La mora del creditore
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25 Giu 2016
 
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Edizioni Simone
 


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La mora del creditore

Mora del creditore: nozione, effetti e presupposti; differenza con la mora del debitore; il deposito liberatorio.

 

Si ha mora del creditore (mora accipiendi o credendi) quando il creditore rifiuta senza un motivo legittimo di ricevere il pagamento offerto dal debitore (ai sensi degli artt. 1208 e 1209), ovvero ometta di compiere gli atti (preparatori) necessari per ricevere la prestazione (ad es., mettere a disposizione un locale per ricevere la merce) (art. 1206).

 

 

Differenze rispetto alla «mora debendi»

Presupposto comune della mora solvendi e della mora credendi è l’esigenza di evitare i danni che possono derivare dal ritardo, rispettivamente nell’adempiere o nel ricevere la prestazione. Ma, mentre la mora del debitore determina un illecito civile in quanto consiste nella violazione di un obbligo che produce una responsabilità in capo al debitore, nella mora del creditore non interviene una valutazione di colpevolezza e di responsabilità. Ciò deriva dal fatto che non è previsto un obbligo giuridico del creditore di accettare la prestazione (si tratta, piuttosto, di un onere).

 

Tuttavia, il legislatore ha considerato rilevante l’interesse del debitore a evitare le conseguenze dannose provocate da un ingiustificato prolungamento del vincolo: gli riconosce, così, un diritto potestativo a liberarsi, senza compromettere il soddisfacimento del creditore. Può sembrare anomalo che il creditore pur avendo diritto all’adempimento non voglia riceverlo, ma varie possono essere le cause di un simile comportamento. Si pensi, ad es., al creditore che intenda continuare a percepire gli interessi convenuti al sorgere del credito; o che preferisca, per considerazioni personali, continuare a mantenere una persona nella posizione di debitore.

 

 

Presupposti e modalità della mora del creditore

Affinché sorga la mora del creditore occorre accertare che il ritardo nell’adempimento non dipenda dal debitore ma (effettivamente) dal fatto del creditore. Pertanto, è necessario che il debitore faccia un’offerta di adempimento della prestazione al creditore. L’offerta deve essere solenne, cioè fatta da un pubblico ufficiale (ufficiale giudiziario o notaio) ed eseguita con il rispetto delle formalità di cui all’art. 1208. L’offerta solenne si distingue in:

 

offerta reale, se l’obbligazione ha per oggetto denaro, titoli di credito o cose mobili da consegnare al domicilio del creditore (l’offerta è reale in quanto la res debita è effettivamente esibita e messa a disposizione del creditore da parte del pubblico ufficiale);

 

offerta per intimazione:

 

— a ricevere la res debita, se si tratta di cosa mobile da consegnare in un luogo diverso dal domicilio del creditore (art. 1209);

 

— a prendere possesso della res debita, se si tratta di beni immobili;

 

— a ricevere la prestazione o a compiere gli atti necessari per renderla possibile, se si tratta di prestazione di fare (art. 1217, d. att. 80). Qualora l’offerta sia eseguita dal debitore nel modo dovuto, il creditore è in mora se rifiuta di ricevere la prestazione senza giustificato motivo. È importante precisare che se il debitore non effettua un’offerta solenne, ma una semplice offerta, non scatta la mora del creditore; però, essendo stata comunque fatta un’offerta tempestiva, il debitore non sarà considerato inadempiente e quindi non subirà le conseguenze collegate alla mora solvendi, né dovrà pagare l’eventuale pena convenzionale pattuita per il ritardo (art. 1220). La giurisprudenza ha affermato che, nonostante la mora accipiendi, il vincolo obbligatorio persiste; inoltre essa non elimina la responsabilità del debitore per sue inadempienze (successive alla mora).

 

 

Effetti della mora del creditore

La costituzione in mora del creditore produce i seguenti effetti:

 

— il rischio dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione (verificatasi successivamente alla mora) resta a carico del creditore (il quale, pertanto, dovrà adempiere la sua controprestazione se l’obbligazione nasce da contratto con prestazioni corrispettive). Naturalmente affinché tale rischio ricada sul creditore è necessario che l’impossibilità sopravvenuta non sia imputabile al debitore;

 

— il debitore deve essere risarcito dei danni derivanti dalla mora e ha diritto a essere rimborsato delle spese sostenute per la conservazione e la custodia della cosa fino al momento della consegna;

 

— non sono dovuti più gli interessi né i frutti della cosa (tranne quelli già percepiti dal debitore).

 

 

Il deposito liberatorio

La mora credendi rappresenta la prima fase per la liberazione del debitore dall’obbligazione, liberazione che la legge gli consente anche senza la collaborazione del creditore. Pertanto, se questi rifiuta l’offerta reale, o non si presenta per ricevere le cose offertegli con l’intimazione, il debitore, per liberarsi, deve anzitutto depositare la res debita, nella forma di cui all’art. 1212. Qualora poi il deposito sia accettato dal creditore o sia dichiarato valido con la sentenza (passata in giudicato) che conclude il cd. giudizio di convalida, il debitore è liberato e non potrà più ritirare quanto depositato. Naturalmente a questo punto l’obbligazione si è estinta. Nell’ipotesi che la prestazione da eseguire consista nella consegna di un immobile, il debitore è liberato nel momento in cui consegna la cosa dovuta al sequestratario nominato dal giudice (art. 1216, co. 2, d. att. 79).

 

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