Caduta nel negozio per gli ombrelli che sgocciolano acqua: risarcimento
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27 Giu 2016
 
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Redazione
 


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Caduta nel negozio per gli ombrelli che sgocciolano acqua: risarcimento

Il negoziante risarcisce il cliente caduto in terra se gli ombrelli di tutti i clienti gocciolano acqua e il pavimento diventa scivoloso: necessari i tappetini antiscivolo.

 

Chi, all’interno di un negozio, cade per colpa dell’acqua sgocciolata dagli ombrelli bagnati dalla pioggia e finita sul pavimento, ha diritto a essere risarcito dal titolare del locale: su quest’ultimo infatti grava l’obbligo di mettere in sicurezza il luogo ove transitano i clienti, evitando che le mattonelle diventino scivolose. Come? Predisponendo ad esempio un portaombrelli all’ingresso del locale, o dei tappetini antiscivolo o, infine, un buon impianto di areazione in grado di asciugare l’acqua rimasta sul pavimento. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Brutta caduta di una donna all’interno di un panificio: la sfortunata era scivolata sull’acqua venuta giù dagli ombrelli portati, all’interno del negozio, dai clienti. Ai rilevanti danni – frattura del collo femorale sinistro – non poteva che conseguire la richiesta di risarcimento.

 

Per la Cassazione non ci sono dubbi: se la causa dell’incidente va attribuita al pavimento bagnato per via della pioggia depositata sugli ombrelli degli avventori, a pagare chi si fa male non può che essere il titolare dell’esercizio commerciale. Si tratta di una responsabilità oggettiva che scatta a prescindere da profili di colpa o malafede di quest’ultimo [2]. Né si può dire, secondo la Corte, che è il cliente a dover prestare attenzione, vista la situazione di pericolo tutt’altro che occulta. In tal caso – commentano i giudici supremi – la caduta all’interno del locale è una diretta conseguenza della condizione del pavimento reso scivoloso dall’acqua piovana introdotta dai numerosi clienti entrati con gli ombrelli sgocciolanti e che l’affollano, impedendo al personale di poter provvedere ad asciugarlo. È evidente allora come, a fronte di una situazione ben nota ed evidente per il titolare del negozio (e per i suoi dipendenti) non può che concludersi per la responsabilità di quest’ultimo in quanto custode del bene su cui si è verificato l’incidente (il negozio). La sua condotta è infatti censurabile perché non diligente, prudente e dettata da mancanza delle cautele dovute in relazione alle concrete circostanze del caso.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 18 febbraio – 27 giugno 2016, n. 13222
Presidente Ambrosio – Relatore Scarano

Svolgimento del processo

Con sentenza del 18/2/2013 la Corte d’Appello di Palermo, in accoglimento del gravame interposto dai sigg.ri S.A. ed altri e in conseguente riforma della pronunzia Trib. Palermo 11/3/2005, ha rigettato la domanda proposta nei confronti dei medesimi dalla sig. R.G. di risarcimento dei danni lamentati in conseguenza della frattura del collo femorale sinistro subita all’esito di caduta avvenuta il (omissis) all’interno del panificio “G. ” di (…), essendo scivolata asseritamente a causa della “presenza sul pavimento di grasso ed altre sostanze alimentari”.
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la R. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi.
Resistono con controricorso i sigg.ri S.A. ed altri.

Motivi della decisione

Con il l motivo il ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 2051, 1227 c.c., in riferimento all’art. 360, 1(c) co. n. 3, c.p.c..
Con il 2 motivo denunzia violazione e falsa applicazione degli arti. 2051, 1227 c.c., 112 c.p.c. in riferimento all’art. 360, l co. n. 3, c.p.c..
Si duole che la corte di merito abbia

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[1] Cass. sent. n. 13222/16 del 27.06.2016.

[2] Art. 2051 cod. civ.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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