Inps, chi è in buona fede non deve restituire la pensione
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22 Giu 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Inps, chi è in buona fede non deve restituire la pensione

Pensioni e altre prestazioni indebite erogate dall’Inps non devono essere restituite da chi le ha percepite in buona fede, convinto di averne diritto.

 

L’Inps dopo 5 anni ha ricalcolato la mia pensione supplementare e mi chiede indietro 10.000 euro, in quanto erano stati versati dei contributi oltre i massimali: devo restituire i soldi?

 

Per quanto concerne le somme non spettanti che devono essere restituite all’Inps, una nota legge del 1991 [1], applicabile a tutti gli indebiti successivi al 31 dicembre 2000, ne prevede la sanatoria, se sono state erogate dall’Istituto in base a un provvedimento formale e definitivo. Il provvedimento, perché gli importi non siano domandati indietro, deve risultare viziato da un errore di qualsiasi natura imputabile all’Inps: gli indebiti vanno invece restituiti se sono stati ottenuti col dolo dell’interessato.

La norma stabilisce, poi, che le somme debbano essere restituite se il pensionato è a conoscenza di fatti che incidono sul diritto o sulla misura della pensione e non li segnali, a meno che l’Inps non fosse già informato.

 

 

Sanatoria Inps: quando non si deve restituire la pensione

Se l’Inps fa un errore nel liquidare una pensione o una diversa prestazione, o nella sua ricostituzione, i pagamenti indebiti rientrano nella sanatoria (quindi non devono essere restituiti) se:

 

– le somme sono state erogate sulla base di un provvedimento formale e definitivo;

 

– il provvedimento è già stato comunicato all’interessato;

 

– il provvedimento risulta viziato da un errore imputabile all’Istituto: lo sbaglio può anche consistere in una mancata o erronea valutazione, ai fini del diritto o della misura della prestazione, di redditi già conosciuti dall’Istituto [2].

 

Se l’interessato non comunica all’Istituto, o comunica solo in parte, eventuali fatti, sconosciuti all’Inps, che possono modificare il diritto o la misura della prestazione, l’errore non può essere imputato all’Istituto: di conseguenza, l’Ente può chiedere indietro tutte le somme non dovute.

Se, nonostante l’interessato abbia comunicato la sussistenza di fatti che incidono sul diritto o sulla misura della prestazione, l’Inps continui a erogare per intero le somme, gli indebiti non possono più essere recuperati.

Bisogna dunque valutare, per capire se gli importi vadano restituiti o meno, se l’errore sia imputabile all’Inps, o sia dovuto all’interessato.

 

 

Provvedimento provvisorio e restituzione della pensione

Se il provvedimento di liquidazione o ricostituzione non è definitivo, non è comunque detto che l’interessato sia tenuto a restituire eventuali indebiti.

In base a una recente sentenza della Cassazione [3], difatti, nessun indebito può essere richiesto se esiste il legittimo affidamento dell’interessato: in pratica, anche se il provvedimento non è definitivo, le somme non devono essere restituite se il beneficiario, in buona fede, ha una plausibile convinzione di aver diritto alle somme ottenute. La convinzione può essere, ad esempio, ingenerata dal protrarsi per un lungo periodo del pagamento (nel caso del lettore, 5 anni).

Tuttavia, se l’errore è facilmente riconoscibile per l’interessato, l’affidamento è escluso, nonostante gli importi risultino percepiti per un ampio lasso di tempo.

L’errore può essere reputato non facilmente conoscibile, ad esempio, quando vi sono scostamenti non troppo alti tra quanto erogato e la prestazione realmente spettante, oppure quando la riliquidazione è dovuta all’applicazione di criteri di calcolo particolari: in questi casi, la buona fede non può essere esclusa e l’indebito non è ripetibile.

 

Riassumendo, in parole povere, quanto esposto, le somme non spettanti non devono essere restituite all’Inps:

 

– se il provvedimento di liquidazione o ricostituzione è definitivo e l’errore è imputabile all’Istituto;

– se il provvedimento non è definitivo, l’errore è imputabile all’Istituto e l’interessato percepisce le somme in buona fede.

 

In questi casi, dunque, ci sono i presupposti per presentare ricorso contro la richiesta di restituzione da parte dell’Inps.

 

 

Come vengono restituiti gli indebiti all’Inps

Se, invece, l’interessato è tenuto a restituire gli importi, o decide di sottostare alla pretesa dell’Istituto, le somme devono essere corrisposte mediante una delle seguenti modalità:

 

compensazione con eventuali crediti nei confronti dell’Inps: sono esclusi dalla compensazione gli assegni al nucleo familiare (Anf), la pensione o l’assegno sociale ed i trattamenti di invalidità civile, a meno che il debito e il credito del pensionato si riferiscano a prestazioni erogate allo stesso titolo e per lo stesso periodo;

 

trattenute sulla pensione: in questo caso, il recupero può essere effettuato entro 1/5 della somma delle pensioni in pagamento, fermo restando il trattamento minimo e senza interessi (a meno che l’indebito sia causato da dolo dell’interessato); nessun recupero può essere effettuato sugli Anf, sulle pensioni e sugli assegni sociali, e sui trattamenti di invalidità civile, se non per indebiti relativi allo stesso tipo di prestazione;

 

pagamento con rimesse in denaro: a seconda della situazione del debitore e dell’importo dovuto, l’Inps può stabilire un piano di recupero della durata massima di 24 mesi, salvo situazioni eccezionali.

 


[1] Art.13, L. 412/91.

[2] Inps, Circ. n. 31/2006.

[3] Cass. Sent. n. 8564/2016.

 


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