Molestie: sì a sms e telefonate assillanti per i soldi del mantenimento
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28 Giu 2016
 
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Molestie: sì a sms e telefonate assillanti per i soldi del mantenimento

Se le martellanti telefonate e i messaggini sul cellulare non hanno ad oggetto questioni futili, ma riguardano questioni inerenti i rapporti con i figli e il pagamento dell’assegno di mantenimento, non scatta il reato di stalking o di molestie.

 

Lecito tampinare l’ex coniuge con telefonate continue ed sms, anche nelle ore notturne, se l’oggetto delle comunicazioni riguarda il rispetto degli obblighi di mantenimento e i rapporti con i figli. Il reato di molestie, infatti, può scattare solo nel caso in cui il comportamento persecutorio sia determinato da futili motivi e, di certo, tali non sono le questioni attinenti ai doveri familiari, specie se in mezzo ci sono i figli minori. È quanto chiarito poche ore fa dalla Cassazione [1].

 

 

La vicenda

La Corte assolve dalla accusa penale di molestie una donna, incriminata a causa del suo comportamento assillante nei confronti del precedente marito; oggetto del contendere una serie continua di comunicazioni tramite telefono ed sms che, a detta del destinatario, avrebbero avuto l’effetto di procurargli un indebito disturbo. Senonché tale comportamento era stato dettato dalla necessità di incalzare l’uomo al rispetto dei propri doveri stabiliti dal giudice della separazione: questi, infatti, era a sua volta accusato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, non avendo provveduto al mantenimento tanto da essere condannato anche in sede penale.

La donna, in evidente stato di bisogno e necessità, era stata sfrattata per morosità e aveva grandi difficoltà a gestire la prole.

 

 

Lecito lo stress telefonico se per necessità

Lo stato di necessità economica e l’agire in ragione di un proprio diritto tutt’altro che secondario, come l’ottenimento dell’assegno di mantenimento, fanno sì che il comportamento ossessivo, quello cioè di chi telefona in tutti gli orari del giorno e della notte, non possa essere qualificato come reato di molestia. Insomma, è lecito stressare telefonicamente per ottenere i soldi dell’assegno mensile e il rispetto dei doveri di genitore verso i figli. Secondo infatti la sentenza in commento, una volta riconosciuto che le telefonate e gli sms vertono su questioni non futili e di rilevante interesse per i figli, è illogico definirle petulanti e fonti di disturbo.

 

Il che significa che non può essere giustificato il comportamento del genitore che, per sottrarsi agli obblighi a suo carico (economici e di assistenza), rifiuti ogni colloquio con il coniuge separato. Egli deve, anzi, andare incontro alle proprie responsabilità e non può glissare dinanzi alle telefonate che lo richiamano ai doveri stabiliti dal giudice.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 27 gennaio – 28 giugno 2016, n. 26776
Presidente Siotto – Relatore Novik

Rilevato in fatto

1. Con sentenza emessa il 1 aprile 2015, il Tribunale di Genova condannava R.S. alla pena di euro 300 di ammenda ed al risarcimento dei danni in favore della parte civile per il reato di cui all’art. 660 cod. pen., “perché, per petulanza con telefonate ed SMS continue ed anche notturne, recava molestia al coniuge separato M.M.”. Fatto commesso in Ne, sino al mese di dicembre 2010. Le indagini erano originate dalla denuncia presentata dalla parte offesa che aveva riferito di aver ricevuto per più di un mese telefonate ripetute e messaggi disturbanti da parte della moglie separata, nonostante avesse cambiato più volte numero di telefono. Le telefonate ed i messaggi, avente tutti, tranne uno, per oggetto il rapporto con i figli, erano disturbanti e proseguivano nonostante il divieto imposto alla ex moglie.
Rilevava il giudicante che la frequenza e la continuità delle telefonate dimostravano che il mezzo telefonico era stato utilizzato non per uno scopo normale di comunicazione, ma per esercitare un indebito disturbo al ricevente. Veniva così disattesa la tesi difensiva secondo cui telefonate e messaggi erano stati inoltrati dal figlio.
2.

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[1] Cass. sent. n. 26778/16 del 28.06.16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
1 Lug 2016 simone

ahhhhh!!!! Quindi le donne possono molestare e perseguitare?????? Quanti padri separati sono stadi condannati per stalking solo per qualche telefonata di troppo per parlare con i propri figli o per cercare di recuperare un rapporto con la ex……..invece le donne per i furti legalizzati come l’assegno di mantenimento posso perseguitare!!!!! E’ vergognoso e assurdo!!!!!!