Reversibilità agli studenti anche se termina il corso di studi
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26 Giu 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Reversibilità agli studenti anche se termina il corso di studi

La pensione ai superstiti è dovuta anche nelle vacanze tra un ciclo di studi e un altro, ma il lavoretto estivo può far perdere il trattamento.

 

Si alla reversibilità per i figli studenti anche nei periodi tra un corso di studi e un altro, ma attenti ai lavoretti estivi, che possono far perdere il trattamento anche se part time: è quanto chiarito dall’Inps con un nuovo messaggio [1].

 

 

Interruzione ciclo di studi: quando si conserva la reversibilità

Nel dettaglio, la pensione ai superstiti (che può essere di reversibilità, se il genitore deceduto era già pensionato, o ai superstiti, se era ancora lavoratore) spetta nei periodi che intercorrono tra la fine di un ciclo di studi e l’inizio di un nuovo ciclo, anche se la morte del dante causa si verifica proprio nel periodo di interruzione. In particolare, si ha diritto al trattamento:

 

– nel periodo che intercorre tra il completamento del secondo ciclo di istruzione e l’iscrizione all’università;

 

– nel periodo che intercorre tra il completamento del corso di laurea triennale e l’iscrizione al corso di laurea specialistica.

 

In questi casi, l’iscrizione al corso di studi successivo deve avvenire senza soluzione di continuità, entro la prima scadenza utile prevista dal piano di studi di nuova iscrizione.

Se il dante causa muore in un periodo compreso tra cicli di studio diversi da quelli elencati, il figlio superstite non ha diritto alla pensione di reversibilità o indiretta.

 

 

Pensione di reversibilità e lavoretto estivo

Se il figlio studente ha un lavoro temporaneo o estivo, deve fare particolare attenzione a non superare la soglia massima di reddito, per non perdere il trattamento ai superstiti.

Anche se la soglia massima di reddito, difatti, è pari a 8.481,94 euro (pari al trattamento minimo maggiorato del 30%), questa deve essere parametrata sul periodo di lavoro. Chi lavora per un mese, pertanto, perde il trattamento se supera 652,46 euro di retribuzione lorda ( soglia annuale diviso 13 mensilità), chi lavora per due mesi lo perde se supera 1.304,91 euro, chi lavora 3 mesi se supera la retribuzione complessiva di 1.957,37 euro e così via.

Dunque, persino un piccolo lavoro part time può far perdere l’intero trattamento. Con conseguenze piuttosto gravi anche per il genitore superstite: sinché, infatti, nel nucleo è presente un figlio superstite avente diritto alla pensione, al coniuge non si applica alcun limite di cumulo per la percezione della reversibilità.

Se, però, il figlio perde il diritto, al coniuge superstite si applicano i limiti di cumulo, con conseguente riduzione della pensione se si supera di 3 volte il trattamento minimo.

Il proporzionamento della soglia di reddito massimo dello studente al periodo lavorato dell’anno ha dunque delle conseguenze piuttosto pesanti che appaiono certamente inique: un conto, difatti, è la perdita del trattamento perché lo studente ha percepito oltre 8.481,94 euro, un conto è la perdita per aver percepito poco più di 652 euro. La funzione della normativa, che è quella di garantire il diritto allo studio dei figli superstiti, appare dunque snaturata da questa interpretazione: è auspicabile che sia adottato un correttivo al più presto, per non penalizzare proprio gli studenti meno abbienti, costretti a lavorare per potersi mantenere.


[1] Inps mess. n. 2758/2016.

 


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