Incidente in autostrada: come chiedere il risarcimento
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29 Giu 2016
 
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Incidente in autostrada: come chiedere il risarcimento

Come chiedere il risarcimento del danno ad Autostrade per l’Italia in caso di sinistro verificatosi in autostrada per colpa dell’asfalto dissestato, di una fossa o di un pneumatico abbandonato sulla strada.

 

Potrebbe avvenire che, durante un viaggio in autostrada, si verifichi un incidente o un danno alla nostra automobile causato dalle cattive condizioni di manutenzione della strada, manutenzione che, come noto, spetta alla società Autostrade per l’Italia. In questi casi è indispensabile seguire alcune basilari regole stabilite dalla legge per avviare la procedura di richiesta di risarcimento ad Autostrade per l’Italia per l’incidente in autostrada.

 

 

La responsabilità oggettiva di Autostrade per l’Italia

In base al nostro codice civile [1], il custode di una strada è tenuto a risarcire tutti i danni provocati dalla strada stessa, anche se egli non ne ha colpa o non si trova in malafede.

Il solo fatto che può giustificare un diniego alla richiesta di risarcimento è il cosiddetto “caso fortuito”, ossia la dimostrazione che il sinistro si è verificato per una causa “imprevedibile” e “inevitabile”, pertanto del tutto indipendente dalla sfera del custode. È il caso, ad esempio, di un incidente stradale causato dall’alta velocità o dalla violazione delle altre norme stradali da parte di uno dei conducenti; o un evento improvviso come un fulmine, un terremoto, ecc. Il crollo di un ponte o la frana, se dettati da cattiva manutenzione dell’area, implicano il diritto al risarcimento. Particolare è, infine, l’ipotesi della perdita di un pneumatico da parte di un Tir: in tal caso è necessario accordare un congruo termine agli operai per rimuovere l’ostacolo; se pertanto l’incidente avviene nell’immediatezza del distacco della gomma, esso assume le caratteristiche del fatto “imprevedibile e inevitabile” e, come tale, non dà diritto al risarcimento. Quando invece sia decorso più del tempo necessario per raggiungere il luogo ove sussiste il suddetto pericolo senza che gli addetti abbiano agito, allora il diritto al risarcimento non può essere negato. A tal fine bisognerà vedere, ad esempio, dai tabulati telefonici, il momento in cui è stato segnalato il pericolo al centro più vicino e verificare dopo quanto tempo sia stato rimosso l’ostacolo.

 

L’ipotesi della strada dissestata, con buche o crepe, è un classico esempio di responsabilità da parte del custode della strada stessa. Sicché l’automobilista ha diritto a ottenere il risarcimento del danno.

 

 

La prova dell’incidente

La prima cosa da fare se l’automobile riporta un danno alla propria automobile è procurarsi le prove. Con i moderni smartphone sarà possibile effettuare, nell’immediatezza, una fotografia che immortali il luogo, la fonte del pericolo che ha causato l’incidente, le condizioni dell’automobile, una prospettiva della strada incriminata.

 

È opportuno telefonare alla centrale della polizia stradale più vicina o alla stazione dei Carabinieri per chiedere un intervento. La telefonata dovrà essere verbalizzata dalle autorità e tale verbale potrà costituire, in un secondo momento, la prova dell’avvenuto sinistro.

In caso di presenza di detriti sull’area sarà necessario avvisare l’Anas o Autostrade per l’Italia, affinché possano procedere a ripristinare la sicurezza del tratto. Tale chiamata, comunque, potrà essere successivamente richiamata come prova a favore del conducente e dell’effettività dell’evento.

 

La presenza di testimoni all’interno dell’abitacolo del mezzo, pronti a confermare la dinamica del sinistro, potrà essere estremamente utile in caso di contestazioni da parte del responsabile.

 

Se si decide di far riparare l’auto prima del risarcimento, perché diversamente non potrebbe essere utilizzata o risulta antiestetica, è necessario conservare la fattura della carrozzeria o del meccanico e una serie di fotografie che ritraggono il mezzo prima dell’intervento riparatore. Tanto al fine di poter ricostruire, successivamente, il tipo di danni verificatisi.

 

 

La richiesta di risarcimento ad Autostrade per l’Italia

Una volta tornati a destinazione, sarà opportuno presentare una richiesta di risarcimento ad Autostrade per l’Italia, da inviare con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata (PEC).

 

Se la richiesta viene ignorata o rigettata, l’automobilista può accedere ad una procedura di conciliazione gratuita. La domanda di conciliazione può essere presentata solo compilando l’apposito modulo (qui scaricabile) fornito da Autostrade per l’Italia.

Nella richiesta andrà indicata la causale oggetto della tipologia di controversia e bisognerà allegare copia del reclamo inviato ad Autostrade per l’Italia e della relativa risposta ricevuta.

 

Il modulo dovrà essere inviato tramite le Associazioni aderenti o direttamente ad Autostrade per l’Italia con:

 

– raccomandata a/r inviata ad Autostrade per l’Italia Ufficio di Conciliazione – Via Bergamini 50 – 00159 Roma

– FAX al numero 06.43632180

– e-mail all’indirizzo conciliazione@autostrade.it mettendo in allegato tutta la documentazione.

 

L’automobilista può avviare la procedura di conciliazione solo qualora abbia già presentato un reclamo o una richiesta di risarcimento danni alla società autostradale competente il cui esito non è ritenuto soddisfacente.

 

La richiesta di conciliazione viene esaminata da una Commissione di Conciliazione composta da un “Conciliatore” di Autostrade per l’Italia e/o di Telepass S.p.A., per le controversie riguardanti i servizi Opzione Premium e Premium Truck, e da un “Conciliatore” di una delle associazioni dei consumatori scelto dal cliente ovvero da Autostrade per l’Italia.

Il cliente è libero di accettare o di rifiutare la soluzione proposta.

 

In caso di accordo tra le parti la conciliazione si conclude con la definizione del relativo rimborso.

In caso di mancato accordo, il danneggiato dovrà ricorrere a un avvocato affinché azioni una causa innanzi al giudice di Pace o al Tribunale (a seconda del valore della lite).


[1] Art. 2051 cod. civ.

 


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