La novazione
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24 Giu 2016
 
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La novazione

Modi di estinzione diversi dall’adempimento: nozione, disciplina e natura giuridica della novazione.

 

Modo di estinzione tipico dell’obbligazione è l’adempimento del debitore. Tuttavia, l’obbligazione può estinguersi anche in altri modi:

 

— alcuni riguardano direttamente il negozio da cui è nata l’obbligazione (ad es., avveramento di una condizione risolutiva);

— altri hanno una incidenza generale su tutti i diritti (ad es., prescrizione);

— altri realizzano l’adempimento con forme o modalità diverse da quelle programmate (ad es., adempimento del terzo);

— altri, infine, si ricollegano ad interessi e vicende del tutto particolari e sono disciplinati nel capo IV del libro IV del codice (novazione, remissione, compensazione, confusione, impossibilità sopravvenuta).

 

Tra questi ultimi la dottrina è solita distinguere tra modi di estinzione:

 

satisfattori, quando soddisfano l’interesse del creditore (compensazione, confusione);

non satisfattori, quando, invece, estinguono l’obbligazione senza soddisfare l’interesse creditorio (novazione, remissione, impossibilità sopravvenuta).

 

 

La novazione

La novazione è il contratto con il quale le parti sostituiscono all’obbligazione originaria che si estingue, una nuova obbligazione con oggetto o titolo diverso. Il codice prospetta due tipi di novazione: — novazione oggettiva (artt. 1230-1234), quando la nuova obbligazione si caratterizza per un oggetto o titolo diverso; — novazione soggettiva (art. 1235), quando la nuova obbligazione presenta una diversità di soggetti.

 

In base all’art. 1230 per aversi novazione sono necessari:

 

— l’obligatio novanda, ossia l’obbligazione originaria da sostituire. L’inesistenza della precedente obbligazione rende la novazione nulla (l’art. 1234 parla di inefficacia impropriamente): pertanto, in caso di nullità dell’obbligazione originaria sarà nulla anche la novazione in quanto priva di causa. In caso, invece, di annullabilità dell’obbligazione originaria la novazione è valida se il debitore ha assunto validamente il nuovo debito conoscendo il vizio del titolo originario. Secondo la dottrina dominante, tale ipotesi rientra nella convalida tacita del contratto annullabile;

 

— l’aliquid novi, ossia l’esistenza di un mutamento dell’oggetto o del titolo dell’obbligazione. Non produce novazione il mutamento di un elemento accessorio dell’obbligazione: infatti la legge espressamente stabilisce che non comportano novazione il rilascio o la rinnovazione di un documento, l’eliminazione di un termine etc. (art. 1231);

 

— l’animus novandi, ossia la volontà di estinguere l’obbligazione precedente creandone una nuova: tale volontà non si presume, ma (come dice l’art. 1230) deve risultare in modo non equivoco, altrimenti si avrà soltanto l’assunzione di un nuovo rapporto obbligatorio accanto a quello già esistente. La novazione determina l’estinzione dell’obbligazione originaria delle garanzie e dei diritti accessori, come i privilegi, il pegno e le ipoteche del credito originario, salvo espressa volontà contraria dei soggetti interessati (art. 1232).

 

Secondo un orientamento (NICCOLÒ, RESCIGNO) la novazione non è un tipo negoziale a sé stante ma un effetto che può conseguire a diversi schemi negoziali. Prevale, invece, la tesi (MAGAZZÙ, ALLARA, BUCCISANO, TRIMARCHI, DI PRISCO) secondo cui la novazione è un contratto formato da un accordo diretto all’estinzione di un’obbligazione preesistente e alla costituzione di un’obbligazione nuova per realizzare un interesse comune alle parti. La novazione è, dunque, un contratto solutorio. Tuttavia, secondo parte della dottrina (PERLINGIERI) essa può scaturire anche da un negozio unilaterale nei casi in cui colui che agisce abbia un diritto potestativo di novare derivante dalla legge o da un provvedimento amministrativo.

La causa della novazione risiede nell’interesse comune delle parti alla sostituzione di una obbligazione con un’altra: tale causa si integra con i vari interessi che il contratto è diretto a realizzare (BIANCA).

 

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