Il notaio deve verificare che non vi sia truffa all’incapace
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27 Giu 2016
 
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Il notaio deve verificare che non vi sia truffa all’incapace

Circonvenzione di incapace: obbligo del notaio è investigare sull’effettiva volontà delle parti.

 

Che succederebbe se, una anziana vecchietta, venisse raggirata da un giovane privo di scrupoli, a farsi intestare una casa a fronte di un prezzo mai pagato o a farsela donare in cambio di una assistenza mai concessa e che mai verrà data? «Che ci sta a fare il notaio?» si potrebbe dire allora, posto che tanto le vendite immobiliari quanto le donazioni di non modico valore possono avvenire solo per il tramite di un pubblico ufficiale – appunto il notaio – chiamato a verificare che l’atto da questi rogato sia valido ed efficace in tutto e per tutto? Ebbene, la Cassazione non ha dubbi in merito e, con una recente sentenza [1], stabilisce la responsabilità del professionista tutte le volte in cui, davanti a lui, viene consumato il reato di circonvenzione di incapace.

 

Compito del notaio – afferma tanto la Suprema Corte quando il codice deontologico [2] – non è solo quello di verificare che l’atto possa avere effetti da un punto di vista civilistico e che, pertanto, l’immobile sia privo di ipoteche, pignoramenti e intestato all’effettivo cedente; egli deve anche verificare l’effettiva volontà delle parti e che questa non sia viziata o coartata da elementi che potrebbero inficiare la validità del contratto.

 

È necessario che il notaio abbia un contatto personale e diretto con le parti del contratto: il che fa parte del suo incarico professionale, così come vi rientra l’obbligo di svolgere di persona, in modo effettivo e sostanziale, tutti i comportamenti necessari per l’indagine sulla volontà delle parti, in maniera approfondita e completa, mediante proposizione di domande e scambi di informazioni intese a ricercare anche i motivi e le possibili modificazioni della volontà come prospettatagli.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 3 maggio – 24 giugno 2016, n. 13185
Presidente Bucciante – Relatore Giusti

Ritenuto in fatto

1. – Nel corso del 2011, al Consiglio notarile di Milano pervennero un esposto e una comunicazione con riguardo al notaio F.R. .
1.1. – L’esposto venne presentato in data 19 maggio 2011 da un cliente del professionista, il quale lamentava l’irregolare fatturazione emessa dal notaio che, come forma di pagamento di un rogito, aveva richiesto due distinti assegni, di. cui uno intestato allo stesso professionista e 1 altro ad un terzo soggetto, emettendo la fattura solamente per l’assegno a sé intestato. Successivamente, la fattura veniva corretta con l’emissione di una parcella per 1 intero importo ricevuto. Nel corso delle verifiche preliminari svolte dal Consiglio notarile di Milano emergeva che l’assegno rispetto al quale non era stata inizialmente emessa la fattura era stato intestato e versato alla madre del notaio e non direttamente a quest’ultimo.
1.2. – La comunicazione venne inviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza in data 25 luglio 2011, e concerneva l’avvenuto esercizio dell’azione penale nei confronti del notaio F. o per concorso nel delitto aggravato di circonvenzione di incapace sulla

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[1] Cass. sent. n. 13185/16 del 24.06.2016.

[2] Art. 36 e 27 cod. deontologico notarile e art. 47 legge notarile.

 


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