Quando e come dichiarare l’espatrio? L’iscrizione all’AIRE
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29 Giu 2016
 
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Quando e come dichiarare l’espatrio? L’iscrizione all’AIRE

Il cittadino italiano che emigra in un altro Paese e vi permane per più di dodici mesi va iscritto all’AIRE, mediante dichiarazione spontanea o previo accertamento d’ufficio.

 

Se hai deciso di andare via dall’Italia, è necessario che tu dichiari l’espatrio attraverso l’indicazione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, cosiddetta AIRE. Ma procediamo con ordine.

 

Seppure a volte lo dimentichiamo, gli italiani sono stati un popolo di emigrati, migliaia dei nostri paesani hanno salutato il nostro Paese in cerca di una migliore condizione sociale, ignari di ciò che avrebbero incontrato, facendo affidamento sulle proprie forze e sulla speranza di vivere una vita più appagante di quella che l’amato Paese non era invece in grado di offrire loro, e a volte anche per disperazione. Questo fenomeno purtroppo è ancora attuale, infatti, soprattutto dopo la crisi economico-finanziaria del 2007, sono ricominciate le ondate migratorie, grazie anche alla facilità con cui oggi – per il merito di internet – ci si riesce maggiormente ad orientare nella scelta della destinazione più consona alle proprie aspettative. L’espatrio comporta una serie di adempimenti burocratici che spesso si ignorano, uno tra questi l’obbligo di aggiornare la dichiarazione di residenza.

 

 

Cosa si intende per residenza?

La residenza è definita dalla legge [1] come il luogo di dimora abituale, dove solitamente si svolge la vita familiare, lavorativa e sociale di una persona. Perché si parli di residenza occorre il presupposto della stabile permanenza in quel luogo, nel senso che la persona viva prevalentemente in quel posto rispetto ad un altro, oppure vi permanga abitualmente, ovvero ancora questo rappresenti la sede dell’unica dimora dell’individuo. Accanto al concetto di residenza si discorre anche di domicilio che è la sede degli affari e degli interessi della persona.

Facciamo un esempio: Tizio vive con la sua famiglia in una villetta sita sul lungomare del comune di Caulonia Marina (RC), ma spesso si reca a Roma dove gestisce un hotel, questi può fissare la residenza nel comune di Caulonia Marina, in cui ha sede la sua casa (c.d. dimora) e potrà eleggere domicilio a Roma in quanto luogo in cui si svolgono i sui affari.

In definitiva, nel comune in cui si trova l’abitazione del soggetto lì è anche la sua residenza, diversamente non sempre il domicilio coincide con la residenza, esso infatti segue gli affari della persona; altro esempio più esplicativo è quello del cliente che si rivolge all’avvocato e presso il suo studio, ai fini delle comunicazioni inerenti alla causa, elegge domicilio, naturalmente ciò durerà fino al perdurare dell’affare.

 

Quindi se mi trasferisco per un lungo periodo all’estero devo spostare con me la residenza?

Se non diversamente previsto, il domicilio e la residenza sono scelte libere che si comunicano mediante apposita dichiarazione, e come tali devono rispecchiare la realtà dei fatti; per queste ragioni, se ci si trasferisce per un lungo periodo o definitivamente all’estero, naturalmente la dimora abituale, in cui si svolge la vita familiare, sociale e a volte lavorativa del soggetto, cambia, e con essa anche la residenza.

 

 

Dove devo comunicare il cambio di residenza all’estero?

Sebbene nell’immaginario collettivo andare via dall’Italia equivalga a non avere più “obblighi” nel confronti di questo paese, nella realtà dei fatti, invece, l’italiano che emigra rimane cittadino italiano (a meno che non acquisti la cittadinanza estera!) e per tali motivi deve continuare a rispettare taluni doveri, quale dichiarare obbligatoriamente per legge [2] presso i competenti uffici comunali la nuova residenza, in quanto in caso di verifiche, l’amministrazione può – oltre che provvedere alla correzione d’ufficio delle iscrizioni anagrafiche esistenti – applicare sanzioni pecuniarie.

 

Presso il Ministero dell’Interno – Dipartimento degli affari Interni e Territoriali – è istituita per legge [3] un’Anagrafe della popolazione italiana residente all’estero, AIRE – contenente i dati degli italiani che risiedono all’estero da più di dodici mesi trasmessi, a loro volta, dalle costituite AIRE comunali. L’iscrizione può avvenire ad opera del cittadino ovvero a seguito di un accertamento d’ufficio del cambio di residenza (in questo caso l’iscritto dovrà essere debitamente informato per mezzo di notifica effettuata dall’Ufficio diplomatico-consolare al nuovo indirizzo estero).

 

Per legge, sono obbligati ad iscriversi:

  • i cittadini italiani che intendano spostare la propria residenza all’estero per un periodo superiore ad un anno solare;
  • i cittadini italiani nati all’estero e residenti da sempre al di fuori dello Stato italiano;
  • coloro che acquistano la cittadinanza italiana all’estero; (in queste ultime due ipotesi presupposto è l’avvenuta trascrizione, nei registri di Stato Civile, tanto dell’atto di nascita quanto del provvedimento di concessione della cittadinanza, per il tramite dell’Autorità diplomatico-consolare).

Naturalmente coloro i quali si recano all’estero per una durata inferiore alla soglia dei dodici mesi non sono tenuti ad iscriversi all’AIRE.

