La remissione del debito
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25 Giu 2016
 
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La remissione del debito

Remissione del debito: nozione, forma, natura giuridica e causa.

 

 

Nozione

La remissione è la rinuncia del creditore, in tutto o in parte, al suo diritto, con la conseguenza che l’obbligazione si estingue ed il debitore viene liberato, pur non avendo ancora adempiuto la prestazione. In ogni caso, il debitore può opporsi, dichiarando in un «congruo termine» di non volerne approfittare (nolenti non fit donatio). Secondo parte della dottrina (PERLINGIERI), la remissione del debito non si identifica con la rinuncia, in quanto la rinuncia è diretta alla semplice dismissione del diritto di credito e non sempre comporta l’estinzione dell’obbligazione (ad es., in caso di rinunzia da parte del creditore solidale), mentre la remissione è diretta all’estinzione dell’intero rapporto obbligatorio.

 

 

Forma

La remissione può essere:

 

— espressa, quando il creditore dichiara di rimettere il debito con comunicazione al debitore;

 

— tacita, quando il comportamento del creditore è incompatibile con la volontà di far valere il suo diritto.

 

La legge (art. 1237) prevede un caso particolare: la restituzione volontaria del titolo originale del credito al debitore, dalla quale si presume (iuris et de iure) la remissione del debito con conseguente liberazione dei condebitori solidali. Se si tratta, invece, di titolo in forma pubblica e viene restituita la copia spedita in forma esecutiva, la presunzione è iuris tantum, ossia è ammessa la prova contraria.

 

La dottrina ammette altri casi di rinuncia tacita, oltre quello espressamente delineato dal codice: ogni altro fatto, tuttavia, dovrà essere valutato dal giudice, con gli ordinari mezzi, per desumere l’esistenza nel creditore della volontà di liberare il debitore.

 

La remissione del debito comporta l’estinzione delle relative garanzie reali e personali, mentre, al contrario, la rinunzia alle garanzie non fa presumere la remissione. Se Tizio, creditore di Caio di una somma di denaro per l’adempimento della quale è stata prestata fideiussione da Sempronio, accorda la remissione del debito nei confronti di Caio, libera anche il fideiussore Sempronio; ciò in conseguenza del principio in base al quale l’estinzione dell’obbligazione principale comporta l’automatica estinzione delle obbligazioni accessorie. La remissione va tenuta distinta dal pactum de non petendo, il quale obbliga il creditore a non chiedere l’adempimento prima di un certo termine. Di conseguenza, mentre la remissione determina l’estinzione delle garanzie e, in caso di obbligazioni solidali, libera tutti gli altri debitori, diversamente, nel pactum de non petendo tali conseguenze non si verificano (TORRENTE).

 

 

Natura giuridica

Secondo la dottrina dominante (BIANCA, GAZZONI, BIGLIAZZI-GERI, TRABUCCHI) la remissione è un negozio unilaterale recettizio che produce effetti solo quando la dichiarazione è comunicata al debitore; la volontà del debitore, infatti, non è un elemento necessario per la perfezione del negozio remissorio, ma condizione per la sua operatività. Secondo altri autori, invece, si tratta di un contratto (CARIOTA-FERRARA) fra creditore e debitore, in quanto quest’ultimo può impedire con sua dichiarazione l’efficacia della decisione del creditore, sicché il mancato rifiuto costituisce una manifestazione implicita di accettazione della proposta del creditore. Quest’ultima tesi non appare aderente alla lettera della legge, che configura la remissione come un atto del creditore (BIANCA): la dichiarazione del debitore opera come condizione risolutiva dell’atto di remissione (GAZZONI, BIGLIAZZIGERI).

 

 

La causa della remissione

La causa della remissione è essenzialmente gratuita: il creditore che rimette il debito, infatti, vi rinuncia senza una controprestazione (BIANCA). La tesi della gratuità della causa, che non implica necessariamente la liberalità dell’atto, non è pacifica in dottrina. Alcuni autori, infatti, configurano la remissione come negozio a causa neutra o variabile, che potrebbe, in alcuni casi, risultare a titolo oneroso. Si obietta (BIANCA), però, che l’onerosità è il connotato di altri negozi tipici e che pertanto se il creditore rinunzia al suo diritto verso corrispettivo, non di remissione dovrà parlarsi, bensì di dazione in pagamento, transazione etc.

 

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