Musica, testo o foto copiata: risarcimento per diritto d’autore leso
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23 Giu 2016
 
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Musica, testo o foto copiata: risarcimento per diritto d’autore leso

Copyright: a quanto ammonta il risarcimento che, chi viola l’altrui diritto d’autore, è tenuto a pagare per aver copiato senza autorizzazione un’opera musicale, il testo di un articolo o una fotografia?

 

Diritti d’autore: come fare a stabilire quale risarcimento bisogna versare al proprietario di un’opera che è stata copiata? Spesso il valore di una fotografia, un testo di un libro o una canzone è soggettivo e, ancora più spesso, l’autore ne sovrastima le qualità rispetto, invece, al pubblico o ai possibili impieghi economici. L’arte, del resto, è espressione dell’ingegno e, come tale, riveste sempre un carattere personale, legato al gusto, all’interesse e al piacere di ogni singolo individuo. Ecco perché determinare il risarcimento del danno dovuto in caso di violazione dell’altrui copyright diventa sempre molto difficile. A fare chiarezza sul punto, però, sono scese di recente due sentenze della Cassazione [1].

 

 

Come si quantifica il danno da violazione del diritto d’autore

Secondo i giudici della Suprema Corte, la stima del danno derivante dalla illecita utilizzazione delle opere coperte da diritto d’autore può essere effettuata dal giudice caso per caso tenendo conto dei seguenti parametri:

  • il beneficio economico derivato all’utilizzatore abusivo; andrà quindi valutato in che misura questi abbia sfruttato a proprio favore occasioni di guadagno di pertinenza del danneggiato, sottraendole al medesimo. Andrà quindi certamente penalizzato lo scopo di lucro rispetto a quello personale; così come l’utilizzo dilettantistico avrà, sul portafogli, un impatto meno gravoso rispetto a quello professionale;
  • il guadagno perso dall’autore dell’opera a seguito dell’utilizzo illecito.

 

In ogni caso, tali parametri potrebbero non fornire un dato numerico preciso e certo. Il giudice allora dovrà effettuare quella che si suole chiamare “valutazione equitativa”, ossia una determinazione basata sulla base di quanto a questi appaia giusto ed equo.

 

 

 

Violare l’esclusiva è un danno in sé

La violazione di un diritto di esclusiva che spetta all’autore, ai sensi della legge 633/1941, articolo 12, analogamente a quella di un diritto assoluto o di un diritto personale, costituisce danno in re ipsa, senza che incomba sul danneggiato altra prova che non quella della sua estensione. Non si può escludere che, in concreto, possa essere fornita la prova dell’insussistenza di danni risarcibili (nei limiti di cui all’articolo 1227 del Codice civile), ma il giudice di merito è tenuto a darne adeguata giustificazione [2].

 

 

 

Il risarcimento può equivalere al profitto

Non è precluso al giudice il potere di commisurare il danno subito dal titolare del diritto di utilizzazione economica di un’opera dell’ingegno, nell’apprezzamento delle circostanze del caso concreto, al profitto che il danneggiante trae dall’attività vietata, assumendolo come utile criterio di riferimento del lucro cessante, nel senso che questi abbia sfruttato, a proprio favore, occasioni di guadagno di pertinenza del danneggiato, sottraendole al medesimo [3].


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 12 aprile – 22 giugno 2016, n. 12954
Presidente Dogliotti – Relatore Lamorgese

Svolgimento del processo

La Cosa Edizioni Musicali (CEM) ha convenuto in giudizio la Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) e alcune società (Kataweb, Kappa Italia, Fiat, Telecom Italia Mobile, Salumificio Fratelli Beretta, Intesatrade e Banca Intesa), per sentire dichiarare illecito lo sfruttamento del brano musicale “da te a me” di B.C. e della relativa registrazione fonografica, con condanna al risarcimento dei danni, patrimoniali e non. La CEM ha esposto di essere editrice e titolare esclusiva dei diritti di utilizzazione economica di tale opera, illecitamente utilizzata, mediante sincronizzazione con un filmato delle partite della squadra nazionale di calcio, in abbinamento ai marchi della FIGC e delle società convenute, sponsor della FIGC, nel periodo tra il 1 gennaio 1999 e il 31 dicembre 2002. Tale utilizzazione era stata legittima sino al 31 dicembre 1998, poiché, nell’anno 1997, la CEM aveva pattuito con la FIGC e la Italia Petroli (IP), all’epoca unico sponsor della prima, la cessione dei diritti di utilizzazione economica del brano musicale, previa realizzazione (da parte di FIGC e IP) di un videoclip, acquistato dalla CEM. L’utilizzazione

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[1] Cass. sent. n. 12954/16 del 22.06.2016 e 4048/2016.

[2] Cass. sent. n.12954 del 22.06.2016

[3] Cass. sent. n. 12954 del 22.06.2016

 

Autore immagine: 123rf com

 


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