La mora del debitore
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25 Giu 2016
 
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La mora del debitore

Il ritardo; presupposti, effetti e purgazione della mora (o ritardo qualificato).

 

 

Il ritardo

L’inadempimento dell’obbligazione può essere definitivo o temporaneo; in altre parole, a volte tra il momento in cui scade il tempo per l’esecuzione della prestazione e il momento in cui l’inadempimento diviene definitivo, può intercorrere un lasso di tempo in cui il debitore potrebbe ancora adempiere, sebbene in ritardo. La distinzione tra ritardo e inadempimento è talvolta ardua, in quanto è difficile dedurre sic et simpliciter dal mero comportamento di chi non adempie l’intenzione di non adempiere definitivamente.

 

 

La mora (o ritardo qualificato)

Il ritardo nell’adempimento dell’obbligazione, conseguente all’inosservanza del termine per l’adempimento, dà luogo a una provvisoria inesecuzione della prestazione che può sfociare in un adempimento tardivo o in un inadempimento definitivo (ad es., la prestazione è divenuta impossibile, è scaduto il termine essenziale o il ritardo è diventato obiettivamente intollerabile). In mancanza di una causa che renda l’inadempimento definitivo, l’infruttuosa scadenza del termine di adempimento non impedisce, normalmente, l’adempimento dell’obbligazione e non legittima, pertanto, il rifiuto della prestazione eseguita con ritardo (salvo il diritto del creditore al risarcimento del danno). Il ritardo indica l’inosservanza del termine, che può non essere imputabile al debitore (ad es., il creditore non accetta la prestazione legittimamente offerta dal debitore) oppure può essere imputabile al debitore, ossia dovuto a un suo comportamento doloso o colposo. La mora indica, appunto, il ritardo imputabile al debitore.

 

 

Presupposti

Perché si abbia la mora devono verificarsi i seguenti presupposti:

 

— l’esigibilità del credito, ossia l’avvenuta scadenza dell’obbligazione;

 

— il ritardo nell’adempimento imputabile al debitore.

 

La mora può essere:

 

mora ex re (o mora di diritto), nei casi in cui il debitore è in mora senza che sia necessaria alcuna attività del creditore.

Questo avviene:

 

— quando si tratti di obbligazioni da eseguirsi al domicilio del creditore (obbligazioni portables) ed il termine sia scaduto;

 

— quando il debito derivi da atto illecito: si incorre nella mora fin dal momento in cui l’atto fu compiuto;

 

— quando il debitore dichiari per iscritto di non voler adempiere: sarebbe del tutto superflua, infatti, in tal caso, una richiesta del creditore (art. 1219);

 

mora ex persona, nei casi in cui è necessaria un’intimazione formale ad adempiere (cd. atto di costituzione in mora, per mezzo dell’ufficiale giudiziario o più semplicemente per iscritto senza bisogno di formule sacramentali); ad essa deve farsi ricorso:

 

— se il debito è pagabile presso il debitore (cd. querable);

 

— quando manchi il termine per l’adempimento ed il creditore non l’abbia fatto fissare dal giudice.

 

 

Effetti

Gli effetti della mora sono:

 

— la perpetuatio obligationis: il rischio dell’impossibilità sopravvenuta, che prima della mora gravava sul creditore, passa in capo al debitore che dovrà indennizzare il primo anche delle conseguenze della forza maggiore verificatasi dopo la mora. Così, se la prestazione diviene impossibile per causa non imputabile al debitore, lo stesso viene ugualmente ritenuto responsabile. Tuttavia, il debitore può superare tale responsabilità dimostrando che, se pure egli avesse adempiuto per tempo, l’oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore (ad es., a causa di una calamità naturale);

 

— il risarcimento del danno: in base ai principi generali, il debitore è responsabile del ritardo ed è tenuto a risarcire il danno che il creditore per esso abbia subìto. Per le obbligazioni pecuniarie sono previsti gli interessi moratori, che valgono come risarcimento del danno senza che il creditore dimostri di aver subìto pregiudizio. Se, invece, questi dimostra di aver subito un danno maggiore di quello risarcito con gli interessi moratori, dovrà essere tenuto indenne anche da tale maggiore danno. In particolare, il creditore, per ottenere il risarcimento del danno da svalutazione monetaria, deve provare (anche solo per presunzioni) che, ricevuto puntualmente il danaro dovuto, lo avrebbe investito in beni sottratti a tale fenomeno oppure che, a causa del ritardo, è stato costretto ad alienare beni di siffatta specie. È questo il più recente orientamento della Cassazione che ha sovvertito quello precedente, per il quale, verificatasi la svalutazione monetaria durante la mora del debitore, era dovuto al creditore un risarcimento automatico mediante la rivalutazione della somma alla stregua degli indici ISTAT;

 

l’interruzione della prescrizione del diritto del creditore (art. 2943).

 

 

La «purgazione della mora»

La purgazione consiste nella rimozione dello stato di illegittimo ritardo e dei relativi effetti. Essa si effettua con la rinuncia al credito o alla mora (ad es., il creditore concede al debitore una dilazione di pagamento, rimettendolo così nei termini). La rinunzia deve essere esplicita, cioè non si presume. Anche l’adempimento tardivo incide sulla mora, in quanto il suo effetto è quello di evitare la responsabilità per i danni futuri. Per effetto della purgazione:

 

— cessa il decorso degli interessi moratori;

 

— il rischio dell’impossibilità della prestazione torna a gravare sul creditore.

 

Si può avere, inoltre:

 

interruzione della mora, se il creditore rifiuta senza giusto motivo la prestazione;

 

cancellazione della mora, in caso di rinnovazione del termine di adempiere;

 

sospensione della mora, per mera tolleranza del creditore.

 

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