Modifica della dichiarazione dei redditi entro un anno
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1 Lug 2016
 
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Modifica della dichiarazione dei redditi entro un anno

Errori in Unico: un anno per la rettifica della dichiarazione dei redditi, attraverso la dichiarazione integrativa se a favore del contribuente.

 

La dichiarazione dei redditi integrativa, che rettifica quella precedente e che conduce a un risultato favorevole al contribuente, può essere presentata solo entro un anno, ossia entro il termine di scadenza della dichiarazione dell’anno successivo. Il contribuente ha comunque la possibilità di richiedere il rimborso entro i 48 mesi dal pagamento e, in ogni caso, di dimostrare, davanti al giudice nel giudizio di impugnazione della richiesta di pagamento, l’infondatezza della pretesa impositiva documentando eventuali errori commessi, a prescindere dall’esistenza o meno di una dichiarazione integrativa. È quanto chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione con una importante sentenza di ieri [1].

 

 

La vicenda

La vicenda vede coinvolta una società raggiunta da una cartella di pagamento; l’atto veniva impugnato sostenendo che la liquidazione delle imposte in essa contenute era frutto di un errore commesso nella dichiarazione originariamente presentata ma successivamente emendata.

Secondo l’Agenzia delle Entrate l’errore era stato emendato con troppo ritardo. Non di questo avviso la Cassazione.

 

 

I termini per la dichiarazione integrativa a rettifica

Secondo la Suprema Corte la possibilità di emendare la dichiarazione dei redditi a favore del contribuente – ossia per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito – mediante la dichiarazione integrativa [2], è esercitabile non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa ai periodo d’imposta successivo, con compensazione del credito eventualmente risultante.

Ricordiamo, infatti, che il contribuente può sempre rettificare a proprio favore la dichiarazione presentata per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito, mediante una dichiarazione integrativa da presentare non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo. L’eventuale credito risultante dalla predetta rettifica può essere utilizzato in compensazione.

 

Se invece si tratta di una dichiarazione integrativa a favore del fisco – ossia per correggere errori od omissioni in grado di determinare un danno per l’amministrazione – essa è presentabile fino al 31 dicembre del quarto anno successivo, vale a dire entro i termini per l’accertamento.

 

Il rimborso dei versamenti diretti [3] è esercitabile entro il termine di decadenza di 48 mesi dalla data del pagamento, indipendentemente dai termini e modalità della dichiarazione integrativa.

 

Secondo le Sezioni unite l’introduzione della procedura per la dichiarazione a favore rappresenta un’alternativa al rimborso per il quale valgono termini differenti. Tuttavia si tratta di termini amministrativi che non possono influenzare il diverso piano del processo tributario. Per cui, in ogni caso, il contribuente, a prescindere dal rispetto dei termini per la presentazione della dichiarazione integrativa e dall’istanza di rimborso, in caso di impugnazione di una richiesta di pagamento da parte del fisco può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, dimostrando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull’obbligazione tributaria.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 7 – 30 giugno 2016, n. 13378
Presidente Rordorf – Relatore Iacobellis

Svolgimento del processo

1. La s.r.l. V. & Associati in liquidazione propose ricorso avverso la cartella con la quale, in data 10/1/2007, la s.p.a. SE.RI.T. Sicilia, a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione fiscale 2003, a norma degli artt. 36-bis d.P.R. n. 600 del 1973 e 54-bis d.P.R. n. 633 del 1972, aveva richiesto il pagamento, della somma di Euro 2.574,11, dovuta per omesso versamento di ritenute alla fonte operate nel 2002, e la somma di Euro 56.408,88 per omesso versamento di IVA, IRPEF ed IRAP per l’anno d’imposta 2002, oltre interessi e sanzioni.
2. A sostegno dell’impugnazione, la ricorrente dedusse di essere incorsa in errore nella compilazione dei quadro RS, relativo ai redditi conseguiti, avendo omesso l’esposizione dei costi inerenti al ricavi indicati (di Euro 57.674,00) e, quindi, errato nell’evidenziare il vero risultato di esercizio – pacificamente consistente in una perdita di Euro 19.035,00 – e di avere, per l’effetto, provveduto a rettificare I dati del quadro RS della dichiarazione fiscale 2003, relativamente all’anno d’imposta 2002, con dichiarazione integrativa presentata (telematicamente) il 30/12/2006.

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[1] Cass. S.U. sent. n. 13378/2016 del 30.06.2016.

[2] Art. 2 comma 8-bis del dpr n. 322/1998.

[3] Di cui all’art. 38 del dpr n. 602/1973.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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