Scuola: bonus per i docenti più meritevoli
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24 Giu 2016
 
L'autore
Temistocle Marasco
 


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Scuola: bonus per i docenti più meritevoli

200 milioni di euro annui per gli insegnanti più bravi: ma l’Italia è pronta a premiare il merito?

 

La riforma della “Buona Scuola[1] ha posto al centro dell’attenzione la qualità dell’insegnamento e la valorizzazione della professionalità dei docenti. Proprio per questo, a partire dal 2016, il Ministero dell’Istruzione ha stanziato 200 milioni di euro annui per premiare il merito [2], ossia per attribuire un riconoscimento in denaro ai professori che si sono distinti per la bontà del loro lavoro.

 

Tale riconoscimento rappresenta quindi una forma di retribuzione accessoria e i criteri in base ai quali viene assegnato sono [3]:

 

  •  la qualità della didattica e il successo formativo e scolastico degli studenti;
  • la partecipazione al miglioramento dei metodi di insegnamento, e quindi alla ricerca e sperimentazione di nuove metodologie didattiche, nonché alla loro diffusione;
  • le responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.

 

La scelta dei docenti che beneficeranno di questo bonus è affidata alla valutazione adeguatamente motivata del dirigente scolastico, sulla scorta dei parametri indicati dal Comitato di valutazione dell’istituto. Tale metodologia vive oggi la sua fase embrionale. Il Miur ha fissato un periodo di prova di 3 anni, nel corso del quale sarà possibile correggere il tiro ed arrivare a una versione definitiva che sia quanto più giusta e imparziale possibile.

 

Sono diverse le incognite da verificare, atteso che la valutazione del merito è sempre complicata. Per tale motivo, ci si chiede se sia più corretto stabilire dei criteri oggettivi, quasi matematici, sui quali impostare il sistema premiale, oppure seguire la strada di una valutazione più soggettiva, basata su elementi e parametri meno tangibili.

Per ora il Miur non è stato in grado di dare chiarimenti precisi sul punto, nonostante l’emanazione di una nota esplicativa [4], rivelatasi poco esauriente. Ciò che, in buona sostanza, si vuole consentire è che il bonus venga ripartito realmente in base al merito e non in base a scelte operate in modo del tutto discrezionale.

 

Altro punto interrogativo riguarda l’effetto del bonus sugli equilibri interni degli istituti: la macchina scolastica funziona bene se tutti i componenti collaborano tra loro, facendo gruppo e operando con spirito di armonia e coesione. Il bonus relativo al merito potrebbe, al contrario, esasperare lo spirito di competizione tra gli insegnanti, aumentando le distanze tra loro e rendendo più difficile il lavoro d’equipe.

 

Sulle problematiche illustrate e sulle possibili soluzioni sono attualmente aperti tavoli d’intesa, rivolti a smussare gli spigoli di una innovazione che nasce per valorizzare la professionalità ma che, se utilizzata nel modo sbagliato, potrebbe essere un’arma di esercizio del potere discrezionale o comunque una fonte di contrasti e divisioni tra i docenti.


[1] L. n. 107/2015.

[2] Art. 1, c. 126, l. 107/2015.

[3] Art. 1, c. 129, l. 107/2015.

[4] Miur, nota n. 1804 del 19.04.2016.

 

 


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