730 e Unico, gli importi del cud non incassati vanno dichiarati?
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28 Giu 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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730 e Unico, gli importi del cud non incassati vanno dichiarati?

Importi risultanti dalla certificazione unica CU non realmente erogati al lavoratore: devono essere inseriti nella dichiarazione dei redditi?

 

Nel Cud il mio datore di lavoro ha indicato importi che in realtà non mi ha pagato: devo comunque indicarli nella dichiarazione dei redditi?

 

Nel 730, o nel modello Unico, il lavoratore dipendente è tenuto a indicare i soli importi incassati nel 2015: in particolare, devono essere riportati nella dichiarazione dei redditi 2016 gli importi incassati dal 1° gennaio 2015 al 12 gennaio 2016. Si applica, difatti, il cosiddetto principio di cassa allargato, per cui tutto ciò che è stato percepito, in forza del rapporto di lavoro subordinato, entro il 12 gennaio, entra a far parte dei redditi di lavoro dipendente dell’anno precedente.

La questione, tuttavia, si complica quando nel Cud, o meglio nella Cu, la certificazione unica dei redditi erogati dal sostituto d’imposta, appaiono degli importi che non sono stati erogati, nemmeno successivamente. In questo caso, come comportarsi?

 

 

Redditi non percepiti indicati nel Cud

In base al disposto del Tuir [1] (Testo Unico imposte sui redditi) ed ai chiarimenti di una nota circolare dell’Agenzia delle Entrate [2], i redditi non incassati entro il 12 gennaio dell’anno successivo, nonostante siano indicati nella Cu non devono essere dichiarati. Questo, anche se il datore di lavoro abbia comunque effettuato il versamento delle ritenute [3].

Al momento dell’effettivo pagamento delle retribuzioni, queste saranno assoggettate alla tassazione ordinaria, se il mancato pagamento iniziale dipendeva dalla volontà del datore di lavoro, dunque entreranno nel 730 o nel modello Unico dell’anno in cui sono stati realmente percepiti. Negli altri casi, ad esempio per grave dissesto finanziario dell’azienda [2] o al verificarsi di una procedura concorsuale, gli importi devono essere sottoposti alla tassazione separata e non devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi.

Ovviamente, la discordanza tra Cu trasmessa e modello 770 da una parte e dichiarazione dei redditi dall’altra potrebbe far scattare un accertamento dovuto all’anomalia: in questo caso, dunque, il dipendente deve provare di non aver effettivamente ricevuto tali importi, per evitare di pagare le sanzioni per dichiarazione infedele. La prova non è semplice e in molti si sono lamentati di essere stati comunque sanzionati dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate, in quanto non certi della mancata percezione dei redditi indicati nel Cud.

L’ideale sarebbe far correggere i modelli Cu e 770 dal datore di lavoro, ma non sempre questi è disponibile a farlo, anche per l’assoggettamento a sanzioni piuttosto pesanti.

Diversi esperti consigliano, ad ogni modo, di inserire gli importi non percepiti e assoggettati a tassazione nel quadro E27 del 730, con il codice 5, che si riferisce alle somme che non avrebbero dovuto concorrere a formare i redditi di lavoro dipendente e che, invece, sono state assoggettate a tassazione.

 

 

TFR e Cud

Un altro importo indicato nella Cu che non deve essere inserito nel 730 o nel modello unico è il Tfr: il trattamento di fine rapporto, difatti, è soggetto a tassazione separata e non incrementa il reddito imponibile del lavoratore. Pertanto, non deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi nemmeno nell’anno in cui viene effettivamente erogato.

Peraltro, nella Cu l’importo è indicato tra quelli soggetti a tassazione separata ed il lavoratore, non inserendolo in dichiarazione, non ha nulla da temere.

L’unico caso in cui il Tfr deve essere indicato nel 730 o nel modello unico è quello in cui sia erogato in busta paga mensilmente: in quest’ipotesi, difatti, il reddito entra nella disponibilità del dipendente mese per mese ed è soggetto alla tassazione ordinaria. Le anticipazioni del Tfr sono invece soggette a tassazione separata.

 

 

Indennità di mancato preavviso e patto di non concorrenza

Quanto esposto per il Tfr soggetto a tassazione separata vale anche per le indennità dovute alla cessazione del rapporto di lavoro, come l’indennità di mancato preavviso, le somme erogate a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria o di transazioni relative alla risoluzione del rapporto di lavoro e i compensi derivanti dal patto di non concorrenza.

Per il patto di non concorrenza, tuttavia, le somme sono soggette alla tassazione ordinaria se vengono erogate in costanza del rapporto di lavoro, con periodicità mensile o annuale.

 


[1] Art. 50, co. 1, lett. c-bis, e 51, co. 1, Tuir.

[2] Circ. n. 23/E/97.

[3] Cass. sent. n. 15/2010.

 


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