Usucapione: no proprietà all’amministrazione con occupazione illecita
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22 Giu 2016
 
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Usucapione: no proprietà all’amministrazione con occupazione illecita

L’occupazione materiale di un terreno privato da parte dell’ente pubblico deve avvenire mediante legittima procedura: escluso l’usucapione.

 

La pubblica amministrazione non può rivendicare l’usucapione su un terreno privato se il suo possesso è stato acquisito in modo illecito, ossia senza il decreto di esproprio conseguente alla dichiarazione di pubblica utilità. Lo ha ricordato la Corte di Appello di Palermo, con una recente sentenza [1], che segue l’orientamento ormai costante della giurisprudenza, anche alla luce delle recenti pronunce della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

 

Tutte le volte in cui l’ente pubblico vuol acquisire un terreno altrui lo deve fare, anche nel rispetto dei principi dell’imparzialità e del buon andamento dell’azione amministrativa, con una apposita procedura la quale termina con il decreto di esproprio. Se manca il rispetto di tali forme, l’eventuale occupazione dell’immobile privato si deve considerare avvenuta in modo illegittimo, il che è incompatibile con i presupposti richiesti dal codice civile affinché scatti l’usucapione.

 

 

Cos’è e come funziona l’usucapione

Come noto, l’usucapione è una forma di acquisto della proprietà che non richiede contratti o altri atti, ma si basa esclusivamente sul possesso di fatto di un immobile altrui: possesso che, oltre ad essere stato esercitato per almeno 20 anni in modo pacifico e indisturbato, deve essere stato acquisito senza alcuna violazione delle vigenti norme del vivere civile (ossia, non in modo violento o clandestino). In presenza di questi presupposti e di un atteggiamento, da parte del nuovo possessore, simile a quello che avrebbe tenuto l’effettivo proprietario (l’aver cioè esercitato i poteri tipici del titolare del bene come, ad esempio, l’aver intrapreso opere di stravolgimento dell’iniziale destinazione o struttura del bene), la proprietà passa automaticamente di mano, senza bisogno di notai o di giudici. L’eventuale sentenza, infatti, accerterà solo un fatto che si è già verificato e consolidato, tant’è che essa avrà effetti retroattivi.

 

Sintetizzando (e volendo semplificare), i presupposti perché si verifichi l’usucapione sono:

  • acquisizione del possesso in modo lecito, quindi non violento o clandestino
  • possesso mantenuto “stabile”, ossia senza interruzioni, per almeno 20 anni
  • esercizio di poteri tipici del proprietario del bene (per esempio, il cambio di chiavi di un appartamento, recinzione di un terreno, ecc.).

 

 

L’occupazione di un terreno da parte della pubblica amministrazione

Alla luce di quanto sinora detto, si comprende bene come l’occupazione materiale di un terreno, da parte della pubblica amministrazione, non possa essere compatibile con l’usucapione poiché l’acquisizione dell’immobile è avvenuta in modo illecito.

 

Si comprendono allora le parole contenute nella sentenza in commento: “l’occupazione senza un titolo di un fondo privato da parte di una Pubblica amministrazione costituisce un illecito permanente che non consente il maturare dei presupposti per l’acquisto del diritto di proprietà o di servitù per mezzo dell’usucapione”.

 

L’usucapione non è possibile, quindi, in assenza di un valido decreto di esproprio e dichiarazione di pubblica utilità. Diversamente si rischierebbe di reintrodurre nell’ordinamento forme di espropriazione indiretta o velata. In sostanza, l’apprensione materiale del bene privato da parte dell’ente pubblico deve avvenire all’interno di una legittima procedura, altrimenti questa non può essere considerata idonea ad integrare il requisito utile del possesso ai fini dell’usucapione.

 


La sentenza

Corte d’Appello di Palermo – Sezione I civile – Sentenza 29 febbraio 2016 n. 401

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

La Corte di Appello di Palermo – Sezione Prima Civile – costituita dai signori:

1) Dott. Guido Librino Presidente

2) Dott. Gioacchino Mitra Consigliere

3) Dott. Tania Hmeljak Consigliere rel.

riunita in camera di consiglio ha emesso la seguente

 

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 1656/2013 del R.G. di questa Corte di Appello, promossa in questo grado

da

Comune di Canicattì (…), in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Lo.Va. ed elettivamente domiciliato ai fini del giudizio presso la Cancelleria della Corte di Appello di Palermo

appellante

contro

Co.An., nato (…) e Lo.Ro., nata (…), rappresentati e difesi dall’avvocato Vi.Av., elettivamente domiciliati ai fini del giudizio a Palermo, via (…), nello studio legale Al., Ca. e altri St. Società di Avvocati del Foro di Palermo

appellati – appellanti incidentali

FATTO E MOTIVI DELLA DECISIONE

  • Con sentenza n. 94/13 del 6.06.2013 il Tribunale di
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    [1] C. App. Palermo sent. n. 401/16 del 29.02.2016.

     

    Note immagine: 123rf.com

     


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