Fotografie sui social network: si possono copiare?
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27 Giu 2016
 
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Redazione
 


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Fotografie sui social network: si possono copiare?

Diritto d’autore: quali immagini si possono utilizzare senza il consenso dell’autore e quali, invece, danno diritto al risarcimento del danno.

 

Si possono condividere e copiare le immagini e le fotografie che si trovano pubblicate su internet e, in particolare, sui social network come Facebook e Instagram? «Se l’autore le ha messe online vuol dire che sono pubbliche», un luogo comune che si sente spesso dire, a volte senza neanche tanta convinzione, al solo scopo di giustificare una “pirateria” facile e gratuita. Ma non è così, almeno non sempre. La legge sul diritto d’autore [1] tutela tutte le opere – immagini e fotografie comprese – che siano dotate di un minimo margine di creatività, ossia quelle il cui autore non si sia limitato a scattare il click della fotocamera a un aspetto comune della realtà materiale (una strada, un albero, un casa) senza aggiungervi “del suo”. Non c’è però bisogno che si tratti di vere e proprie opere d’arte, oggettivamente riconosciute: per i giudici anche le fotografie semplici pubblicate su una pagina web, prive di quell’originalità tipica delle fotografie artistiche, non possono essere copiate senza citare il nome dell’autore e riconoscere a quest’ultimo il corrispettivo per i diritti patrimoniali e morali legati all’opera. Basta, a volte, anche un filtro fotografico o una inquadratura particolare a rendere il prodotto tutelato con il diritto d’autore.

Ma quand’è che opera il copyright? Come lo si riconosce? A quanto può ammontare il risarcimento del danno? Procediamo con ordine.

 

 

Quali fotografie sono protette dal copyright?

Con una recente sentenza [2], il Tribunale di Roma ha ampliato il concetto di fotografia tutelata dal diritto d’autore. L’utilizzo dei numerosi software per dilettanti, presenti sui pc, sulle fotocamere e sulle app degli smartphone consente a chiunque di rivendicare i diritti d’autore su scatti di minimo pregio artistico.

 

Il veto all’utilizzo riguarda tanto l’uso per scopo privato che per fini commerciali. Non è vietato, quindi, l’utilizzo delle foto altrui solo per promuovere, ad esempio, una propria attività economica. La tutela è a 360 gradi, come detto, anche se si tratta di fotografie semplici, ma in questo caso è necessario che il nome dell’autore sia riportato sulla foto stessa o immediatamente dopo [3].

 

Il tribunale di Milano ha ulteriormente chiarito che [4] si possono pubblicare in rete, anche se ripresi da altri siti, fotografie tecniche ed elenchi di concetti di settori specifici, su cui non si individuano contributi personali, anche minimi, necessari alla tutelabilità. La pagina web non può considerarsi creativa se nell’organizzazione dei discorsi si utilizza lo schema classico definizione-spiegazione-immagine esemplificativa e se nelle tabelle sono impiegati font e modelli abitualmente usati nel settore.

 

 

Che succede se la foto riguarda un evento o un luogo pubblico?

Le foto scattate in un luogo pubblico possono essere utilizzate e copiate salvo che comportino un danno alla persona ritratta. Infatti, la legge sul diritto d’autore richiede il consenso della persona interessata per esporre il suo ritratto. Anche nei casi in cui si può prescindere dal consenso, come per i fatti che si svolgono in pubblico, resta il divieto dell’esposizione quando la fotografia reca pregiudizio all’onore, alla reputazione o al decoro della persona ritratta [5].

 

 

Che succede se non è indicato il nome dell’autore?

Non è necessario che l’autore abbia indicato il proprio nome sul contenuto se questo è pubblicato su un social network, perché la paternità del profilo, salvo prova contraria, è sufficiente a dimostrare la titolarità del contenuto. Ciò vale anche se le impostazioni della bacheca siano “pubbliche”.

Il fatto che le immagini siano pubblicate su Facebook non le rende di pubblico dominio né fa sì che il social network ne diventi proprietario; difatti Facebook ha solo una licenza d’uso (peraltro non esclusiva), per cui la proprietà dell’opera pubblicata resta dell’autore.

 

 

Come si quantifica il danno

Con diverse sentenze i giudici hanno detto che il danno va parametrato in base ad una serie di fattori quali:

  • la qualità dell’opera in sé per sé, concetto certamente non facile,
  • il tempo durante il quale si è verificato l’atto di pirateria
  • il mancato guadagno per l’autore ossia la perdita economica causata dal “furto” e da valutare sulla base del ritorno economico che ne avrebbe ottenuto qualora non vi fosse stato l’atto di pirateria,
  • l’utilità ricevuta dall’illegittimo sfruttatore. Se quest’ultimo, pur avendo usato una foto senza consenso, ne ha tratto un minimo beneficio economico (con tale intendendosi anche quello non per scopo di lucro), il risarcimento sarà più basso,
  • la finalità (se per scopi commerciali o meno) per la quale è avvenuta l’appropriazione.

 

Spesso sono state assunte a parametro per la relativa quantificazione del danno le tabelle utilizzate dalla Siae nel Compendio delle norme e dei compensi per la produzione dell’arte figurativa, plastica e fotografica.

 

 

Che avviene se la foto è di una agenzia?

Diversa la disciplina per le fotografie o i video venduti alle agenzie. In questo caso valgono le regole classiche previste dalla legge sul diritto d’autore per le fotografie semplici: il diritto del fotografo a veder apposto il proprio nominativo sulle riproduzioni delle fotografie semplici, che ritraggono immagini di persone e di aspetti, elementi o fatti della vita naturale o sociale, è subordinato al fatto che tale indicazione risulti apposta sulla fotografia in questione. Soltanto per i contenuti web, infatti, valgono le presunzioni sulla titolarità dei diritti d’autore [6].

 

 

Quali foto si possono liberamente copiare e condividere?

Si possono liberamente copiare le fotografie prive di creatività, come quelle tratte da tutorial esplicativi, quelle di un luogo comune (una strada, un prato, un elemento architettonico), senza che l’autore vi abbia apposto un margine di personalizzazione, anche minima.

 

 

Posso pubblicare la foto di un soggetto che mi ha autorizzato allo scatto?

Una cosa è il consenso a farsi fotografare, un’altra quello a pubblicare lo scatto; il primo non implica il secondo. Pertanto, il consenso a farsi scattare una fotografia non equivale all’autorizzazione alla sua pubblicazione. In questi casi il risarcimento del danno sia patrimoniale che morale dovrà essere valutato in via equitativa, tenendo conto della notorietà del danneggiato, della gravità della violazione, della diffusione del mezzo e del tempo di esposizione dell’immagine [7].


La sentenza

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Sentenza 27 luglio 2015, n. 15763

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

(OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS) con studio il (OMISSIS), giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 400/2011 del TRIBUNALE DI BARI – SEDE DISTACCATA di RUTIGLIANO -, depositata il 22/12/2011, R.G.N. 522/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 30/04/2015 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Velardi Maurizio che ha concluso per l’accoglimento del ricorso p.q.r..

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

(OMISSIS) convenne in giudizio (OMISSIS),

Mostra tutto

[1] L. n. 633/1941

[2] Trib. Roma, sent. n. 12076/2015 del 1.06.2015.

[3] Trib. Milano, sent. n. 6766/2016 del 30.05.2016.

[4] Trib. Milano, sent. n. 10842/2015 del 29.09.2015.

[5] Cass. sent. n. 15763/2015.

[6] Trib. Milano, sent. n. 940/2016.

[7] Trib. Genova, sent. n. 511/2015.

 


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