Isee disabili, prestazioni ancora incerte
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3 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Isee disabili, prestazioni ancora incerte

Ancora incomplete le prestazioni assistenziali da escludere dai redditi per il nuovo Isee sociosanitario, mentre l’eliminazione delle franchigie penalizza i meno abbienti.

 

È ancora caotica la situazione dell’Isee sociosanitario, o Isee disabili, cioè la dichiarazione (DSU) che contiene l’indice di “ricchezza” della famiglia, indispensabile per richiedere prestazioni di assistenza e sanitarie per i disabili.

Il modello Isee disabili introdotto nel 2015, difatti, è stato recentemente modificato da una nuova legge [1], a causa della sua bocciatura da parte di 3 sentenze del Consiglio di Stato [2]: questo, in quanto l’Isee 2015 includeva nel reddito le prestazioni assistenziali, previdenziali e indennitarie riconosciute agli invalidi, alla pari di qualsiasi altro reddito. Queste entrate, però, non costituiscono un incremento di ricchezza, ma si tratta di somme riconosciute per far fronte a situazioni di bisogno: è stato così giudicato iniquo computarle come incremento patrimoniale.

 

 

Isee disabili 2016

La nuova legge sull’Isee, recependo la decisione dei giudici, ha dunque tolto dal reddito ai fini Isee le prestazioni indennitarie, di previdenza e di assistenza, ma ha anche eliminato le franchigie, dando luogo a una situazione che favorisce i nuclei familiari più benestanti e penalizza i più poveri. Inoltre, ha eliminato la valorizzazione dei costi della disabilità: le franchigie, difatti, erano graduate in base all’età ed al grado di invalidità del beneficiario delle prestazioni.

La loro eliminazione, pertanto, ha posto allo stesso livello persone con minorazioni ed età differenti, come disabili medi, gravi e non autosufficienti.

 

 

Isee sociosanitario: le prestazioni

Le prestazioni che si possono richiedere con la presentazione dell’Isee sociosanitario sono:

 

– trattamenti di natura sociale e sanitaria (come la degenza o il ricovero in determinate strutture, per i soggetti non autosufficienti);

– prestazioni di assistenza domiciliare, bonus per acquisti ed altri servizi a favore dei disabili.

 

Le prestazioni erogate al disabile ai fini assistenziali non devono essere computate nel reddito del nucleo familiare, in quanto conferite per far fronte a una situazione di necessità. Tuttavia, l’individuazione di quali prestazioni escludere dal reddito non è ancora completa. È certo che siano esclusi i trattamenti assistenziali, previdenziali o indennitari erogati dall’Inps, non imponibili ai fini Irpef, percepiti per ragioni connesse alla condizione di disabilità (accompagnamento, pensioni di invalidità, rendite Inail, …). Per quanto riguarda, invece, i trattamenti erogati dai Comuni, questi devono individuare quelli che, in analogia alle prestazioni di competenza dell’Inps, non sono più computabili ai fini Isee in quanto rivolti a persone disabili.

Sarà poi data un’apposita comunicazione ai cittadini interessati e ai Caf, in modo che non vengano più indicati nella Dsu i redditi esclusi.

 

 

Scala di equivalenza

L’eliminazione delle franchigie è stata, comunque, parzialmente compensata, oltreché dall’eliminazione dei trattamenti di assistenza dai redditi, da una maggiorazione di 0,5 punti nella scala di equivalenza, che serve come divisore per calcolare l’Isee. La maggiorazione è applicata per ciascuna persona presente nel nucleo familiare con un livello di invalidità superiore al 66%.

 

 

Nuovo Isee disabili: quali conseguenze

L’eliminazione, da una parte, dei trattamenti assistenziali dal reddito e, dall’altra, delle franchigie, avrà sicuramente un impatto negativo sia per i meno abbienti che per i disabili più gravi, in quanto non più differenziati in base al grado di disabilità.

Certo la legge è entrata in vigore in tempi molto veloci, per rimediare a una situazione di emergenza causata dalla bocciatura del vecchio Isee: tuttavia, questo non basta a giustificare la bassa tutela nei confronti dei meno abbienti e dei disabili più gravi.

Pertanto, è auspicabile che la normativa sia modificata in via definitiva, con l’introduzione di criteri che consentano di privilegiare i più poveri e coloro che presentano un maggior grado di invalidità.

 


[1] L. 89/2015.

[2] Cons. Stato, sent. n. 838, n. 841 e n. 842 del 29.02.2016.

 


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