Mauro Finiguerra
Mauro Finiguerra
24 Giu 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Parlamento Italiano in crisi: democrazia in pericolo o ostaggio delle lobbies?

Decreto semplificazioni: a che punto sono le norme su Rc-auto, farmacie, gas, srl e notai.

 

È notizia recente che il decreto semplificazioni, atteso da oltre 17 mesi, verrà emanato, probabilmente, senza quelle norme che si potevano ritenere come semplificazioni significative, a seguito di una serie di contrasti insorti all’interno della Commissione Industria del Senato, deputata alla approvazione del testo definitivo da portare in aula.

 

I contrasti sorgono a proposito di numerosi tentativi di liberalizzazione delle categorie considerate riservate e di semplificazione delle procedure burocratiche.

 

In particolare si segnalano le norme più controverse:

 

  • Rc-auto, a proposito della obbligatorietà della installazione delle cosiddette “scatole nere “ per monitorare gli incidenti ed evitare truffe alle assicurazioni;
  • Farmacie, a proposito della possibilità delle società di capitali di controllare le attività delle farmacie, con un “tetto” da rispettare nell’ambito territoriale regionale;
  • Gas, a proposito della definizione di procedure semplificate per la valutazione dei bandi di gara;
  • Legge anti-trust, a proposito di un emendamento che farebbe cadere l’obbligo per le imprese pubbliche in regime di monopolio naturale di rendere accessibili le informazioni ai concorrenti, con conseguenze deflagranti;
  • Srl-notai, a proposito della possibilità di costituire le società di capitali senza l’intervento dei notai.

 

L’emendamento sulla legge anti-trust ha fatto infuriare i colossi delle telecomunicazioni, Telecom ed H3G, che vorrebbero, rispettivamente, entrare negli archivi Enel Distribuzione per combattere la guerra della banda larga, ed accedere agli archivi di Poste Italiane, per vendere servizi di telefonia mobile.

 

La norma sulla semplificazione delle Srl non ha attirato tanto un intervento della categoria notarile, quanto una raccomandazione del Procuratore Nazionale Antimafia che riterrebbe l’eliminazione della figura notarile al momento della stipula di un atto costitutivo di società una apertura alle infiltrazioni mafiose nelle procedure di appalto.

 

Ma la considerazione che fa più “male” sotto il profilo dell’etica giuridica è sicuramente l’intervento del Presidente dell’Anti-trust, il quale ha suggerito al Governo di emanare il prossimo provvedimento legislativo annuale sulla semplificazione, con un decreto e non con un disegno di legge, perché quest’ultimo presterebbe il fianco agli interessi delle lobbies con la conseguenza di giungere alla mancata approvazione di norme significative e/o di privare quelle approvande della necessaria forza di cambiamento richiesta dall’intervento legislativo.

 

In uno Stato di diritto dove oggi i due terzi delle leggi emanate seguono la via del decreto (legge o legislativo) di competenza dell’esecutivo su delega del Parlamento, tutti gli osservatori ritengono che la funzione legislativa, pilastro fondamentale della tripartizione dei poteri statuali, sia stata, di fatto, sottratta al Parlamento provocando una deriva democratica pericolosa per la concentrazione dei poteri, legislativo ed esecutivo, nelle mani del governo.

 

Considerato che la Costituzione ritiene il decreto legge di origine esecutiva possibile solo in caso di necessità e di urgenza comprovate e che solo questi elementi oggettivi potrebbero consentire al governo in carica di intervenire al posto del Parlamento e il decreto legislativo utilizzabile solo su specifica, motivata e definita delega da parte dello stesso organo legislativo, in effetti pare proprio che le condizioni essenziali suddette possano essere difficilmente sostenibili quando la maggior parte delle norme emanate segue la via dell’urgenze e/o quella delegata e non quella dell’iter parlamentare previsto dalle norme costituzionali.

 

Ma ora, con l’osservazione del Presidente dell’Anti-trust, bisogna riesaminare la questione totalmente.

 

Infatti se, come dice l’illustre osservatore, il Parlamento è in balìa delle numerose correnti e delle lobbies dei vari gruppi di potere che si affrontano nel nostro Paese, al punto che l’organo parlamentare non potrebbe assicurare una corretta, trasparente ed efficace azione legislativa, allora forse l’intervento del governo non dovrebbe più essere considerato come una illecita intrusione nella funzione legislativa, ma, purtroppo, come una necessità dettata dalla ragion di Stato, con buona pace della democrazia.

 

Insomma la procedura formale di emanazione delle norme giuridiche soccomberebbe non tanto alla volontà prevalente dell’esecutivo, ma al machiavellismo più becero.

 

Alla luce di quanto sopra, oggi come non mai, occorrerebbero gli uomini, statisti e giuristi, che potessero davvero porre mano ad una riforma costituzionale profonda, ma allo stesso tempo illuminata e profetica, ispirata agli stessi principi generali che animarono quella emanata quasi 70 anni fa dai padri costituzionali, allo scopo di rendere efficace ed efficiente l’esercizio dei poteri tripartiti in capo agli organi appositamente devoluti alla rispettiva funzione assegnata dall’ordinamento e di rendere maggiormente agevole l’applicazione delle norme da parte degli organi di vigilanza e la comprensione ed il rispetto delle stesse da parte dei cittadini.


 


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