Tombino: per la caduta nessun risarcimento
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30 Giu 2016
 
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Tombino: per la caduta nessun risarcimento

Dislivello tra tombino e strada: bisogna fornire la prova che la caduta è stata determinata proprio dall’insidia.

 

Dopo aver sostanzialmente cancellato la possibilità di chiedere il risarcimento per la caduta sulle buche stradali, ora la stretta della Cassazione arriva anche sui tombini che, spesso e volentieri, presentano difformità o dislivelli rispetto al manto stradale: se manca la prova sul fatto che la caduta è stata determinata proprio e unicamente dall’anomalia del manufatto, ogni possibile richiesta di indennizzo va negata. È questa la sintesi di una sentenza pubblicata solo due giorni fa [1].

 

Il punto di tutto è comprendere quanto il coperchio metallico del tombino risulti sfasato rispetto al livello della strada. Di certo, la Cassazione sembra ritenere più giusto che tale superficie possa essere collocata leggermente al di sotto del livello stradale, sia pur lievemente, proprio per evitare che, se invece sporgente verso l’altro, possa costituire un’insidia per i passanti.

 

Ma, anche nel caso di caduta per un tombino apparentemente regolare, è necessaria comunque la prova della dinamica dell’episodio, senza soffermarsi troppo sull’entità e natura dei danni o sul fatto dell’esistenza stessa del dislivello. Insomma, bisogna provare non solo che c’è stata una caduta, ma che essa è stata determinata dal piede messo in fallo sul tombino. Una prova che anche il più attento dei testimoni non riuscirebbe a dare, a meno che in quel momento non stesse ammirando le scarpe dell’infortunato.

 

La cosa che potrebbe sembrare, peraltro, assai paradossale è che se invece, il dislivello è notevole e quindi facilmente visibile, la Cassazione nega il risarcimento per un’altra e opposta ragione: in questi casi non si sarebbe più in presenza di un’insidia o trabocchetto, in quanto la fonte di pericolo è evidente; il passante, allora, potrebbe evitare la caduta usando la normale diligenza che gli si richiede anche quando cammina su una strada che già conosce.

 

Insomma, comunque la si metta, il risarcimento viene negato. Così ben poche possibilità avranno i pedoni che, ancor oggi, lottano contro amministrazioni poco diligenti nel rifacimento delle strade: a questi non resterà che aspettare la successiva tornata elettorale, prima della quale puntualmente le vie vengono portate a nuovo.


In pratica

[1] Cass. sent. n. 13260/2016 del 28.06.2016.

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 15 gennaio – 28 giugno 2016, n. 13260
Presidente Frasca – Relatore Pellecchia

Svolgimento del processo

1. Nel 2002, A.T. convenne in giudizio Telecom Italia S.p.a. per ottenere il risarcimento dei danni subiti per le lesioni riportate a seguito di un infortunio.
Espose di essere `incespicate’ in un tombino di proprietà della Telecom, ubicato al di sotto del manto stradale e non visibile anche per la presenza di giornali e carte sparse sulla strada.
Costituitasi in giudizio, la Telecom Italia Direz. Terr. Unità Rete Sud 1, chiese il rigetto della domanda deducendo il difetto di prova dei fatti esposti, la carenza dei presupposti dell’insidia stradale e comunque l’assenza di ogni sua responsabilità, atteso che il tombino insisteva sul suolo pubblico, contestò altresì l’ammontare della pretesa.
II Tribunale di Bari – Sezione Distaccata di Bitonto, con la sentenza n. 99/2007, rigettò la domanda attorea, rilevando che, in base a quanto prospettato ed a quanto emerso dalla prova testimoniale, la caduta era dipesa non da difetti del tombino o dalla sua sporgenza, bensì da difetti del manto stradale, sì che la eventuale responsabilità sarebbe stata da addebitarsi al Comune.
2. La decisione è stata

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[1] Cass. sent. n. 13260/2016 del 28.06.2016.

 


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