Licenziamento vicino alla pensione, come coprire i periodi mancanti?
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6 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Licenziamento vicino alla pensione, come coprire i periodi mancanti?

Cessazione del rapporto di lavoro prima del raggiungimento della pensione anticipata o di vecchiaia: quale soluzione per ottenere il trattamento?

 

Sono stato licenziato a un anno dalla pensione: che cosa posso fare per non perdere il trattamento?

 

È sempre più frequente, complice l’ormai endemica crisi dell’impiego, che dei lavoratori si ritrovino licenziati a un passo dall’ottenimento della pensione. In questi casi, quali soluzioni possono prospettarsi, affinché gli interessati non si ritrovino privi di reddito e ottengano i contributi mancanti al pensionamento?

 

 

Isopensione

Una delle soluzioni maggiormente favorevoli al lavoratore consiste nell’isopensione, nota anche come prepensionamento Fornero. Si tratta di un assegno pagato dall’azienda ed erogato dall’Inps per l’esodo volontario dei dipendenti, pari all’importo della futura pensione: possono fruire del trattamento i dipendenti a cui non manchino più di 4 anni alla maturazione dei requisiti per la pensione e la cui azienda abbia almeno 15 dipendenti. Visti gli alti costi che l’isopensione comporta per il datore di lavoro, purtroppo lo strumento è poco utilizzato.

 

 

Assegno straordinario

Un’altra forma di prepensionamento è l’assegno straordinario, che spetta, sino a un massimo di 5 anni, agli esuberi prossimi alla pensione: la prestazione è pagata dall’eventuale fondo di solidarietà a cui aderisce l’azienda. Le regole, in questo caso, sono stabilite dal fondo stesso: non in tutti i casi si arriva a coprire tutti e 5 gli anni mancanti al pensionamento, o a pagare un assegno pari all’importo della futura pensione.

 

 

Disoccupazione

Quando non manca molto tempo al raggiungimento della pensione, l’indennità di disoccupazione può arrivare a coprire l’intero periodo mancante, in quanto sono accreditati i contributi figurativi. La nuova indennità di disoccupazione si chiama Naspi, è pari al 75% dell’imponibile degli ultimi 4 anni (se questo non supera 1.195 euro, diversamente il calcolo e più complesso; in ogni caso non si possono superare 1300 euro mensili) e dura la metà rispetto ai periodi lavorati nei 4 anni precedenti l’evento (quindi non più di 24 mesi). Per determinate categorie di lavoratori dopo la Naspi si ha diritto a un ulteriore trattamento, l’Asdi (assegno di disoccupazione), della durata massima di 6 mesi.

 

 

Ape

Se non mancano più di 3 anni al raggiungimento del requisito di età per la pensione di vecchiaia, il lavoratore, dal 2017, potrà pensionarsi subito con l’Ape, l’anticipo pensionistico. Questo, in base alle notizie sinora note, sarà pari al 95% della futura pensione ed ottenuto grazie a un prestito, ma penalizzerà la prestazione sino a un massimo dell’8%. La penalizzazione dipenderà dagli anni di anticipo, dall’ammontare del futuro trattamento e dall’appartenenza o meno a una determinata categoria tutelata. In particolare i lavoratori tutelati saranno:

 

– i disoccupati di lunga durata, che avranno diritto a dei contributi statali per abbassare la penalizzazione, cioè le rate del prestito;

– i lavoratori licenziati come esuberi, le cui rate del prestito saranno coperte da un contributo aziendale, dal 25 al 65% dell’importo del finanziamento.

 

Per i lavoratori licenziati in prossimità della pensione, dunque, il taglio dell’assegno non dovrebbe superare il 4%.

 

 

Contributi volontari

Nel caso in cui nessuna agevolazione o ammortizzatore sociale possa offrire uno “scivolo” per la pensione, l’unico modo per coprire gli anni di contributi mancanti è costituito dai versamenti volontari.

I contributi volontari sono determinati dall’Inps in base all’imponibile previdenziale degli ultimi 12 mesi di lavoro e si quantificano su base settimanale. Per ottenere l’importo del contributo volontario settimanale, nel dettaglio, bisogna applicare l’aliquota vigente per i contributi obbligatori (per i dipendenti, generalmente, il 33%) alla media della retribuzione imponibile percepita nell’anno precedente alla data di autorizzazione.

Ad esempio, se il reddito, negli ultimi 12 mesi precedenti la domanda di autorizzazione ai contributi, è risultato pari a 30.000 euro, si devono versare contributi annui pari a 9.900 euro.

Esiste, comunque, un minimale: l’importo minimo della retribuzione settimanale su cui calcolare il contributo volontario, difatti, deve essere almeno pari al 40% del trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensione lavoratori dipendenti (Fpld), in vigore nell’anno considerato. In pratica, i contributi settimanali si devono calcolare su un imponibile non inferiore a 200, 58 euro; ciò vuol dire che la retribuzione minima annua su cui calcolare i contributi deve essere pari a 10.430,37 euro ed i contributi minimi ammonteranno a 3.442,02 euro.

Per quanto riguarda i versamenti, questi devono essere effettuati trimestralmente, entro le seguenti date:

 

– 30 giugno, per il primo trimestre;

– 30 settembre, per il secondo trimestre;

– 31 dicembre, per il terzo trimestre;

– 31 marzo, per il quarto trimestre.

 

Prima che i contributi siano versati, questi non risultano accreditati e non è, pertanto, possibile ottenere la pensione, sinché non risulta coperto l’intero periodo. Non è peraltro possibile pagare i contributi in anticipo, ossia pagare l’anno da coprire anticipatamente in un’unica soluzione, poiché i periodi autorizzati si riferiscono ad un arco di tempo che non è ancora trascorso (fanno eccezione i 6 mesi precedenti alla domanda di autorizzazione, se non coperti da altri contributi; nel Suo caso, sarebbero coperti dai contributi figurativi Inps).

Il provvedimento di autorizzazione ha validità dallo stesso mese di presentazione della domanda: questa deve essere presentata all’Inps (online o tramite contact center, se si possiede il Pin o lo Spid, diversamente tramite patronato) perentoriamente entro 12 mesi dalla scadenza del termine ordinario per la consegna del Cud dell’anno in questione, pena la decadenza.


 


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