L’azienda può obbligare chi ha la 104 a passare da full a part time?
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6 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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L’azienda può obbligare chi ha la 104 a passare da full a part time?

Trasformazione del contratto da tempo pieno a tempo parziale: obblighi del datore di lavoro e del dipendente, casi particolari.

 

Il mio datore di lavoro ha detto che se non passo al part time mi licenzia: può farlo, considerando che ho la Legge 104?

 

La trasformazione da contratto a tempo pieno a part time non può mai avvenire unilateralmente, ma occorre l’accordo delle parti: pertanto, il datore di lavoro non può cambiare di sua volontà il contratto, senza il consenso scritto del dipendente. Questo, anche se il lavoratore non appartiene a categorie speciali, come i possessori di handicap grave beneficiari delle Legge 104.

 

 

Rifiuto part time: licenziamento nullo

Se il lavoratore rifiuta di trasformare il proprio rapporto di lavoro da tempo pieno a part time, questo non può costituire giustificato motivo di licenziamento, nemmeno se dovuto a crisi aziendale [1]. In questo caso, il licenziamento è ritenuto discriminatorio e quindi nullo, con l’applicazione della tutela reintegratoria piena, anche se al lavoratore si applica il contratto a tutele crescenti [1]. Quindi, il dipendente, anche se assunto dopo il 7 marzo 2015, avrà diritto:

 

– alla reintegrazione nel posto di lavoro o a un’indennità sostitutiva pari a 15 mensilità;

– al pagamento di un’indennità risarcitoria non inferiore a 5 mensilità (devono essere contate le retribuzioni maturate dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione, diminuite di quanto eventualmente percepito in altri rapporti lavorativi);

– al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per lo stesso periodo.

 

Il datore di lavoro è tenuto a pagare le sanzioni per omesso o ritardato versamento contributivo sino alla reintegra nel posto di lavoro.

 

 

Richiesta di passaggio da parte time a full time

Se è vero che il datore di lavoro non può trasformare unilateralmente il contratto da full time a part time, è anche vero che, in linea generale, nemmeno il dipendente può pretendere la riduzione dell’orario. Ci sono dei casi, però, in cui il lavoratore ha il diritto ad ottenere la trasformazione da tempo pieno a tempo parziale: vediamo quali.

 

 

Lavoratore affetto da patologie

Se il dipendente ha una patologia oncologica o una grave patologia cronico degenerativa, a causa di cui la capacità lavorativa risulti ridotta (anche solo per l’effetto delle terapie), ha diritto alla riduzione dell’orario di lavoro ed alla trasformazione del contratto da full time a part time.

Il datore di lavoro non può negare la trasformazione, anche se contrasta con le esigenze aziendali. Ad ogni modo, le parti devono scegliere la specifica riduzione e collocazione dell’orario (part time orizzontale, verticale o misto) tenendo conto non solo delle esigenze del malato, ma anche di quelle aziendali.

La patologia e la riduzione della capacità lavorativa devono essere accertate da una commissione medica istituita presso l’ASL territorialmente competente.

Il rapporto di lavoro part-time deve essere trasformato nuovamente in full time a richiesta del lavoratore, quando lo stato di salute lo renda possibile.

 

 

Lavoratore in congedo parentale

Il lavoratore ha un vero e proprio diritto alla trasformazione del contratto in part time se decide di fruire della riduzione dell’orario anziché del congedo parentale (o maternità facoltativa). Il datore di lavoro è tenuto a dar corso alla richiesta ed a trasformare il contratto entro 15 giorni; in ogni caso l’orario non può essere inferiore al 50% di quello ordinario.

 

 

Lavoratore che assiste familiari

Il lavoratore non ha diritto di convertire il contratto in part time, ma ha diritto di priorità nella conversione nei seguenti casi:

 

– assiste il coniuge, un figlio o un genitore con gravi patologie oncologiche o cronico degenerative;

– assiste una persona convivente con handicap grave invalida al 100% e con necessità di accompagnamento;

– ha un figlio convivente di età non superiore a 13 anni;

– ha un figlio convivente portatore di handicap.

 

 

Part time agevolato

Se al lavoratore mancano meno di 3 anni al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia e possiede almeno 20 anni di contributi, può fruire del part time agevolato. Si tratta di una riduzione dell’orario di lavoro dal 60% al 40%, a fronte della quale il dipendente percepisce comunque la contribuzione piena e un premio in busta paga.

Il datore di lavoro, però, non è obbligato alla concessione del beneficio, così come non è obbligato il dipendente alla riduzione dell’orario su proposta del datore. Per la fruizione del beneficio è dunque necessario un accordo tra le due parti, che deve poi essere presentato alla Direzione territoriale del lavoro per l’autorizzazione all’agevolazione e successivamente all’Inps. Inoltre, prima della conclusione del contratto è necessario che l’Inps certifichi i requisiti previdenziali del lavoratore.

 

 

Ritorno al full time

Il lavoratore che ha trasformato il rapporto da tempo pieno a tempo parziale ha diritto di precedenza in caso di assunzioni con contratto a tempo pieno, se le mansioni previste e la categoria legale sono le stesse o di pari livello rispetto a quelle oggetto del rapporto di lavoro part time.

 


[1] Cass sent. n. 24476/2011.

[2] Ord. Trib. Bologna 19.11.2012.

 


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