Concorso illegittimo se si può scorrere la graduatoria
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26 Giu 2016
 
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Concorso illegittimo se si può scorrere la graduatoria

No al nuovo concorso se l’ente può scorrere la graduatoria con idonei che hanno profili equivalenti: prima di bandire altre selezioni bisogna guardare al personale interno.

 

La pubblica amministrazione non può bandire nuovi concorsi se, al suo interno, ci sono già profili professionali equivalenti da cui attingere: lo prevede il decreto “razionalizzazione P.A.” del 2013 [1] ed ora la conferma è contenuta in una recentissima sentenza del Tar Lazio [2]. Sono così illegittime – e possono essere impugnate davanti al giudice amministrativo, per essere annullate – le delibere dell’ente pubblico con cui vengono indette nuove gare a concorso senza che prima l’amministrazione abbia pescato fra gli idonei con lo scorrimento delle graduatorie ancora in vigore, peraltro già utilizzate con l’instaurazione di rapporti di lavoro a termine.

 

 

La vicenda

La vicenda vede due ricercatori assunti a tempo determinato che, dopo aver partecipato ad un concorso nazionale, indetto nel 2010 per soli tre posti, erano sì risultati idonei, ma non vincitori, per cui erano stati inseriti nelle graduatorie. I due lavoratori speravano, così, in un momento successivo, di essere “pescati” per ottenere l’ambito posto. Ma non è andata così, poiché il consiglio d’amministrazione dell’istituto ha invece preferito dimenticare le precedenti gare e i soggetti che, da allora, erano rimasti “giacenti” nelle graduatorie, dando invece il via a un mega-concorso per assunzioni.

 

 

L’ente pubblico deve prima guardare ai profili già al suo interno

La sentenza in commento riporta speranza a chi, avendo partecipato a concorsi negli anni passati, non si è comunque piazzato tra i primi posti e non ha conseguito immediatamente l’assegnazione del posto. Difatti, per questi c’è sempre la possibilità di essere ripescati grazie all’obbligo che ha, ogni amministrazione, di passare a scorrimento le graduatorie, prima di indire nuove gare, se all’interno di esse vi sono già professionalità analoghe ed idonee al compito richiesto.

 

Dopo il decreto legge del 2013 [1], invero, la pubblica amministrazione che voglia emanare nuovi bandi e mettere in moto ulteriori e onerose selezioni pubbliche dei candidati, deve motivare l’effettiva carenza di profili lavorativi, deve cioè spiegare perché preferisce azionare un concorso e non, invece, attingere da chi ha già fatto detti concorsi ed è risultato idoneo, seppur non vincitore: una motivazione che, quindi, deve essere chiara e soprattutto deve specificare le ragioni della P.A. alla luce di una attenta valutazione dei titoli professionali e delle competenze richieste per lo specifico ruolo bandito.

 

Dunque, la decisione di aprire un’ulteriore procedura di selezioni pubbliche non può essere motivabile e giustificata tutte le volte in cui le figure richieste e quelle già disponibili nelle graduatorie appaiono “tendenzialmente” sovrapponibili.


[1] Dl. 101/2013.

[2] Tar Lazio, sent. n. 7254/2016 del 21.06.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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