Procacciatore d’affari: chi è?
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23 Lug 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Procacciatore d’affari: chi è?

Quella del procacciatore d’affari è attività caratterizzata dall’assenza di subordinazione del soggetto interessato alle vendite ed è volta a promuovere la conclusione di contratti. Chi è davvero?

 

Il procacciatore d’affari è una delle figure commerciali più diffuse, perché consentono all’imprenditore di usufruire di minori costi rispetto all’ingaggio di un normale agente di commercio.

 

Il contratto di procacciatore d’affari è un contratto mediante il quale una parte, il preponente, conferisce ad un’altra parte, il procacciatore d’affari, il compito di individuare e segnalare opportunità commerciali e affari, senza carattere di continuità e stabilità e, solitamente, senza una delimitazione specifica del territorio sul quale operare. Egli, infatti, non ha alcun vincolo di esclusiva: può operare per una o più ditte in modo occasionale oppure continuativo.

 

Il procacciatore d’affari si distingue dall’agente, pur avendo alcuni tratti in comune, per la mancanza della stabilità dell’incarico. Infatti, mentre l’agente è contraddistinto dalla continuità dell’incarico conferitogli e dalla regolare periodicità della provvigione, il procacciatore d’affari non è legato da alcun rapporto stabile e continuativo con il preponente, ma è libero di procurare o meno gli affari, portando gli stessi ora ad un’impresa ora ad un’altra, esaurendo di volta in volta tale sua occasionale attività.

 

Diversamente, in analogia con l’agente di commercio, il suo incarico è quello di promuovere la conclusione di affari e la sua retribuzione consiste in una provvigione su quelli che hanno avuto regolare esecuzione.

 

Tale figura non gode, nel nostro ordinamento di una regolamentazione precisa tanto che quello che lo vede coinvolto può definirsi un contratto di collaborazione atipico.

 

 

Procacciatore d’affari: ha diritto alla provvigione?

Il procacciatore d’affari percepisce la provvigione pattuita per ogni singolo affare procurato e andato a buon fine, restando comunque sempre estraneo al rapporto contrattuale tra le parti e ad ogni ulteriore beneficio che grazie alla sua attività possa derivare alla ditta preponente.

 

Il contratto dovrà indicare i prodotti di cui procacciatore d’affari dovrà promuovere le vendite e l’eventuale zona competenza. I prezzi e le condizioni di vendita saranno quelli stabiliti del proponente e, salvo speciali autorizzazioni, il procacciatore non avrà facoltà di vendere a prezzi e a condizioni diverse da quelle già indicate.

 

Al procacciatore spetta una provvigione che consiste in una percentuale sul prezzo di vendita dei beni oggetto del contratto. Solitamente, il procacciatore riceverà la provvigione esclusivamente sui contratti sottoscritti e per i quali il proponente avrà ricevuto il pagamento integrale delle somme dovute. Le spese che il procacciatore sostiene nello svolgimento del suo incarico sono normalmente a suo carico.

 

Dal canto suo, il preponente sarà sempre libero di accettare o no gli ordini o le manifestazioni d’interesse trasmessi dal procacciatore. Nel caso in cui non accetti gli ordini ricevuti, il procacciatore non riceverà alcuna provvigione.

 

 

Procacciatore d’affari: come svolge l’attività?

Nel contratto può essere previsto anche un obbligo di non concorrenza a carico del procacciatore, che non potrà assumere incarichi per conto di altre aziende che trattano prodotti simili a quelli oggetto del contratto.

 

E’ comunque sempre chiarito che il procacciatore svolgerà la sua attività con piena autonomia di azione, di tempo e di organizzazione e non avrà alcun vincolo, né di dipendenza né di rapporto stabile di collaborazione nei confronti dell’impresa preponente. Solitamente, essendo il suo incarico senza rappresentanza, al procacciatore è fatto divieto di utilizzare il nome dell’impresa proponente nei propri rapporti commerciali, o di inserire il nome nelle lettere commerciali, biglietti da visita o altro materiale pubblicitario.

 

In ogni caso, il procacciatore d’affari può svolgere l’attività in modo continuativo o occasionale.

Il procacciatore d’affari continuativo deve obbligatoriamente iscriversi al registro delle imprese e avere una partita IVA, oltre che ottemperare precisi obblighi fiscali.

 

Il procacciatore d’affari occasionale si differenzia per l’assoggettamento ad IVA delle provvigioni: non deve aprire una partita iva, per lavorare basta il semplice codice fiscale, non dovrà tenere una contabilità fiscale. Non è, inoltre, sottoposto a studi di settore e potrà guadagnare fino a 5 mila euro l’anno. Nel caso in cui tale limite venga superato è considerato procacciatore d’affari continuativo: dovrà, quindi, iscriversi al Registro delle Imprese in qualità di “ditta individuale” ed aprire una partita IVA.

 

In ogni caso, il procacciatore riceve dalla società la tradizionale lettera d’incarico o lettera di procacciamento affari, che contiene l’indicazione dell’ammontare delle provvigioni, le modalità di pagamento delle stesse e i patti di non concorrenza.

 

 

Procacciatore d’affari: qual è il regime fiscale?

Se il procacciatore fatturerà più di 25 mila euro all’anno, dovrà presentare il riepilogo IVA annuale. Per qualsiasi fatturato, resta – comunque – l’obbligo del versamento dell’IVA, da scegliere tra mensile o trimestrale.

Ai fini fiscali, il procacciatore d’affari ha una ritenuta d’acconto del 23% sul 50% delle provvigioni e può scaricare l’IVA (spese di gestione, autovettura e costi relativi).

 

Per l’inquadramento INPS, si paga il 19,59% sul reddito minimo di 2.671 euro.


 


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