Alcoltest inattendibile con freddo e umidità: sentenza di assoluzione
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23 Giu 2016
 
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Redazione
 


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Alcoltest inattendibile con freddo e umidità: sentenza di assoluzione

I fattori climatici possono falsare i valori dell’accertamento con l’etilometro incrementando i risultati: lo ammette anche il libretto di istruzioni.

 

Assoluzione piena per chi è stato multato per guida in stato di ebbrezza se la prova dell’alcoltest è stata effettuata durante l’inverno o le stagioni piovose: i risultati forniti dall’etilometro, infatti, possono essere falsati da fattori climatici come piogge e neve, umidità e freddo. A dirlo non è solo il libretto di istruzioni dell’apparecchio omologato dal ministero, ma ora anche una sentenza del Tribunale di Milano [1]. Una sentenza che finisce per suggerire un nuovo motivo di ricorso contro i procedimenti penali causati dal famigerato soffio nel “palloncino”.

 

Le numerose sentenze, pubblicate sino ad oggi, in materia di guida sotto gli effetti dell’alcol hanno chiarito che al conducente ubriaco non basta contestare il mancato funzionamento dell’etilometro: egli deve provare le ragioni del “guasto”. Una prova tutt’altro che facile, specie perché spesso, ai privati, sfuggono i meccanismi tecnici e medico-scientifici in base ai quali gli strumenti forniscono i risultati alla polizia. Così, ad esempio, è stato detto che, anche quando la seconda misurazione del tasso alcolemico fornisca un risultato superiore a quello precedente, la prova deve ritenersi comunque valida.

 

Oggi, però, la sentenza del tribunale di Milano rischia di gettare una “presunzione” di non adeguatezza di tutte queste strumentazioni quando utilizzate in presenza di condizioni climatiche non ottimali. Con conseguente nullità delle multe e/o delle sanzioni penali. Secondo infatti i giudici milanesi, freddo e umidità rendono inattendibile l’esito dell’alcoltest e la guida in stato d’ebbrezza non può ritenersi provata.

 

 

La rivelazione del consulente

Nel giudizio in commento, era stato lo stesso consulente-tossicologo a ricordare come già il libretto di istruzioni dell’etilometro sottolinei l’inattendibilità della misurazione svolta al di fuori di particolari range climatici. In particolare era successo che un automobilista era stato fermato dalla pattuglia che lo aveva sottoposto alla prova dell’alcol. Alla prima misurazione l’etilometro aveva riferito un tasso alcolemico di 1,15 g/l e alla seconda di 1,17 g/l, sufficienti entrambi a far scattare il procedimento penale.

Nel corso del processo penale, la difesa aveva chiesto l’escussione, come teste, del consulente tossicologo il quale è riuscito a convincere i giudici del fatto che l’accertamento non è sicuro se condotto nel pungente inverno lombardo: a meno tre gradi centigradi e con un tasso di umidità parti al 98%. Del resto, è la stessa casa produttrice dell’etilometro Drager ad ammettere che l’etilometro è affidabile solo se utilizzato con temperature fra 0 e 40 gradi e in condizioni di umidità fra il 30% e il 90%. Al di fuori di questi range i risultati forniti dalla strumentazione risultano essere superiori rispetto all’effettiva condizione del conducente.

 

In verità esistono altri fattori individuali che possono alterare il funzionamento dell’alcoltest. Tra questi l’eventuale stato di febbre; l’alito vinoso può dipendere anche da un rigurgito o da un’assunzione recente di alcol, per quanto modesta. Invece più cauta è stata la giurisprudenza in merito all’uso di farmaci, spray e colluttori contenenti alcol: anche con questi l’automobilista deve fare molta attenzione, ricadendo su di lui gli eventuali esiti positivi del test. Del resto sono già i bugiardini dei medicinali ad avvisare il paziente quando è il caso di non mettersi alla guida.


[1] Trib. Milano, sent. n. 8463/15.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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