Conoscenza su Facebook: troppi messaggini non sono stalking
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22 Giu 2016
 
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Conoscenza su Facebook: troppi messaggini non sono stalking

Il pressing sulla messaggistica di Facebook e su Whatsapp non fa scattare lo stalking se non è accompagnato da una vera e propria minaccia per l’integrità della vittima.

 

Non basta il pressing su Messenger o su WhatsApp, da parte del contatto conosciuto su Facebook, per far scattare lo stalking e, quindi, l’ammonimento del Questore. È necessario qualcosa in più del martellante invio di messaggini da parte dell’ammiratore: se non ci sono, infatti, concrete molestie – tali da far temere la vittima per la propria incolumità o farle cambiare lo stile di vita – le autorità non possono procedere. È quanto chiarito dal Tar Lombardia in una recente sentenza [1].

 

 

L’ammonimento del Questore

Per tutelarsi dalle invadenze dello stalkerla vittima, oltre alla carta della denuncia penale, ha uno strumento “intermedio”, che non dà luogo a un procedimento penale (ed è quindi più blando), ma che le consente, comunque, di ottenere una prima forma di difesa: si tratta della richiesta di intervento al Questore il quale “ammonisca”il colpevole affinché tenga un comportamento conforme alla legge.

Tale ammonimento però – si legge nella pronuncia in commento -può essere emesso solo di fronte a vere molestie a carico della persona che denuncia.Prima quindi di procedere, il Questore deve compiere un’adeguata istruttoria per verificare se i fatti lamentati dalla vittima sono veritieri e sufficientemente gravi. Per trasparenza, l’autorità di Polizia dovrà poi motivare in modo puntuale e preciso la propria decisione.

 

 

I messaggini su WhatsApp dell’incontro casuale

L’ammiratore o l’ammiratrice segreta che rimanga solo allo stato “virtuale”, perché conosciuto sul social network, e che si ostina, nonostante il rifiuto dell’altro, a inviare messaggini non può costituire una seria minaccia. Inutile quindi rivolgersi alla polizia per farlo smettere. Più facile è bloccare il contatto su Facebook e su WhatsApp in modo che il suo pressing trovi un ostacolo tecnico piuttosto che giudiziario.

 

 

 


[1] Tar Lombardia, sez. Brescia, sent. n. 147/2016 del 22.06.16.

 


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