Testamento dell’incapace valido solo in un momento di lucidità
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26 Giu 2016
 
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Testamento dell’incapace valido solo in un momento di lucidità

Annullamento del testamento per stato di infermità mentale: la differente prova nel caso di infermità mentale o abituale e intermittente.

 

Il testamento olografo dell’anziano parente affetto da infermità mentale stabile può essere valido solo se, nel momento in cui è stato scritto, egli si trovava in uno stato di lucidità, altrimenti si considera sempre nullo per incapacità di intendere e di volere. Al contrario, nel caso in cui l’infermità non fosse stabile, ma intermittente, lo stato di piena capacità si presume, salvo prova contraria. È quanto stabilito dal tribunale di Roma in una recente sentenza [1].

 

La sentenza in commento appare particolarmente interessante perché spiega come orientarsi, in tribunale, con riferimento alle prove da esibire al giudice, in caso di impugnazione del testamento quando il de cuius presentava una situazione di incapacità mentale. Sappiamo infatti che, un elemento essenziale per la validità del testamento olografo – quello cioè redatto di proprio pugno dal de cuius e, quindi, senza l’assistenza del notaio – è che il testatore, al momento di redigere le sue ultime volontà, fosse nel pieno delle sue capacità di intendere e volere. Tale circostanza, però, non può essere accertata da nessuno in quel momento (il testamento, di solito, viene scritto nella segretezza della propria stanza, in un momento di profonda riflessione). Così, qualora dovessero sorgere contestazioni tra gli eredi, sarà necessario ricostruire ex post lo stato di salute del testatore per vedere se questi fosse stato davvero nelle condizioni di comprendere il significato delle sue azioni e volontà.

 

Ecco che allora – spiega il giudice romano – bisogna distinguere tra infermità mentale stabile e infermità mentale intermittente, laddove la prima è costituita da una patologia permanente, mentre nella seconda l’infermità si manifesta a tratti, ove più sono le pause di lucidità che quelle di malattia.

Ebbene, a seconda che si versi nell’uno o nell’altro caso, cambiano i termini dell’onere della prova per chi vuole contestare il testamento. In particolare:

  • nel caso di infermità mentale stabile, essendo l’incapacità lo stato “normale” e quotidiano del soggetto, essa si presume e spetta a chi ha interesse a sostenere la validità del testamento provare che fu redatto in un momento di lucido intervallo;
  • nel caso, invece, di infermità mentale intermittente la normalità rappresenta la regola; con la conseguenza che, in questo caso, è chi impugna il testamento e vuol farlo annullare che ha l’onere di dimostrare che esso fu redatto in un momento di incapacità di intendere e volere.

 

Pertanto, se al momento della redazione del testamento il de cuius era affetto da un deficit cognitivo permanente, spetta a chi vuol difendere la validità delle ultime volontà del parente dimostrare che il documento fu redatto in un momento di lucidità e di pieno possesso della capacità di intendere e volere.

 

 

La vicenda

Impugnato un testamento per incapacità del testatore, il giudice ha nominato un consulente tecnico affinché valutasse le condizioni di salute del de cuius sulla base della cartella clinica. Dalla documentazione medica, il professionista ha rilevato che il defunto era affetto da una patologia degenerativa, diagnosticata dalla clinica neurologica dell’ospedale presso il quale il testatore era stato ricoverato più di un anno prima della data del testamento. Nel periodo successivo l’uomo non ha eseguito più valutazioni di controllo ma le sue condizioni erano peggiorate.

 

Alla luce di questi fatti il Ctu ha quindi concluso che l’uomo alla data della redazione della scheda si trovasse in condizione di incapacità anche se non era possibile escludere “fluttuazioni delle capacità cognitive”.

 

Non essendo stata fornita la prova della redazione del testamento in un momento di lucidità e pieno controllo delle proprie capacità, il giudice ha ritenuto nullo l’atto.


[1] Trib. Roma sent. n. 22327/15.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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