Dichiarazione di successione: che succede se presentata in ritardo
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1 Lug 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Dichiarazione di successione: che succede se presentata in ritardo

Il documento va consegnato entro 12 mesi dalla data del decesso. Ma qualche volta si sgarra. L’Agenzia delle Entrate non fa sconti: le sanzioni sono salate.

 

Dodici mesi. E’ il termine massimo stabilito dalla legge per presentare la dichiarazione di successione dalla data di apertura della pratica che, normalmente, coincide con quella del decesso del contribuente. Non tutti, però, sono tenuti a farlo.

 

La dichiarazione di successione deve obbligatoriamente essere presentata da:

  • Gli eredi per legge o per testamento ed i loro rappresentanti legali;
  • Gli immessi nel possesso dei beni, in caso di morte presunta;
  • Gli amministratori dell’eredità;
  • I curatori delle eredità giacenti;
  • Gli esecutori testamentari;
  • I trust.

 

Non c’è obbligo di presentare la dichiarazione di successione se l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto e non supera i 100.000 euro. L’eredità, inoltre, non deve comprendere beni immobili o diritti immobiliari.

 

 

Dichiarazione di successione: come

Per presentare la dichiarazione di successione bisogna compilare l’apposito modulo (il modello 4) che si trova presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate e presentarlo nell’ufficio competente nella circoscrizione in cui il defunto aveva fissato la sua ultima residenza. Se viene utilizzato un altro modo, la dichiarazione sarà ritenuta nulla.

 

Verrà consegnata al dichiarante una ricevuta per accettazione, le copie per le volture catastali e quelle da consegnare all’autorità giudiziaria per il rilascio del certificato di eredità.

 

Se fossero necessarie altre copie (ad esempio per la banca, se dovesse svincolare dei titoli) bisognerebbe chiederle allegando una marca da bollo.

 

Non sarà più necessario allegare alla dichiarazione gli estratti catastali: sarà l’Agenzia a recuperarli d’ufficio.

 

 

Dichiarazione di successione: quando

La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione. Come detto, di solito coincide con la data del decesso.

 

Entro 30 giorni dalla presentazione della dichiarazione, è necessario presentare anche la richiesta di voltura degli immobili agli uffici provinciali dell’Agenzia delle Entrate.

 

 

Dichiarazione di successione: perché si presenta in ritardo

Un anno non è poco per presentare una dichiarazione di successione. Eppure c’è chi arriva in ritardo o, ancor peggio, nemmeno la presenta.

 

Può succedere che agli eredi non interessi più di tanto la successione. Perché non vanno d’accordo tra di loro, perché sono in tanti e distanti. E, di conseguenza, non vogliono scomodarsi a fare le pratiche (a meno che l’ammontare dell’eredità non faccia venire loro una voglia improvvisa di scomodarsi).

 

Può succedere anche che la burocrazia scoraggi. Nel senso che un bene immobiliare non sia stato correttamente intestato al catasto e gli eredi, di fronte ad un’antipatica trafila, preferiscano lasciar perdere. Forse una verifica approfondita al catasto alimenterebbe la voglia di ereditare.

 

Può, infine, succedere che gli eredi non siano a conoscenza dei beni immobili posseduti dal loro caro estinto.

 

In qualsiasi caso, la dichiarazione di successione deve essere presentata. Per l’Agenzia delle Entrate, una sola di queste motivazione non è sufficiente ad evitare una sanzione.

 

Dichiarazione di successione: che succede se si presenta in ritardo

Arriviamo al dunque. Chi non presenta la dichiarazione di successione entro i 12 mesi previsti dalla legge viene punito con sanzioni pecuniarie. Prima era previsto il pagamento entro 30 giorni dalla data di scadenza (ravvedimento breve) e il pagamento delle imposte entro un anno (ravvedimento lungo). Ora è stato introdotto il cosiddetto “ravvedimento sprint”, che può essere applicato nei primi 14 giorni di ritardo e riduce la sanzione di un quindicesimo per ogni giorno di mora. Per ogni giorno di ritardo, la sanzione sarà dello 0,20%. Fino al quattordicesimo giorno. Dal quindicesimo, verrà applicata la normale sanzione del 3%.

 

Altra possibilità (ma è sempre una sanatoria) è quella del ravvedimento operoso, contemplato anche nella Legge di Stabilità 2016. Si può ricorrere a questa opzione fino a dopo sei anni dalla data del decesso (i 12 mesi previsti per presentare la dichiarazione regolarmente più altri cinque anni). Trascorso questo tempo, se l’Agenzia non ha provveduto all’accertamento e, pertanto, a comminare le relative sanzioni, si va in prescrizione. Significa che il contribuente paga soltanto le imposte in vigore alla data del decesso. Risparmiando queste sanzioni:

  • 30% sulle imposte non pagate;
  • Sanzione minima di 258 euro;
  • Interessi di mora.

 

Importante: dal gennaio 2016, il tasso legale d’interesse da applicare alle sanzioni è passato dallo 0,50% allo 0,20%.


 


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Commenti
2 Set 2016 gaspare alagna

la legge gìà dal 2004 ha abrogata la sanzione da applicare per la tardiva presentazione della dichiarazione di successione. La giurisprudenza della Cassazione è costante nel considerare non dovuta la sanzione in parola. Rimane solo la sanzione per la tardività nel versamento delle imposte dovute.