La specializzazione non fa perdere il mantenimento al figlio
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30 Giu 2016
 
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La specializzazione non fa perdere il mantenimento al figlio

Genitori separati: l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento in favore del figlio studente non viene meno neanche se questi, dopo la laurea, anziché trovare lavoro, preferisce il corso di specializzazione.

 

Il genitore separato deve versare l’assegno di mantenimento in favore dei figli sino alla loro indipendenza economica, anche se questi, dopo il corso di studi, preferiscono frequentare un corso di specializzazione piuttosto che cercare occupazione. È quanto chiarito dal Tribunale di Modena con una recente sentenza [1].

 

Mantenere i figli è un dovere di ogni genitore, che non viene meno né con la maggiore età del giovane, né con il completamento del percorso di studi. Anche dopo la laurea, il genitore deve versare l’assegno mensile per consentire al figlio di mantenersi sino a quando non sarà in grado di procurarsi da sé un reddito tendenzialmente stabile (“stabile” è stato considerato anche un contratto a termine come quello di ricercatore con l’università).

L’obbligo viene meno salvo solo se tale autonomia non viene raggiunta per un comportamento di colpevole ritardo o inerzia da parte del giovane: è, ad esempio, il caso del figlio che, anche dopo la laurea, temporeggi in una infinita ricerca di ulteriori titoli di specializzazione magari inutili, o del giovane che non si attivi per cercare lavoro o di quello che rifiuti ingiustificatamente ogni offerta di occupazione consona alle proprie capacità.

Con la sentenza in commento, viene confermato che la partecipazione a un corso di specializzazione post laurea non fa venire meno il diritto a pretendere l’assegno dal genitore separato (nella gran parte dei casi il padre). Solo la prova dell’indipendenza economica fa cadere il mantenimento.

 

Ricordiamo inoltre che, se non c’è una espressa richiesta, da parte del figlio maggiorenne, di ottenere il versamento diretto del mantenimento nelle proprie mani, la somma periodica continuerà ad essere dovuta all’ex coniuge (di norma la madre presso cui i figli convivono).

 

 

La vicenda

Un figlio, raggiunti i 28 anni, dopo la laurea triennale in lettere, invece di iscriversi al corso di laurea magistrale si iscriveva a un corso di cinematografia sperimentale. Per sostenere i costi di iscrizione, trasferta e alloggio continuava a pretendere il mantenimento dal padre. Quest’ultimo invece glielo negava sostenendo che il ragazzo non era più meritevole di ulteriore sostegno economico, non avendo compiuto scelte lavorative volte all’autosostentamento o scelte di continuare gli studi confacenti alla sua formazione pregressa.

 

Il giudice ha rigettato la domanda del padre di cancellare il mantenimento per il figlio, non essendo mutati i presupposti che avevano influito sulla sentenza di divorzio visto che le spese universitarie erano già state oggetto di implicita previsione da parte del magistrato. Pertanto il mantenimento andava garantito fino al raggiungimento dell’autosufficienza economica.

 

Secondo il tribunale occorre solo verificare se, da un lato, risulti provato il raggiungimento dell’autosufficienza economica della prole o, dall’altro, se risulti provata un’assenza colpevole di incapacità di autosostentamento della prole stessa. Quanto alla scelta di proseguire gli studi essa è apparsa, al giudice, in linea con il corso universitario pregresso del giovane (una specializzazione in cinematografia ben è attinente agli studi letterari). Per questo motivo il giudice non ha ritenuto che dovesse essere modificato l’assegno di mantenimento già fissato nella sentenza di divorzio.


[1] Trib. Modena, sent. del 17.02.2016.

 


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