Assegni familiari anche per i familiari all’estero
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1 Lug 2016
 
L'autore
Temistocle Marasco
 


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Assegni familiari anche per i familiari all’estero

Sono egiziano e ho la carta di soggiorno: ai fini del computo degli assegni familiari, è giusto tenere conto anche dei familiari che vivono all’estero?

 

Gli immigrati titolari di permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo hanno diritto agli assegni familiari per i membri della propria famiglia che risiedono in Italia, ma anche per quelli che si trovano all’estero. Lo ha ribadito la Corte d’Appello di Brescia in una recente sentenza [1], confermando la pronuncia del Tribunale di Brescia del 2015.

 

L’Inps voleva applicare la legge italiana sugli assegni familiari [2] in base alla quale è possibile includere i familiari che vivono all’estero solo qualora lo Stato in cui essi risiedono abbia stipulato con l’Italia apposita convenzione, e sempre che essi non godano già di trattamenti di famiglia pagati da tale Stato.

Atteso che un tipo di restrizione simile per i cittadini italiani non esiste, rappresenta una discriminazione il comportamento dell’Inps che non consente il computo nel nucleo familiare del cittadino straniero lungosoggiornante –   ai fini del pagamento del relativo assegno – dei familiari residenti all’estero. Tale disparità di trattamento, benché prevista dall’ordinamento italiano [3], è in contrasto con il principio di parità tra italiani e stranieri lungosoggiornanti [4] stabilito dalla Comunità Europea e riguardante tutte le prestazioni aventi carattere assistenziale.

 

Si ricorda, in proposito, che il soggiornante di lungo periodo è colui che ha ottenuto l’omonimo permesso di soggiorno. Il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo è quel documento che consente all’immigrato di risiedere in Italia in modo permanente. Per ottenerlo è necessario che l’extracomunitario sia presente in Italia con regolare permesso di soggiorno da almeno 5 anni.

 

Il soggiornante di lungo periodo gode dello stesso trattamento dei cittadini nazionali per quanto riguarda [5]:

  • l’esercizio di un’attività lavorativa subordinata o autonoma;
  • l’istruzione e la formazione professionale, compresi gli assegni scolastici e le borse di studio secondo il diritto nazionale;
  • il riconoscimento di diplomi, certificati e altri titoli professionali secondo le procedure nazionali applicabili;
  • le prestazioni sociali, l’assistenza sociale e la protezione sociale ai sensi della legislazione nazionale;
  • le agevolazioni fiscali;
  • l’accesso a beni e servizi a disposizione del pubblico e all’erogazione degli stessi, nonché alla procedura per l’ottenimento di un alloggio;
  • la libertà d’associazione, adesione e partecipazione a organizzazioni di lavoratori o datori di lavoro o a qualunque organizzazione professionale di categoria;
  • il libero accesso a tutto il territorio dello Stato membro interessato, nei limiti che la legislazione nazionale prevede per ragioni di sicurezza.

[1] Corte App. Brescia, sent. del 20.04.2016.

[2] L. n. 153/1988.

[3] Art. 2, c. 6 e 6bis, l. n. 153/88.

[4] Previsto dall’art. 11 della Direttiva n. 109/2003.

[5] Art. 11 della Direttiva n. 109/2003.

 


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