Cedolare secca sugli affitti: limiti e vantaggi
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27 Giu 2016
 
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Carlos Arija Garcia
 


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Cedolare secca sugli affitti: limiti e vantaggi

L’imposta sostitutiva per chi offre un immobile in locazione mira a contrastare il fenomeno del mercato nero. E’ una tassazione agevolata che, però, impone certi vincoli.

 

Un’imposta fissa, che sostituisce (se il proprietario lo vuole) la tassazione con le aliquote Irpef ordinarie. E’ il regime di tassazione agevolata conosciuto come cedolare secca, sempre più utilizzato da chi affitta un immobile.

L’imposta è stata introdotta nel 2011 con un doppio obiettivo: rendere più leggero il peso fiscale sugli affitti e contrastare il fenomeno delle locazioni in nero.

 

 

Cedolare secca: che cos’è e chi ne beneficia

Come detto, la cedolare secca ad aliquota fissa sostituisce la tassazione ordinaria e le altre imposte, come l’Irpef ad aliquote progressive e le relative addizionali, l’imposta di registro e l’imposta di bollo. Viene applicata agli affitti di immobili ad uso abitativo nelle categorie catastali da A1 ad A11, esclusa l’A10 prevista per uffici o studi privati. La cedolare secca interessa anche le relative pertinenze se vengono affittate insieme all’appartamento.

Possono beneficiare della cedolare secca tutte le persone fisiche che possiedono un’immobile dato in locazione a canone libero o concordato, anche per periodi inferiori a 30 giorni o di un solo vano. In caso di comproprietà dell’immobile, ogni singolo proprietario può utilizzare questo strumento indipendentemente dalla scelta degli altri.

Non possono beneficiare della cedolare secca le persone giuridiche: aziende, professionisti o società commerciali.

 

 

Cedolare secca: come funziona

Le aliquote previste per la cedolare secca sono due:

  • Aliquota del 21% per i contratti a canone libero, i cosiddetti 4 anni + 4;
  • Aliquota del 19% (ridotta successivamente al 15% con il decreto Imu del 2013 e con il Piano Casa del 2014) per i contratti a canone concordato.

Il proprietario di un immobile che intende avvalersi della cedolare secca deve comunicarlo all’inquilino tramite raccomandata. Altrimenti non potrà usufruire di questo tipo di tassazione agevolata.

La richiesta può essere fatta al momento della registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate, compilando il modello RLI, cioè la richiesta di registrazione e adempimenti successivi. E’ possibile compilare il modello anche online, attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate che mettono a disposizione il modello RLI Web. In questo caso, è necessario allegare copia del contratto tranne per la locazione di immobili che abbiano queste caratteristiche: che siano di tipo abitativo con non più di tre proprietari e affittuari che non siano impegnati in attività di impresa, arte o professione; che l’unità abitativa sia singola e non abbia più di tre pertinenze; che sia censita con attribuzione di rendita; che il contratto preveda soltanto il rapporto di locazione.

 

 

Cedolare secca: vantaggi e limiti

La cedolare secca offre dei vantaggi rispetto alla tassazione ordinaria. Il più importante, il fatto che le aliquote del 21% o del 19% sono più basse rispetto all’aliquota ordinaria più ridotta, fissata al 23%. Inoltre, la cedolare secca comprende tutte le altre imposte.

Ci sono, però, anche dei limiti: si applica sull’intero canone annuo e non sul 95%, esclude la possibilità di aumentare il canone per tutta la durata dell’opzione e non consente deduzioni o detrazioni fiscali dal reddito di locazione.

Il versamento viene effettuato con un acconto del 95% del totale ed il successivo saldo con le stesse scadenze previste per l’Irpef:

L’acconto può essere versato entro il 30 novembre in un’unica rata per importi inferiori a 257,52 euro oppure in due rate: il 40% entro il 6 luglio ed il restante 60% entro il 30 novembre, sempre per importi inferiori a quello citato.


Autore immagine: 123rf com

 


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