Locazione a uso commerciale: vietato aumentare il canone di affitto
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27 Giu 2016
 
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Locazione a uso commerciale: vietato aumentare il canone di affitto

La legge consente solo l’aggiornamento del canone di locazione, mentre sono vietati gli aumenti.

 

In caso di affitto ad uso diverso da quello abitativo (ad esempio, per un ufficio, un negozio o altro esercizio commerciale) è nullo l’accordo tra locatore e conduttore con cui si prevede un aumento del canone in corso della locazione; la legge [1] infatti consente solo l’aggiornamento del corrispettivo. In caso contrario, il conduttore può chiedere la restituzione di quanto corrisposto in eccesso, entro sei mesi dalla riconsegna dell’immobile. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [2].

 

Tale nullità vale anche anche qualora l’accordo dovesse essere stretto non all’atto della firma del contratto iniziale di locazione, ma nel corso del rapporto stesso. Infatti, il diritto a non erogare somme in misura eccedente il canone legalmente dovuto, sorge al momento della conclusione del rapporto. L’inquilino può fa valere il suo diritto alla restituzione delle somme pagate in eccesso anche dopo la riconsegna del bene, entro il termine di decadenza di sei mesi.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 15 aprile – 23 giugno 2016, n. 13011
Presidente Ambrosio – Relatore Carluccio

Svolgimento del processo

1. La domanda della C. , locatrice di un immobile ad uso ufficio, volta ad ottenere lo sfratto per morosità nel pagamento di canoni (relativi agli ultimi sei mesi del 2008 e a due mesi del 2009), la risoluzione per grave inadempimento e la conseguente condanna al pagamento del relativo importo, proposta sul presupposto di un canone annuo di euro 12.000,00, comprovato dal modello di pagamento F23 del 2008 e dal pagamento dei canoni secondo tale importo da parte della conduttrice per i primi sei mesi del 2008 (lettera del febbraio 2008), fu accolta dal Tribunale.
Il primo giudice dichiarò risolto il contratto e condannò la conduttrice al rilascio e al pagamento dei canoni richiesti.
La decisione venne confermata dalla Corte di appello di Palermo (sentenza del 27 febbraio 2012).
2. Avverso la suddetta sentenza la conduttrice G.A. Rappresentanze s.a.s. di S.S. propone ricorso per cassazione affidato a due motivi. C.A. , ritualmente intimata, non si difende.

Motivi della decisione

1.Con il primo motivo di ricorso, la conduttrice – invocando la violazione degli artt. 112 e 345 c.p.c. – sostiene che la

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[1] Art. 32 della l. n. 392/1978.

[2] Cass. sent. n. 13011/16 del 23.06.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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