Il certificato di abitabilità per gli immobili
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29 Lug 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


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Il certificato di abitabilità per gli immobili

Il funzionamento della disciplina del silenzio-accoglimento: brevi considerazioni  e qualche pratico consiglio su un istituto ancora poco noto.

 

Spesso capita di trovarsi nella necessità di dover richiedere ai competenti uffici comunali, il certificato di abitabilità (o agibilità) di un immobile.

Non tutti sanno che, in questa materia, è previsto il cosiddetto silenzio-accoglimento della istanza: è previsto, cioè, che nel caso in cui il comune (che è l’ente al quale il certificato va richiesto) non risponda entro un determinato e predefinito lasso temporale (30 giorni) la richiesta deve intendersi accolta ed il certificato formatosi per silenzio-accoglimento.

 

 

Come funziona il silenzio-accoglimento?

Il principio  da cui partire è il seguente: ”Il silenzio assenso sulla domanda di rilascio del certificato di agibilità o abitabilità si forma esclusivamente nel caso in cui la richiesta del provvedimento sia corredata da tutta una serie di documentazione specifica, e non è impedito dall’eventuale irregolarità urbanistica dell’opera”.

 

Questo significa, innanzitutto, che non è sufficiente presentare una semplice richiesta del tenore “chiedo che venga rilasciato il certificato di agibilità” ma è necessario che a quella istanza siano allegati una serie di elaborati tecnici redatti da professionisti abilitati.

 

Qual è questa documentazione che deve essere allegata?

Per rispondere  a questa domanda dobbiamo prima chiarire qual è lo scopo e la funzione della certificazione di abitabilità/agibilità; fatto questo potremmo  comprendere, più facilmente,  quali siano i necessari documenti e relazioni da allegare all’istanza affinchè questa possa considerarsi idonea alla formazione del silenzio-accoglimento.

 

Il certificato di agibilità attesta, in buona sostanza,  che l’immobile rispetto al quale è richiesto, rispetta  le condizioni di sicurezza, igiene, salubrità e risparmio energetico degli edifici e degli impianti in essi installati e viene rilasciato dal dirigente o dal responsabile del competente ufficio comunale.

 

Attestando anche le condizioni di sicurezza dell’immobile, il suo rilascio è subordinato alla presentazione al Comune:

 

  • del certificato di collaudo statico;
  • del certificato di conformità alle norme antisismiche delle opere eseguite (ovviamente per i soli edifici siti in zone dichiarate sismiche);
  • della dichiarazione di conformità alle norme in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche;
  • certificato energetico (cd certificazione APE);
  • del parere dell’ASL circa la conformità alle norme igienico-sanitarie.

Cosa fare quindi?

Per prima occorre, evidentemente, dare incarico ad un tecnico (ingegnere, architetto, geometra) affinchè rediga una relazione (meglio: una perizia) circa la sussistenza delle condizioni di cui ai punti 1, 2 e 3 (vale a dire il certificato di collaudo statico; quello  di conformità alle norme antisismiche e conformità alle norme in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche – ovvero la sua superfluità attesa la destinazione dell’immobile ad uso esclusivamente privato – ). A questo va aggiunto il certificato energetico e, eventualmente, gli altri elaborati tecnici, richiesti dal comune, che dovesse indicare il tecnico all’uopo incaricato.

 

Per quanto riguarda il parere ASL il mio consiglio è di avere un contatto preliminare nel senso che, prima dell’accesso formale ai locali, può essere utile un accesso, per così dire,  informale volto alla verifica di eventuali problemi risolvibili prima dell’accesso formale che potrebbe avere esito negativo.

 

In buona sostanza, solo una richiesta articolata in questo modo, può considerarsi idonea alla formazione del silenzio-accoglimento.


 


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