Alzheimer: ricovero e cure sanitarie gratuite
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30 Giu 2016
 
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Annamaria Zarrelli
 


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Alzheimer: ricovero e cure sanitarie gratuite

I malati di Alzheimer ed i loro parenti non devono versare alcuna retta alle RSA o alle case di cura convenzionate: spetta al Servizio Sanitario Nazionale farsi carico di tutti i costi.

 

Sono circa 600.000 in Italia i malati di Alzheimer e sono in costante aumento le difficoltà economiche delle famiglie che, il più delle volte, non possono accudire direttamente i loro cari.

Le particolari cure e le continue attenzioni di cui necessitano questi pazienti impongono, infatti, il loro affidamento presso strutture, i cui costi sono considerevoli e tali da ripercuotersi gravemente sul budget familiare, con buona pace del diritto alla salute.

 

Quest’ultimo, come noto, è garantito dalla Costituzione, come diritto inviolabile della dignità umana. In tale prospettiva, la legge di riforma sanitaria [1] ha stabilito l’erogazione gratuita delle prestazioni di carattere sanitario in favore di tutti i cittadini, ponendo a carico del Sevizio Sanitario Nazionale i relativi costi.

 

Quanto sin qui esposto è stato spesso disatteso da parte di molte case di cura pubbliche, che hanno più volte tentato – rivolgendosi anche ai Giudici – di porre a carico dei malati stessi o dei loro parenti le spese di ricovero presso le proprie strutture.

 

Forse non tutti sanno che l’anziano affetto da morbo di Alzheimer, ricoverato in una struttura pubblica, riceve cure aventi natura prevalentemente sanitaria, che, in quanto tali, non devono essere sostenute né dal paziente stesso né dai suoi congiunti.

E allora, chi deve farsi carico dei costi?

Sul punto si è espressa limpidamente la Corte di Cassazione [2], la quale ha affermato che le rette di ricovero presso enti pubblici o case di cura convenzionate non devono essere sostenute dal paziente o dai suoi parenti, trattandosi di spese che devono essere poste a carico esclusivo del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Quanto statuito dalla Corte di Cassazione è stato recentemente ribadito anche dal Tribunale di Verona [3].

Questo il caso di specie.

Il figlio di una paziente malata di Alzheimer, a causa di problemi economici, non riusciva più a far fronte alle spese che avrebbero consentito alla madre di ricevere la necessaria assistenza presso la struttura ove la stessa era ricoverata.

Ebbene, la casa di cura, non ricevendo più i pagamenti relativi alla retta di degenza della paziente si è rivolta al Giudice, affinché quest’ultimo obbligasse il figlio della signora a provvedervi.

Il Giudice accogliendo le ragioni del figlio dell’anziana donna, ha confermato che per i malati di Alzheimer ricoverati presso strutture sanitarie pubbliche, le spese di ricovero e delle cure sanitarie sono gratuite.

Tali costi, infatti, devono considerarsi totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, con la conseguenza che, nei casi come quello di specie, nulla è dovuto dal paziente o dai parenti di quest’ultimo.

Ma non è tutto.

Con la decisione in commento, il Tribunale di Verona non solo ha dato torto alla struttura sanitaria, ma ha altresì condannato la medesima a restituire al figlio dell’anziana donna le somme che questi aveva già pagato in passato.

 

Sarebbe superfluo, a questo punto, sottolineare gli effetti a catena che la sentenza del Tribunale di Verona potrebbe innescare.

Ciò soprattutto qualora si consideri che i principi in commento, espressi con riferimento ai malati di Alzheimer, sono applicabili anche agli anziani ultra-sessantacinquenni non autosufficienti ed ai soggetti che, con gravi invalidità, siano ricoverati presso le RSA.

 

A tal riguardo, si sottolinea che nessuna preoccupazione deve destare l’eventuale impegno – contenente la promessa di pagamento delle rette e delle cure – sottoscritto dai familiari al momento del ricovero del proprio caro. A tale impegno, infatti, non potrà essere attribuita alcuna efficacia.


[1] Legge n. 833 del 23.12.1978.

[2] Cass. Civ. sent. n. 4558 del 23.03.2012.

[3] Trib. Verona sent. n. 689 del 21.03.2016.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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