Bonifici e versamenti sul conto, accertamento nullo al professionista
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23 Giu 2016
 
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Bonifici e versamenti sul conto, accertamento nullo al professionista

Evasione fiscale: accertamento fiscale illegittimo se basato solo su movimentazioni bancarie sospette: la presunzione di nero opera per gli imprenditori e non per gli autonomi.

 

L’Agenzia delle Entrate non può notificare, al professionista, un accertamento fiscale se basa i propri sospetti solo sulle movimentazioni bancarie sospette, ossia su prelievi e versamenti dal conto corrente, privi di alcun appoggio documentale. La norma di legge che collega, a tutte le movimentazioni bancarie non giustificate, una presunzione di “nero” si riferisce solo agli imprenditori e non agli autonomi. È quanto chiarisce la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

 

La presunzione di nero

Per contrastare l’evasione fiscale, la legge [2] ha imposto, per pagamenti tra soggetti diversi, di importo superiore a 3.000 euro, l’obbligo di utilizzare strumenti tracciabili come la carta di credito, il bancomat, l’assegno non trasferibile, il bonifico bancario. Anche però al di sotto di tale soglia (entro la quale è consentito l’uso del contante), tutti i bonifici, i prelievi e i versamenti da e sul proprio conto corrente devono essere giustificabili al fisco in caso di futuro accertamento. Una prova non sempre facile se non si conserva, in modo ordinato, la relativa documentazione fiscale e le cosiddette “pezze di appoggio”.

La ragione di tale norma è piuttosto semplice: se il contribuente preleva delle rilevanti somme di denaro dal proprio conto, si presume che esse possano essere destinate a investimenti i quali, a loro volta, produrranno ulteriore reddito; ebbene, se di tale reddito non vi è traccia nell’annuale dichiarazione e quindi il contribuente non è in grado di dichiarare che fine abbiano fatto i soldi prelevati, è probabile che si sia verificato un fenomeno di evasione.

Stesso discorso, e ancora più semplice, vale per i versamenti di cui non si è in grado di ricostruire la provenienza del denaro.

 

 

Autonomi: niente presunzione di nero per versamenti e prelievi

Questa norma, nata inizialmente per gli imprenditori, è stata successivamente estesa anche agli autonomi. Senonché questi ultimi, a differenza delle imprese, non dispongono di una contabilità autonoma e separata da quella personale, contabilità che peraltro può essere più “sintetica” (semplificata); proprio per questo, è intervenuta, nel 2014, una sentenza della Corte Costituzionale a sancire l’illegittimità di detta estensione. La Corte costituzionale ha precisato che è arbitrario sostenere che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati a un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito.

 

In forza di ciò professionisti e autonomi non sono più tenuti a dover giustificare al fisco i propri movimenti sul conto corrente. Resta però il fatto che, se dovessero risultare sospetti, prelievi e versamenti sul conto possono comunque essere usati dall’Agenzia delle Entrate come “campanellino d’allarme”, dovendo essere comunque accompagnati da ulteriori elementi di prova contrari al contribuente.

 

La sentenza traccia una linea netta di confine tra gli accertamenti fiscali nei confronti del lavoratore autonomo e dell’imprenditore: se per il secondo sono sufficienti gli estratti conto dai quali risultano versamenti e prelievi di denaro non accompagnati da pezze giustificative, per il professionista invece l’Agenzia delle Entrate non può basarsi solo su tali dati, ma deve raccogliere ulteriori elementi di prova. In altri termini, l’amministrazione finanziaria sarà costretta a cercare nuovi ed ulteriori elementi a supporto dell’avviso di accertamento.


La sentenza

LA MASSIMA

La presunzione di cui all’ Art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973, secondo cui sia i prelevamenti sia i versamenti operati sui conti correnti bancari, non annotati contabilmente, vanno imputati ai ricavi conseguiti, nella propria attività, dal contribuente che non ne dimostri l’inclusione nella base imponibile oppure l’estraneità alla produzione del reddito, si riferisce ai soli imprenditori e non anche ai lavoratori autonomi o professionisti intellettuali, essendo venuta meno, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, la modifica della citata disposizione, apportata dall’art. 1, comma 402, della legge n. 311 del 2004, sicché non è più sostenibile l’equiparazione, ai fini della presunzione, tra attività d’impresa e professionale per gli anni anteriori.

 

 

 

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 1 – 21 giugno 2016, n. 12779
Presidente Piccininni – Relatore Genovese

Svolgimento del processo

1. La Commissione tributaria regionale di Milano, in parziale accoglimento dell’appello proposto dal contribuente D.L. contro la sentenza della CTP di quella stessa città, ha ridotto i maggiori redditi di lavoro autonomo recuperati a

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 12779/2016 e n. 12781/2016.

[2] Art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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