Al pari, quelle categorie di soggetti che per occupazioni stagionali si recano all’estero o ancora i dipendenti di ruolo dello Stato in servizio all’estero e i loro conviventi, nonché i militari in servizio presso la NATO, sono esenti da tale obbligo.

 

 

Come iscriversi all’AIRE?

A mezzo posta o personalmente, chi è in presenza dei requisiti sopra detti deve recarsi, entro novanta giorni dall’espatrio, presso l’Ufficio diplomatico-consolare del Paese estero competente territorialmente al fine di rilasciare apposita dichiarazione. È prevista anche la possibilità per l’interessato, prima della partenza, di comunicare presso l’Ufficio anagrafe del comune italiano di residenza l’intenzione di espatriare, di cui l’Ufficiale dovrà prenderne nota nei due registri (APR – Anagrafe della popolazione residente- ai fini della cancellazione e AIRE per l’iscrizione) e attendere la successiva comunicazione confermativa proveniente dall’Ufficio consolare estero. Ove, invece, il cittadino non si trasferisca più, questi sarà tenuto a comunicare il mantenimento della residenza nel comune italiano anticipatamente adito, pena la cancellazione dall’Anagrafe della popolazione residente per irreperibilità.

 

A sua volta l’Ufficio diplomatico-consolare provvede all’invio del modulo di iscrizione debitamente compilato dall’emigrato al comune italiano di ultima residenza dello stesso, il quale, previo accertamento, cancella il cittadino dall’APR e lo iscrive all’AIRE, con successiva trasmissione della stessa all’AIRE centrale. Da questo momento in poi tutti i fatti che per l’iscritto rappresentano variazione dello stato anagrafico vanno comunicati, entro novanta giorni dal loro verificarsi, all’Ufficio diplomatico-consolare competente territorialmente, con la produzione di tutti i documenti in originale che a seguito di traduzione e legalizzazione verranno inviati al comune italiano di iscrizione AIRE.

 

Il comune di iscrizione AIRE, su richiesta può rilasciare il certificato di residenza AIRE il quale riporta l’iscrizione, la data di decorrenza della cancellazione dall’APR, il nuovo indirizzo estero e gli estremi della trascrizione dell’atto di nascita o di concessione della cittadinanza.

 

 

Che fare al rimpatrio

Una volta rimpatriati, occorrerà rilasciare una ulteriore dichiarazione di cambio residenza al comune italiano dove si intende risiedere, finanche diverso da quello di iscrizione AIRE.

 

 

Quali benefici derivano dall’iscrizione all’AIRE?

Dall’iscrizione all’ “Anagrafe della popolazione italiana residente all’estero” discendono taluni diritti, quali a titolo esemplificativo e non esaustivo:

  • la possibilità di ottenere, tanto dall’Ufficio Anagrafe italiano quanto da quello diplomatico-consolare estero, certificati (come quello di residenza) e documenti (carta di identità, patente di guida per coloro che già la detenevano, passaporto, visto di ingresso, ecc.);
  • il diritto di emettere autocertificazioni sostitutive di certificati [4];
  • forme di agevolazioni per l’assistenza sanitaria;
  • diritto di esercitare il voto in occasione delle consultazioni elettorali e referendarie che si tengono nello Stato italiano.

 

In pratica, il cittadino italiano che intende trasferirsi all’estero definitivamente o comunque per un tempo superiore ad un anno è tenuto per legge a darne comunicazione al comune italiano di residenza prima della partenza, oppure all’Ufficio diplomatico-consolare entro 90 giorni dall’avvenuto trasferimento, così migrando dall’Anagrafe della popolazione residente (APR) a quella della popolazione italiana residente all’estero (AIRE).

 

avv. Lara Cirillo


[1] Art. 43 cod. civ.

[2] Art. 11 L.n. 1228 del 24.12.1954.

[3] L. n. 470 del 27.10.1988; reg. esec. D.P.R. n. 323 del 6.09.1989.

[4] Ai sensi del D.P.R. n.445 del 28.12.2000 e s.m.i..

 
 


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Commenti
30 Giu 2016 Sergio CILLI

queste cose basta leggerle sul sito del ministero, …..ben più importante sarebbe spiegare come si pagano le tasse quando si è iscritti aire…….se dipendenti di un’azienda con rappresentanza in Italia o di un’azienda senza rappresentanza in Italia……quanto alle agevolazioni sull’assistenza sanitaria…..ma di cosa parlate?!?!…sono sciocchezze….chi si iscrive all’aire perde l’assistenza sanitaria…..salvo avere diritto, per brevi periodi, di assistenza sanitaria “solo in caso di urgenze”…cioè se stai per schiantare!!!!!………viva ritaglia!!!

 
30 Giu 2016 Lara Cirillo

Caro lettore, stiamo parlando di legge, non di politica: in particolare quest’articolo tratta la specifica tematica dell’obbligo di iscrizione Aire – conformemente al dettato normativo – e non tutti gli altri aspetti relativi all’espatrio che potranno anche essere affrontati in futuro.

 
1 Lug 2016 VALTER TRINCHERO

BUONGIORNO….ALLORA SE IO VOGLIO RESTARE CITTADINO ITALIANO MA ……..SICCOME VOGLIO TRASCORRERE PIU’ TEMPO ALLE CANARIE CHE IN PATRIA IN UN ALLOGGIO CHE COMPRERO’ ED INTESTERO’ ALLA FIGLIA DOVRO SEGNALARE IL CASO ALL’INPS?