Consulenza professionale: risarcito il cliente in caso di informazioni incomplete
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24 Giu 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Consulenza professionale: risarcito il cliente in caso di informazioni incomplete

Il dovere di diligenza impone al professionista di fornire tutte le informazioni utili relative alla consulenza richiesta e di avvisare il cliente in caso di limiti della propria competenza.

 

Il professionista incaricato di svolgere attività di consulenza deve risarcire il danno causato al cliente per non averlo adeguatamente informato sulla questione affrontata e sui rimedi utili alla soluzione del problema.

 

Il professionista è infatti tenuto a fornire informazioni complete e, se la consulenza esula dalle proprie competenze, a renderlo noto al cliente in modo da consentirgli di decidere come muoversi ed eventualmente affidare ad altri l’incarico.

 

È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1] riguardante un caso di responsabilità di un commercialista, ma i cui principi sono applicabili agli incarichi di consulenza affidati a qualsiasi professionista.

 

Secondo i giudici, qualora si tratti di attività di consulenza richiesta a un dottore commercialista, il dovere di diligenza [2] impone, tra gli altri, l’obbligo, non solo di dare tutte le informazioni che siano di utilità per il cliente e che rientrino nell’ambito della competenza del professionista [3], ma anche, tenuto conto della portata dell’incarico conferito, di individuare le questioni che esulino da detto ambito.

 

Il professionista incaricato deve perciò informare il cliente dei limiti della propria competenza e fornire gli elementi e i dati conosciuti per consentire al cliente di prendere proprie autonome determinazioni, eventualmente rivolgendosi ad altro professionista indicato come competente.

 

L’ampiezza del dovere di informazione e la valutazione della diligenza professionale, ai fini dell’accertamento della responsabilità, dipendono dal tipo di consulenza richiesta al professionista, dalla sua portata e dalle modalità di svolgimento del rapporto tra professionista e cliente.

 

Il caso di specie riguardava una consulenza su una sentenza della commissione tributaria regionale sfavorevole al contribuente, in merito alla quale il commercialista aveva omesso di indicare l’opportunità del ricorso in Cassazione.

 

Secondo i giudici, nel momento in cui il professionista viene incaricato di fornire una vera e propria consulenza, sia pure di carattere tecnico e di prima informazione, a seguito dell’esito infausto per il contribuente di un ricorso dinanzi alla commissione tributaria regionale, è obbligo di diligenza connesso all’incarico di consulenza, quello di informare il cliente non solo delle ragioni di natura giuridica o tecnico-contabile che stanno a fondamento della sentenza sfavorevole (indubbiamente rientranti nella competenza del dottore commercialista, in quanto soggetto abilitato al patrocinio dinanzi alle commissioni tributarie), ma anche dei rimedi astrattamente esperibili, pur se non praticabili dallo stesso professionista.

 

In altri termini, il commercialista, seppur non direttamente incaricato della redazione del ricorso in Cassazione e non abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, avrebbe dovuto informare il cliente della possibilità di impugnare la sentenza rivolgendosi ad un avvocato abilitato per la redazione del ricorso entro i tempi previsti dalla legge per l’impugnazione.

 

La violazione di tale obbligo di informazione, essenziale per la tutela dell’assistito, configura violazione della diligenza professionale, con conseguente obbligo di risarcimento del danno causato al cliente laddove discendente dal difetto di informazione (nesso causale).

 


[1] Cass. sent. n. 13007 del 23.6.16.

[2] Art. 2230 e 1176 cod. civile.

[3] Cass. sent. n. 14639/2015.

 


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