Il termine per farsi pagare un assegno dalla banca
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29 Giu 2016
 
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Il termine per farsi pagare un assegno dalla banca

Quali sono i termini per farsi pagare dalla banca un assegno e che succede se ne chiedi l’incasso oltre tali termini?

 

Esiste un termine per farsi pagare un assegno dalla banca: secondo, infatti, la legge che disciplina i titoli di credito, l’assegno deve essere presentato per l’incasso entro:

  • 8 giorni quando il Comune di emissione dell’assegno è lo stesso di quello del pagamento (si dice, a riguardo, “assegno su piazza”); in pratica, ciò avviene se la banca ove il beneficiario dell’assegno si reca per chiederne l’incasso è situata nello stesso Comune di quella di chi ha emesso l’assegno;
  • 15 giorni se pagabile in altro Comune rispetto a quello di emissione (a riguardo si dice “assegno fuori piazza”).

 

Che succede se trascorre il termine per farsi pagare l’assegno? Il beneficiario dell’assegno conserva certamente il diritto di credito, il quale non va, solo per questo, in prescrizione (v. dopo). Inoltre egli può ugualmente presentarsi in banca per farsi pagare l’assegno, tuttavia, se il termine è scaduto, chi ha emesso l’assegno può ordinare alla banca di non pagarlo più. Per comprendere ciò dobbiamo fare una importante precisazione qui di seguito.

 

 

Si può revocare il pagamento di un assegno?

Chi emette un assegno non fa altro che inviare un ordine alla propria banca di pagare una determinata somma (indicata sull’assegno stesso) a chiunque si recherà allo sportello munito di tale titolo (l’assegno, infatti, è pagabile “a vista”).

Chi emette l’assegno non può mai revocare l’assegno ossia tale ordine impartito alla propria banca: egli non può, cioè, chiedere all’istituto di credito di non pagare più l’assegno. Può farlo solo se inoltra una denuncia di smarrimento, presentandone una copia presso la filiale di banca. Attenzione però a non effettuare denunce strumentali solo per frodare i creditori e bloccare assegni già emessi: chi denuncia falsamente lo smarrimento di un assegno corre il rischio di una querela per calunnia. Ciò perché il possessore dell’assegno, che si presenti allo sportello per chiederne il pagamento, potrebbe essere inquisito per ricettazione, trovandosi in mano un assegno dichiarato smarrito. Questo esporre, consapevolmente, una persona innocente ad un procedimento penale può comportare, appunto, la controdenuncia per calunnia.

 

Pertanto, se chi emette l’assegno ordina alla banca di non pagarlo più, la banca non è tenuta a rispettare tale ordine; anzi, resta obbligata a pagare l’assegno, a dispetto della volontà del proprio cliente.

 

L’unico caso in cui chi emette l’assegno può revocarne il pagamento è se sono trascorsi i termini di pagamento (8 o 15 giorni a seconda che sia “su piazza” o “fuori piazza”).

 

In particolare, trascorsi gli 8 o i 15 giorni l’emittente può ordinare alla banca di non effettuare più il pagamento e viene meno la possibilità di attivare una serie di misure a protezione del beneficiario previste dalla legge in caso di mancato pagamento dell’assegno; la più importante è il “protesto“, che consente di agire per via giudiziaria al fine di ottenere la somma dovuta.

 

 

Trascorso il termine non viene meno il credito

Questo però non vuol dire che il possessore dell’assegno non abbia più la possibilità di recuperare il proprio credito. Egli potrebbe utilizzare l’assegno come prova del proprio diritto a ottenere la somma di denaro e farsi, così, rilasciare dal Tribunale o dal giudice di pace un decreto ingiuntivo. Sulla base poi del decreto ingiuntivo potrebbe agire con il pignoramento.


 


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