Migranti: niente espulsione se gravemente malati
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28 Giu 2016
 
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Carlos Arija Garcia
 


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Migranti: niente espulsione se gravemente malati

Per la Cassazione, gli extracomunitari senza permesso di soggiorno con seri problemi di salute devono restare in Italia. Con la dovuta assistenza sanitaria.

 

Senza permesso di soggiorno ma con seri problemi di salute. Un immigrato, in queste condizioni, non può essere espulso dall’Italia. Lo ha stabilito la Cassazione. Per la Suprema Corte, “la garanzia del diritto fondamentale alla salute del cittadino straniero impedisce l’espulsione di chi, dall’immediata esecuzione del provvedimento, potrebbe subire un irreparabile pregiudizio”. In altre parole, se l’espulsione di uno straniero gravemente malato può mettere a rischio la sua incolumità l’immigrato deve restare in Italia.

E deve anche essere assistito. Secondo la Cassazione, infatti, quella garanzia del diritto fondamentale alla salute “deve comprendere non solo le prestazioni di pronto soccorso e di medicina di urgenza ma anche tutte le altre prestazioni essenziali per la vita”.

 

 

Immigrati malati: la sentenza della Cassazione

La Cassazione si è pronunciata sul caso di una cittadina peruviana che aveva presentato ricorso al giudice di pace di Roma contro un decreto di espulsione emesso nei suoi confronti dal prefetto della Capitale. La donna, alla quale sono state asportate ovaie, tuba e utero a causa di un tumore, lamentava il fatto che, per il giudice di pace, “la ricorrente non aveva chiesto alcun permesso in merito. La Cassazione ha così accolto il ricorso dell’immigrata e disposto che il giudice di pace riveda il caso tenendo conto del principio di diritto emanato dalla Corte.

 

 

Immigrati: altri divieti di espulsione

Un serio problema di salute non è l’unico motivo per cui un immigrato non può essere espulso dall’Italia. Il divieto, infatti, è previsto anche per lo straniero che rischia di essere vittima di persecuzioni per motivi di razza, di cittadinanza, di religione, di opinione o di condizione personale o sociale. Non può essere espulso nemmeno l’immigrato che rischi di essere trasferito in uno Stato in cui rischi di essere perseguitato.

 

Il divieto di espulsione è allargato anche a:

  • Gli stranieri minorenni, a meno che non gli venga riconosciuto il diritto di seguire i genitori o gli affidatari espulsi;
  • Gli stranieri in possesso del permesso di soggiorno europeo per soggiornanti di lungo periodo;
  • Gli stranieri che convivono con un parente italiano entro il secondo grado o che sono sposati con un cittadino/a italiano/a;
  • Le donne straniere in stato di gravidanza o che abbiano un figlio minore di sei mesi.

 

 

L’espulsione amministrativa di un immigrato

Il Ministero dell’Interno può disporre l’espulsione amministrativa di un immigrato per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato in caso di ingresso clandestino, irregolarità del soggiorno o sospetta irregolarità sociale. Lo straniero ha la facoltà di ricorrere al TAR del Lazio o al tribunale ordinario, a seconda dei casi.

L’immigrato oggetto del provvedimento di espulsione viene accompagnato dalle forze dell’ordine alla frontiera anche se ha presentato ricorso.

Lo straniero a cui è scaduto il permesso di soggiorno da più di 60 giorni e non ha chiesto il rinnovo del documento viene intimato a lasciare il territorio italiano entro 15 giorni. Se il prefetto intuisce che l’immigrato non ha intenzione di andarsene, dispone l’accompagnamento forzato alla frontiera.

Nel 2015 [1] è stato disposto un altro motivo di espulsione amministrativa: riguarda l’immigrato che abbia commesso reati con finalità di terrorismo o che abbia partecipato in un altro Paese ad azioni simili o a sostegno di un’organizzazione terroristica.

Una volta espulso dall’Italia, lo straniero non può rientrare per un periodo dai 3 ai 5 anni, a meno che non abbia una speciale autorizzazione del Ministero dell’Interno.

 

 

L’espulsione di un immigrato disposta dal giudice

L’espulsione di un immigrato a titolo di misura di sicurezza viene disposta da un giudice come conseguenza di una condanna penale e se lo straniero è ritenuto socialmente pericoloso. Lo straniero dovrà, quindi, scontare la pena e, subito dopo, verrà espulso dall’Italia.

Tuttavia, il giudice può disporre un’espulsione immediata come sanzione sostitutiva della detenzione in questi casi:

  • che nei confronti dello straniero possa essere disposta l’espulsione immediata secondo le norme dell’espulsione amministrativa;
  • che la condanna a pena detentiva sia conseguente a reato con pena massima non superiore a due anni e non riguardi delitti di particolare gravità, come il terrorismo;
  • che, secondo il giudice, non ci siano gli estremi per la sospensione condizionale della pena.

In questi casi, la durata dell’espulsione non può essere inferiore a cinque anni.


[1] Dl n. 7 del 18 febbraio 2015.

 


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Commenti
28 Giu 2016 Daniele contrisciani

Che siano i Giudici a rimborsare il Sistema sanitario nazionale in questo caso.