Chi paga il perito del tribunale?
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28 Giu 2016
 
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Redazione
 


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Chi paga il perito del tribunale?

CTU: il consulente tecnico d’ufficio e il decreto di liquidazione del giudice del compenso; chi deve pagare la parcella del professionista?

 

Nel corso di una causa capita spesso che il giudice ritenga necessario, per poter prendere una decisione e arrivare alla sentenza, nominare un perito perché valuti questioni di carattere tecnico o scientifico, sottratte alle sue conoscenze perché particolarmente complesse e richiedenti conoscenze specifiche: si tratta del cosiddetto consulente tecnico d’ufficio (CTU). Il CTU è un professionista privato, non pagato dallo Stato ma dalle parti del processo, secondo determinate regole che analizzeremo in questa breve scheda.

 

La nomina del CTU avviene sulla base di appositi elenchi presenti in tutti i tribunali e divisi sulla base delle competenze degli stessi. Così, ad esempio, esistono i consulenti esperti in ingegneria e costruzioni, capaci di stabilire quale sia la causa di un crollo di un immobile o il disfacimento di una parete di un appartamento; quelli esperti in idraulica che sanno risalire all’origine di una infiltrazione d’acqua e alla perdita di una tubatura condominiale; quelli capaci di individuare, sulla base di una perizia sulle automobili danneggiate, le responsabilità in un incidente stradale; esistono poi i medici legali che sono in grado di qualificare il tipo di lesione subita da un soggetto infortunato, quantificando economicamente il relativo danno.

 

 

Che valore ha la CTU?

Contrariamente a quanto si crede, la consulenza tecnica del perito nominato dal giudice non è un mezzo di prova e, pertanto, il giudice è libero di tenerla in considerazione così come di non ritenerla sufficientemente convivente o motivata. In quest’ultimo caso, il magistrato potrebbe valutare la possibilità, al momento del deposito della perizia, di chiedere allo stesso professionista delle integrazioni o ulteriori chiarimenti (eventualmente facendolo comparire in udienza o disponendo che ciò avvenga per iscritto), oppure potrebbe addirittura valutare di revocare l’incarico e nominare un nuovo perito che possa soddisfare i dubbi del magistrato.

 

Nella quasi totalità dei casi, l’opinione del CTU finisce per essere quella del giudice, che di norma si adegua a quanto da quest’ultimo deciso. Il magistrato potrebbe addirittura motivare la propria sentenza richiamando proprio le parole espresse dal consulente tecnico nella sua perizia.

 

 

Come si nomina il CTU?

La CTU viene disposta dal giudice d’ufficio, anche se nella prassi ciò avviene spesso su sollecitazione di parte.

L’individuazione del CTU avviene a discrezione del giudice, tenendo conto tuttavia di un criterio rotatorio che consenta una certa alternanza, secondo regole stabilite dalla legge. Il giudice, dopo aver nominato il CTU, formula i quesiti ai quali questi dovrà rispondere e fissa l’udienza alla quale questi dovrà comparire per prestare giuramento. A tale udienza, il giudice emette un’ordinanza con la quale fissa i seguenti termini:

– il termine entro il quale il consulente deve trasmettere alle parti la relazione conclusiva delle operazioni peritali svolte;

– il termine entro il quale le parti devono trasmettere le loro osservazioni sulla relazione al consulente tecnico;

– il termine entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, con le osservazioni delle parti ed una sua sintetica valutazione.

Al termine dell’udienza il verbale di causa viene, poi, sottoscritto dal consulente. La mancata sottoscrizione costituisce una mera irregolarità.

 

 

Chi paga il consulente tecnico?

La liquidazione dei compensi al perito è fatta con decreto motivato del giudice o del pubblico ministero che lo ha nominato.

 

Di norma il giudice stabilisce un anticipo al CTU già all’atto del conferimento dell’incarico e indica la parte a carico della quale è dovuto tale pagamento. Di norma si tratta della parte che ha sollecitato la nomina del CTU. Se invece la nomina è avvenuta per volere dello stesso giudice, è verosimile che l’anticipo venga posto a carico di entrambe le parti in via solidale o del solo attore, colui cioè che ha avviato i giudizio, costringendo la controparte a difendersi.

 

Il pagamento dell’intero compenso del CTU viene definito con la sentenza finale. Anche in questo caso è il giudice che, discrezionalmente, stabilisce a carico di chi vada addebitata tale spesa. Tuttavia, il magistrato deve, a tal fine, tenere conto della regola della cosiddetta soccombenza: in altre parole tutti gli oneri economici della causa sono a carico di chi ha perso il giudizio. Sarà quest’ultimo a dover pagare (oltre alle spese legali della controparte) anche il CTU e a rifondere l’eventuale anticipo già pagato dall’avversario nel corso del giudizio.

 

Il giudice è anche libero di ripartire in percentuale tali spese tra le parti, stabilendo ad esempio che il compenso del CTU venga pagato al 50% da entrambi i soggetti processuali.

 

In ogni caso, a prescindere da quanto stabilisce il giudice con la sentenza definitiva, il CTU può richiedere il pagamento a entrambe le parti, anche a quella che ha vinto la causa. Questo perché, nei suoi confronti, si verifica una “responsabilità solidale”: tutti i soggetti sono cioè tenuti al pagamento dell’onorario del perito, salvo poi il diritto del vincitore di rivalersi nei confronti dell’avversario per quanto anticipato.

 

Il decreto del giudice con cui viene liquidato il compenso del CTU costituisce titolo provvisoriamente esecutivo, a mezzo del quale è possibile richiedere legittimamente il pagamento alla parte a carico della quale è posto il pagamento.


Autore immagine: 123rf com

 


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