Pratica forense: cosa cambia?
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25 Giu 2016
 
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Maura Corrado
 


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Pratica forense: cosa cambia?

Pubblicate in G.U. le nuove regole per i tirocini di accesso alla professione forense. Cosa cambia per chi vuole diventare avvocato? Vediamo le nuove regole, come da informazioni del 19.5.2016.

 

Il tirocinio forense si innova ed “esce”, per un periodo massimo di 12 mesi, dagli studi legali: pur confermando la durata di 18 mesi, i praticanti avvocati hanno ora la facoltà di inglobare un semestre di tirocinio nell’ultimo anno accademico e, ulteriormente, di svolgere un altro semestre presso un Stato UE diverso dall’Italia.

 

Il provvedimento trova applicazione per tutti i tirocini con data iniziale, pari o successiva, al 3 giugno 2016 mentre, per quelli già in essere a tale data, continua ad applicarsi previgente disciplina, fermo restando il periodo di durata di 18 mesi, nonché la facoltà, per il praticante, di avvalersi delle suaccennate modalità alternative di svolgimento.

 

Tra le innovazioni, si segnala lo svolgimento della pratica professionale contestualmente all’attività di lavoro, pubblico o privato. Al Consiglio dell’Ordine competente spetta il compito di accertare un eventuale conflitto di interesse, il quale comporterà, in ipotesi, il diniego dell’iscrizione o la cancellazione dal registro dei praticanti, se l’impiego abbia avuto inizio in costanza di tirocinio.

 

 

Pratica forense: quali le modalità di svolgimento?

L’esercizio della pratica dovrà avvenire con assiduità, diligenza, riservatezza e nel rispetto delle norme di deontologia professionale (il Codice Deontologico Forense stabilisce le norme di comportamento che l’avvocato è tenuto ad osservare in via generale e nei suoi rapporti con il cliente, con la controparte, con altri avvocati e con altri professionisti, contribuendo in tal modo all’attuazione dell’ordinamento giuridico per i fini della giustizia).

Il requisito dell’assiduità, precisa il provvedimento, si intende rispettato qualora il tirocinante sia presente presso lo studio, o comunque operi sotto la diretta supervisione del professionista, per almeno 20 ore settimanali.

 

Qualora il praticante si avvalga di uno, ovvero di entrambi i semestri “alternativi”, di cui si è parlato, lo stesso resta comunque obbligato allo svolgimento di almeno un semestre di pratica in forma “classica”, cioè presso lo studio di un professionista iscritto all’ordine degli avvocati.

 

Diventa, inoltre, obbligatoria la frequenza con profitto e per un periodo non inferiore a 18 mesi a corsi di formazione, appositamente organizzati [2].

 

 

Pratica forense: può essere interrotta?

La data iniziale del praticantato viene fatta coincidere con quella della delibera, con la quale il Consiglio dell’Ordine competente si pronuncia, positivamente, sull’istanza di iscrizione al registro dei praticanti. Disciplinate anche le ipotesi di interruzione del tirocinio (motivi di salute, maternità e paternità, adozione, assistenza a prossimi congiunti) che, se non ricorrenti, invalidano l’intero periodo di pratica già svolto.

 

 

Pratica forense: come avviene l’alternanza studio-lavoro?

Dal 3 giugno 2016 decorrono, inoltre, i dodici mesi di tempo assegnati per la stipula di una convenzione quadro tra il CNF e la Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Giurisprudenza, che dovrà disciplinare lo svolgimento della pratica forense durante l’ultimo anno di studi universitari. Detta convenzione dovrà prevedere modalità di svolgimento del tirocinio idonee a garantire sia la conclusione degli studi universitari che l’effettiva frequenza allo studio legale per almeno dodici ore settimanali. Viene puntualizzato, peraltro, che l’esecuzione del semestre di tirocinio anticipato non esonera il praticante dall’obbligo di frequentare i corsi di formazione di cui si è detto.

 

Di seguito vengono elencati i presupposti per essere ammessi ad anticipare il primo semestre di tirocinio:

– essere in regola con lo svolgimento degli esami di profitto del corso di laurea in giurisprudenza;

– avere ottenuto il riconoscimento dei crediti nelle seguenti materie: diritto civile, diritto processuale civile, diritto penale, diritto processuale penale, diritto amministrativo, diritto costituzionale, diritto dell’Unione Europea.

 

 

Pratica forense: come svolgerla all’estero?

Come anticipato, un ulteriore semestre di praticantato può essere svolto in un qualsiasi Stato appartenente all’Unione europea, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, con indicazione dei riferimenti del professionista presso cui avrà luogo il tirocinio, nonché l’equivalenza della qualifica del legale straniero ospitante al titolo di avvocato, in conformità alla disciplina sul riconoscimento dei titoli professionali.

 

È inoltre possibile abilitarsi all’esercizio della professione in sostituzione del proprio dominus, dietro autorizzazione del Consiglio dell’Ordine, nonché previo giuramento.


[1] Decreto del Ministero della Giustizia n. 70, pubblicato in G.U. del 19.05.2016.

[2] Disciplinati all’art. 43, l. n. 247, del 31.12.2012.

 


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