Minori: che cos’è l’affidamento temporaneo
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7 Ago 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Minori: che cos’è l’affidamento temporaneo

Non solo divorzio o separazione: anche per gravi motivi economici o psichici della famiglia, i figli possono essere assegnati ad un ambiente più idoneo alla loro crescita.

 

Una situazione familiare di grave disagio economico o psichico basta per far scattare un provvedimento di affidamento di un minore. La legge prevede dei limiti, ma tutela la crescita e l’equilibrio dei ragazzi o dei bambini nel periodo in cui si manifesta quel disagio.

 

L’affidamento, quindi, va visto come strumento temporaneo a garanzia del minore (anche straniero se residente in Italia) che risulti privo di un ambiente idoneo al suo sviluppo fisico e psicologico, anche se la sua famiglia di origine riceve degli aiuti pubblici (buoni per fare la spesa, assegni alimentari). Una situazione che non può durare in eterno: la durata dell’affidamento prevista dalla legge è di 24 mesi, anche se possono essere prorogati nell’esclusivo interesse del minore. Nel momento in cui il disagio viene meno, il ragazzo può tornare nel suo nucleo familiare.

 

 

Che cosa contiene il provvedimento di affidamento

Il provvedimento contiene una serie di informazioni e di disposizioni che regolano l’affidamento del minore. Nello specifico:

 

– I motivi che hanno portato al provvedimento;

 

i tempi e i poteri riconosciuti a chi accoglie il minore;

 

– il modo in cui i genitori e gli altri componenti il nucleo familiare possono mantenere i rapporti con il minore;

 

il servizio sociale cui è attribuito il programma di assistenza e di controllo durante l’affidamento. Questo servizio dovrà tenere informato il giudice tutelare o il tribunale per i minorenni tramite una relazione semestrale sull’andamento del programma di assistenza, l’eventuale proroga e l’evoluzione delle condizioni di difficoltà del nucleo familiare d’origine;

 

Il provvedimento viene disposto dai servizi sociali con il consenso dei genitori del minore (o di chi ne fa le veci) e dopo aver sentito il minore che abbia compiuto dodici anni o che, comunque, abbia sufficiente capacità di discernimento. L’affidamento temporaneo deciso dai servizi sociali viene, poi, disposto formalmente dal giudice tutelare.

 

Nel caso in cui non ci fosse il consenso dei genitori ma i servizi sociali ritenessero necessario l’affidamento per gravi motivi, il provvedimento viene disposto dal tribunale per i minorenni.

 

 

Chi può avere l’affidamento di un minore

La legge stabilisce un ordine di priorità nell’individuare il soggetto che può avere in affidamento un minore in difficoltà. In primo luogo, un’altra famiglia, possibilmente con dei figli minorenni per agevolare l’inserimento del ragazzino affidato. Poi, un single, uomo o donna che sia. In terzo luogo, una comunità che abbia organizzazione e rapporti analoghi a quelli di una famiglia. Infine, un istituto pubblico o privato che fornisca assistenza pubblica e, possibilmente, che abbia sede nel luogo più vicino alla residenza della famiglia di origine del minore.

 

La legge, comunque, stabilisce che i minori di 6 anni siano affidati soltanto a una comunità familiare e mai ad un istituto.

 

La persona o la struttura che riceve in affido il minore ha il dovere di mantenerlo, istruirlo ed educarlo seguendo le indicazioni della famiglia di origine e dell’autorità competente. Sarà suo compito anche mantenere i rapporti con la scuola o con il medico e con le autorità in materia di potestà, affidamento e adottabilità. Infine, ha il dovere di rappresentare il minore in tutti gli atti civili.

 

Alla famiglia di origine resta il compito di amministrare il patrimonio.

 

L’affidatario, oltre ai doveri, ha anche dei diritti: tra questi, al sostegno economico disposto dallo Stato, anche attraverso gli Enti locali e alle agevolazioni sul lavoro previste dalla legge.

 

 

Quando finisce l’affidamento di un minore

La fine dell’affidamento temporaneo di un minore viene disposta dalla stessa autorità che ha emesso il provvedimento:

 

– Quando sia venuta meno la situazione di difficoltà che aveva dato origine all’affidamento;

 

– Quando la proroga dell’affidamento possa recare un danno al minore;

 

– Quando il giudice tutelare richieda al tribunale per i minorenni ulteriori provvedimenti a tutela del minore, come ad esempio l’adozione.


 


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