestore del destinatario, nelle dodici ore successive all’inoltro del messaggio, la ricevuta di presa in carico o di avvenuta consegna del messaggio inviato, comunica al mittente che il gestore del destinatario potrebbe non essere in grado di realizzare la consegna del messaggio. 2. Qualora, entro ulteriori dodici ore, il gestore del mittente non abbia ricevuto la ricevuta di avvenuta consegna del messaggio inviato, inoltra al mittente un ulteriore avviso relativo alla mancata consegna del messaggio entro le 24 ore successive all’invio, così come previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 68 del 2005”.
[48] Corte di Cassazione a Sezioni Unite sentenza n. 7665 del 23 febbraio / 18 aprile 2016.

[49] Corte di Cassazione, sezione lavoro, n. 8886 del 4/ maggio 2016.

[50] Art. 16undecies, comma 1 D.L. 179/2012 “Quando l’attestazione di conformità prevista dalle disposizioni della presente sezione, dal codice di procedura civile e dalla legge 21 gennaio 1994, n. 53, si riferisce ad una copia analogica, l’attestazione stessa è apposta in calce o a margine della copia o su foglio separato, che sia però congiunto materialmente alla medesima”.

[51] Art. 16undecies, comma 3 bis D.L. 179/2012 “I soggetti di cui all’articolo 16decies, comma 1, che compiono le attestazioni di conformità previste dalle disposizioni della presente sezione, dal codice di procedura civile e dalla legge 21 gennaio 1994, n. 53, sono considerati pubblici ufficiali ad ogni effetto.”.

 


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