Impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore
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25 Giu 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore

Tipologie di impossibilità: oggettiva, sopravvenuta, assoluta, totale, definitiva.

 

L’impossibilità sopravvenuta della prestazione per una causa non imputabile al debitore determina l’estinzione dell’obbligazione (art. 1256). Tale effetto, tuttavia, non si verifica nel caso in cui l’impossibilità sopravvenga durante il periodo di mora del debitore, salvo che questi non dimostri che l’oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore (art. 1221). Perché si abbia estinzione dell’obbligazione e conseguente liberazione del debitore deve trattarsi di:

 

impossibilità oggettiva: l’impedimento che determina l’impossibilità deve essere oggettivo, ossia deve riguardare la prestazione in sé e per sé e non le vicende soggettive del debitore (così, colui che è obbligato a versare una certa somma non potrà eccepire come impedimento la sua cattiva situazione finanziaria). In considerazione del fatto che l’impossibilità deve riguardare la prestazione in sé, essa non può configurarsi in alcuni tipi di obbligazioni:

 

— nelle obbligazioni pecuniarie, in quanto è inammissibile una causa liberatoria dalla obbligazione di pagare una somma di denaro, essendo tale prestazione sempre possibile;

 

— nelle obbligazioni generiche, in quanto il debitore avrà sempre la possibilità di procurarsi cose dello stesso genere (genera et quantitates numquam pereunt) anche in caso di distruzione o altro impedimento a pagare con quelle nella sua disponibilità;

 

— nelle obbligazioni negative, in quanto la prestazione consiste in un «non fare» che, per sua natura, non è suscettibile di impossibilità sopravvenuta (art. 1222);

 

— nelle obbligazioni di fare, poiché l’impossibilità sopravvenuta consente in ogni caso un’esecuzione della prestazione «equivalente» a quella dovuta (ad es., se l’impresa che fabbrica cucine si è impegnata a costruire cappe con acciaio di un determinato tipo e questo materiale non è più reperibile sul mercato, l’adempimento dovrà essere effettuato utilizzando un materiale dalle caratteristiche corrispondenti e sempre che il creditore abbia ancora interesse alla realizzazione del prodotto in questione). Invece, per le obbligazioni di dare cose di specie (ad es., la cassapanca restaurata che si trova in vetrina dall’antiquario) o di genere limitato (es., le due scatole di aspirina che si trovano fra quelle depositate nel magazzino di una farmacia), l’impossibilità derivante da causa non imputabile ha effetto liberatorio per il debitore. Secondo parte della dottrina (PERLINGIERI) l’impossibilità sopravvenuta è configurabile anche per questa specie di obbligazioni nel caso in cui intervenga una «positiva necessità», sia pure temporanea, di fare o dare qualcosa. Si pensi, ad esempio, ad una legge che imponga ad un venditore, obbligato da un patto di non alienare, di alienare un determinato prodotto;

 

impossibilità sopravvenuta cioè successiva alla conclusione del negozio o al verificarsi del fatto o atto che ha dato origine all’obbligazione. Invece, l’impossibilità originaria determina, ai sensi dell’art. 1346, la nullità del negozio. Così, ad esempio, in caso di obbligo a consegnare un’automobile, se essa risulta distrutta già prima dell’assunzione dell’obbligo, saremo in presenza di un contratto nullo; se invece essa è perita successivamente per causa non imputabile al debitore, l’obbligazione si estingue per impossibilità sopravvenuta;

 

impossibilità assoluta (o inevitabile): l’impossibilità deve essere tale da non consentire in alcun modo di adempiere. La dottrina tradizionalmente riscontra tale invincibilità o inevitabilità nel caso fortuito e nella forza maggiore, ossia in un fatto accidentale e non prevedibile o in un fatto, anche umano, che impedisca al debitore di adempiere (vis cui resisti non potest). BIANCA avverte come i caratteri dell’assolutezza e dell’oggettività vadano interpretati alla luce del principio di responsabilità per l’inadempimento e, poiché quest’ultima va valutata in riferimento allo sforzo diligente richiesto al debitore, l’Autore afferma che sussiste impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore quando sorge un impedimento né prevedibile né superabile da parte del debitore con lo sforzo diligente cui è tenuto;

 

impossibilità totale: l’impossibilità deve riguardare tutta la prestazione. Diversamente, se la prestazione è divenuta impossibile solo in parte, il debitore si libera dall’obbligazione eseguendo la prestazione per la parte che è rimasta possibile (art. 1258). In caso di contratto con obbligazioni corrispettive, quando la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra parte ha diritto ad una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale (art. 1464);

 

impossibilità definitiva: solo l’impossibilità definitiva determina l’estinzione, ovvero l’impossibilità temporanea che perduri, però, fino al momento in cui il creditore non ha più interesse a conseguire la prestazione (art. 1256). L’obbligazione si estingue, inoltre, qualora sia decorso il termine essenziale, ossia quel termine che deve considerarsi indispensabile nell’interesse della parte che deve ricevere la prestazione (art. 1457). La semplice impossibilità temporanea, quando rivesta i caratteri descritti sopra, esclude la responsabilità del debitore per il ritardo nell’adempimento, cioè esclude la mora del debitore. L’art. 1256 dispone, per il caso di impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore, l’estinzione dell’obbligazione e la liberazione del debitore.

 

Di conseguenza, in questa prima semplice ipotesi, il rischio è sopportato interamente dal creditore, il quale perde il diritto a ricevere la prestazione (casus sentit creditor). Questa regola, tuttavia, non è sufficiente a disciplinare i riflessi dell’impossibilità sopravvenuta di una prestazione in un contratto a prestazioni corrispettive. In tal caso infatti il debitore, liberato dall’obbligazione a causa della sopravvenuta impossibilità di adempiere, non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuto (art. 1463) e quindi il rischio ricade nella sfera giuridica del debitore (casus sentit debitor). In caso di impossibilità sopravvenuta di prestare una cosa determinata, il creditore subentra nei diritti spettanti al debitore in dipendenza del fatto che ha causato l’impossibilità, e può esigere dal debitore la prestazione di quanto questi abbia conseguito a titolo di risarcimento (cd. commodum repraesentationis vel subrogationis: art. 1259). Così, ad esempio, il creditore potrà agire contro colui che distruggendo la cosa ha causato l’impossibilità.

 

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