Danno da protesto illegittimo: prescrizione
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23 Lug 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Danno da protesto illegittimo: prescrizione

Protesto illegittimo e danno alla reputazione: entro quanto tempo si può agire per il risarcimento?

 

L’accertamento dell’illegittimità del protesto levato su assegni bancari può comportare il riconoscimento del danno all’immagine e alla reputazione subìto dal correntista, a condizione che tale pregiudizio sia grave e non futile e che sia dimostrato.

 

La prova può anche essere fornita tramite presunzioni semplici ma grava comunque sul danneggiato l’onere di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l’esistenza e l’entità del pregiudizio. Difatti, la semplice illegittimità del protesto, pur costituendo un indizio in ordine all’esistenza di un danno alla reputazione, non basta da sola a provare il pregiudizio e a far sorgere automaticamente il diritto al risarcimento [1].

 

L’elevazione di un protesto illegittimo costituisce un ipotesi di illecito extracontrattuale e legittima il danneggiato ad agire in tribunale per ottenere il risarcimento.

 

Per legge [2], l’azione del risarcimento del danno derivante da fatto illecito si prescrive in cinque anni decorrenti dal giorno in cui il fatto si è verificato.

 

Secondo il consolidato orientamento della Cassazione in materia, per l’individuazione del termine iniziale di decorrenza della prescrizione quinquennale, occorre fare riferimento al momento in cui il danno si manifesta all’esterno, divenendo oggettivamente percepibile e conoscibile.

 

Una recente sentenza della Corte d’Appello di Napoli [3] ha ribadito tale principio, precisando che, nel caso del danno derivante dall’elevazione di protesto illegittimo nei confronti di un assegno bancario, il termine di prescrizione quinquennale per l’azione di risarcimento decorre dalla data dell’avvenuta pubblicazione del bollettino dei protesti cui è fisiologicamente attribuita la funzione di pubblicità-notizia.

 

Secondo i giudici, infatti, deve farsi riferimento non al momento in cui il correntista è venuto effettivamente a conoscenza del protesto illegittimo, bensì a quello in cui egli poteva oggettivamente venirne a conoscenza e percepire il relativo danno. L’oggettiva conoscibilità è data appunto dalla pubblicazione del bollettino dei protesti.

 


[1] Cass. sent. n. 3286/2013.

[2] Art. 2947 cod. civ.

[3] C. App. Napoli, ord. n. 2304 del 9.6.16.

 


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