Ape, contributi per gli svantaggiati e accesso per tutti
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24 Giu 2016
 
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Noemi Secci
 


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Ape, contributi per gli svantaggiati e accesso per tutti

Anticipo pensionistico accessibile anche ai lavoratori autonomi e pubblici, aiuti dallo Stato e dalle aziende, detrazioni sul reddito e penalizzazioni graduate.

 

È quasi definitivo lo schema di legge sull’Ape, lo strumento che consente di anticipare la pensione di vecchiaia sino a un massimo di 3 anni. Numerose le novità emerse: dalla possibilità di ottenere contributi dallo Stato e dalle aziende, alle penalizzazioni minime e massime, alle detrazioni basate sul reddito. Le agevolazioni sono consistenti, ma è importante ricordare che la struttura della Legge Fornero non sarà cambiata: i requisiti restano sempre gli stessi, ma si è voluto offrire uno scivolo in più sia ai lavoratori che rischiano di trovarsi senza stipendio né pensione, sia a chi, per motivi personali, preferisce anticipare l’uscita.

 

 

Beneficiari

Nessuno, in base a quanto reso noto, sarà escluso dall’Ape: in un primo momento sarebbero dovuti essere fuori dalla platea i lavoratori pubblici ed autonomi, ma è stato recentemente annunciato che anche questi saranno compresi tra i beneficiari.

Particolari agevolazioni saranno previste per i disoccupati di lunga durata e per gli esuberi a seguito di ristrutturazione aziendale, ma l’accesso sarà aperto anche ai lavoratori non a rischio.

Potranno ottenere l’ape coloro ai quali non mancano più di 3 anni al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia, dunque, in un primo momento, ai nati del 1951, 1952 e 1953.

Attualmente e sino al 31 dicembre 2017, i requisiti previsti per la pensione di vecchiaia sono:

 

65 anni e 7 mesi per le dipendenti del settore privato;

66 anni e 1 mese per le autonome;

66 anni e 7 mesi per gli uomini e le dipendenti pubbliche.

Nel 2018 il requisito sarà uguale per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi; nel 2019 il requisito si innalzerà a 66 anni e 11 mesi.

 

 

Prestito

L’anticipo potrà realizzarsi grazie a un prestito erogato da una banca convenzionata: il Tan, tasso annuo nominale, sarà pari al 3%, mentre il trattamento anticipato non potrà superare il 95% della futura pensione.

La restituzione del prestito dovrà avvenire in 20 anni. L’Inps farà da intermediario tra la banca e il lavoratore, certificando innanzitutto i requisiti e l’entità della futura pensione e, probabilmente, occupandosi di erogare direttamente l’assegno, decurtato dalle rate del prestito.

 

 

Penalizzazioni

La penalizzazione sulla pensione, cioè il taglio dell’assegno dovuto alla restituzione delle rate del finanziamento, non sarà fissa ma dipenderà dai seguenti parametri:

 

entità del prestito: questo varierà in base all’ammontare del futuro trattamento di pensione (più è alto, più sarà alto il finanziamento e, di conseguenza, si eleveranno le rate) e al periodo di effettivo anticipo (maggiore è l’anticipo, più alte saranno le rate);

 

detrazione: sarà prevista una detrazione sul reddito, per coloro che non supereranno 5.000 euro lordi l’anno di assegno; la detrazione, graduata, consentirà di ridurre la decurtazione della pensione;

 

contributo statale: oltre alla detrazione, è attualmente allo studio un contributo statale, cioè una parziale copertura del prestito, da parte dello Stato, per i soggetti maggiormente svantaggiati, ossia i disoccupati di lunga durata; si ritiene che il contributo statale si attesterà ad un massimo del 65% del prestito;

 

contributo aziendale: nel caso di esuberi per ristrutturazione aziendale, sarà il datore di lavoro a doversi accollare un contributo per coprire parte del prestito a carico del lavoratore: l’ammontare della copertura dovrebbe essere tra il 25 e il 60% del finanziamento; l’operazione, per il datore di lavoro, avrebbe costi assai minori rispetto alle attuali forme di prepensionamento, in particolare rispetto all’isopensione (che consente di anticipare la pensione di 4 anni, ma con oneri a totale carico dell’azienda).

 

Sono numerosi, dunque, i parametri in grado di variare la percentuale di penalizzazione: i tagli dovrebbero comunque variare da un minimo dell’1% a un massimo dell’8%, con una media del 3-4%.

In base alle proiezioni sviluppate, comunque, per un soggetto disoccupato che anticipa l’uscita di 3 anni, il cui importo della pensione lorda si avvicini a 1200 euro mensili, grazie al contributo statale la penalizzazione risulta minore dell’1,5% annuo.

Sale al 5%,invece, la penalizzazione per un soggetto con pensione lorda pari a 2.100 euro, che anticipa di 3 anni senza alcun contributo.

Ovviamente l’incidenza percentuale stessa è relativa e corrisponde a esborsi differenti: un conto è il 3% di 1000 euro, ovviamente, che darebbe luogo a una perdita di 390 euro annui (30 euro mensili per 13 mensilità) un conto il 3% di 3000, che darebbe luogo a un esborso di 1.170 euro annui.

 

 

Lavori usuranti e lavoratori precoci

Ancora niente di certo è stato reso noto in merito al riordino della disciplina per chi svolge lavori faticosi e pensanti (lavori usuranti o con turni notturni), né in merito ai lavoratori precoci. Non si sa, dunque, se per loro sia prevista una normativa ad hoc o un accesso all’Ape agevolato senza penalizzazioni.

Quel che è certo è che l’attuale disciplina dovrà cambiare:

 

– in primo luogo offrendo delle condizioni di miglior favore a chi ha iniziato precocemente a lavorare, oggi non considerato dalla Legge Fornero (la vecchia disciplina di favore per i lavoratori precoci è stata abrogata oltre 10 anni fa);

– in secondo luogo, riordinando e prevedendo migliori condizioni per coloro che sono soggetti a mansioni faticose e pesanti o che svolgono lavoro notturno; la disciplina non è mutata con la Legge Fornero, ma è disomogenea e prevede una crescita esponenziale dei requisiti, con gli adeguamenti alla speranza di vita, che appare iniqua.


 


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