Mensa scolastica: legittimo portarsi il cibo da casa
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23 Giu 2016
 
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Mensa scolastica: legittimo portarsi il cibo da casa

Gli alunni di elementari e medie possono portasi il pasto da casa preparato dai genitori e mangiarlo durante l’ora di refezione.

 

Da oggi gli alunni di elementari e medie potranno, nell’orario in cui i loro compagni mangiano a mensa, consumare il pranzo cucinato a casa da mamma e papà, senza così dover sostenere i costi – spesso onerosi – delle mense pubbliche.

Principio senza precedenti quello affermato, due giorni fa, dalla Corte di Appello di Torino [1] con una sentenza che rivoluziona il mondo delle mense scolastiche: i genitori che mandano i figli alle scuole dell’obbligo devono avere il diritto di scegliere fra la mensa dell’istituto e il pasto fatto a casa e consumato, a scuola stessa, nella pausa per la refezione. Le scuole, di conseguenza, sono obbligate a predisporre e organizzare la compresenza del servizio di mensa comunale con gli alunni che si nutrono con il cibo cucinato a casa dai genitori.

 

La mensa scolastica non è obbligatoria

Tutto nasce da una causa intentata da 150 genitori contro il ministero dell’Istruzione. Oggetto del contendere il fatto che, a detta delle famiglie, la mensa scolastica non deve essere necessariamente obbligatoria. I genitori, in pratica, devono essere liberi di lasciare i figli a scuola nell’orario del pranzo, ma senza dover necessariamente accedere al servizio pasti pubblico, spesso dispendioso, ma ben potendo lasciare al bambino un panino fatto in caso o altro cibo precotto.

 

La Corte d’appello ha accolto il ricorso: il diritto all’istruzione primaria non corrisponde più al diritto a ricevere mere cognizioni ma si risolve nella più ampia partecipazione al più complessivo progetto educativo. Pertanto, anche il “tempo mensa” rientra nell’esercizio di un diritto soggettivo perfetto che compete alle famiglie e a cui non devono essere costrette a rinunciare solo perché il figlio si porta i pasti da casa. Restare a scuola in quel segmento orario è un diritto, ma non è un obbligo usufruire della refezione scolastica.

 

 

La sentenza vale in tutta Italia?

Come noto, le sentenze valgono solo tra le parti in causa e non hanno la stessa efficacia, per tutti i cittadini italiani, come l’hanno invece le leggi. Dunque la sentenza della Corte di Appello di Torino avrà effetto solo per quelle famiglie che hanno proposto e vinto il ricorso. È chiaro, però, che trattandosi dell’unico precedente in materia, esso è destinato ad assumere un valore guida nel futuro contenzioso. E potrà essere segnalato dalle stesse scuole, nei successivi mesi, per chiedere maggiori chiarimenti al Ministero. Ministero che, a sua volta, potrà adeguarsi al comando del giudice, emanando una circolare che – quella sì – avrà valore su tutto il territorio nazionale. Il tutto, ovviamente, sempre che non si decida di andare in Cassazione. E in quel caso, ovviamente, tutto potrebbe ritornare in discussione. Si vedrà nei prossimi mesi. Per il momento, le famiglie possono anche iniziare ad armarsi.


[1] C. App. Torino, sent. del 21.06.2016.

 


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