Bisogna tenere nella giusta considerazione la volontà del figlio, nel giudizio di separazione tra i coniugi nel decidere con quale dei due egli debba vivere. Così ha stabilito di recente la Cassazione [1], sottraendo un minore alla madre.
I provvedimenti in materia di affidamento non possono consistere in forzate sperimentazioni – ha sottolineato la Corte. Le reali e attuali esigenze della prole non possono essere sacrificate nel tentativo di ottenere un comportamento più maturo da parte dei genitori. Nell’assegnazione del minore, infatti, viene in primo luogo in rilievo l’interesse (morale e materiale) del minore.
Il giudice, dunque, è tenuto di ascoltare, durante il processo, ciò che ha da dire il minore e deve tenere conto delle sue dichiarazioni e dei suoi interessi, purché sia dotato di discernimento.
Nel caso di un diciassettenne che manifestava un migliore rapporto con il padre, la Corte, applicando tale principio e in accoglimento delle istanze del giovane, ha consentito a quest’ultimo di vivere con il papà.
[1] Cass. sent. n. 7773 del 17.05.2012.
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Stefano
decisione corretta e consapevole, la tutela del minore non deve essere sempre e sistematicamente affidato alla coniuge o convivente donna, oggi ci sono moltissimi uomini che sanno fare benissimo il mammo….