Il contenuto del contratto
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2 Lug 2016
 
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Il contenuto del contratto

Contenuto e oggetto del contratto; integrazione del contenuto del contratto: le clausole d’uso.

 

Il contenuto del contratto è dato da tutto ciò che viene stabilito dalle parti per regolare i loro privati interessi. Dal concetto di contenuto va stralciato ciò che, pur entrando nel contratto perché oggetto di dichiarazione delle parti (il cd. contenuto in senso formale), non è espressione diretta del potere delle stesse di disciplinare i propri interessi, come le dichiarazioni di carattere esortativo o enunciativo (BIANCA, CATAUDELLA). Parte della dottrina (BIANCA, CATAUDELLA) ritiene che dalla nozione di contenuto debbano essere esclusi anche i vincoli di fonte eteronoma quali, ad es., le determinazioni legali, che concorrono ad integrare il rapporto contrattuale. Altri, invece, (GAZZONI) considerano il regolamento contrattuale comprensivo di tutte le fonti che concorrono alla formazione della regola concretamente vincolante.

La nozione di contenuto è rilevante, in quanto ad essa si fa riferimento per determinare:

 

l’oggetto dell’attività interpretativa;

 

la qualificazione giuridica della fattispecie, ossia l’identificazione del tipo di contratto posto in essere dalle parti.

 

Secondo la dottrina prevalente (CATAUDELLA, PIAZZA, SANTORO-PASSARELLI) dal contenuto va tenuto distinto l’oggetto, il quale indica il termine di riferimento esterno, su cui il contratto è destinato ad incidere. L’oggetto entra a far parte del contenuto del contratto attraverso la sua rappresentazione, ossia la sua descrizione nel testo: ritiene PIAZZA che proprio alla rappresentazione si riferiscono le norme degli artt. 1346 e ss. riunite sotto il titolo oggetto del negozio. Anche per BIANCA, la considerazione della rappresentazione ideale compiuta dalle parti (cd. bene dovuto) come oggetto del contratto è preferibile rispetto ad una considerazione esclusiva del bene reale, in quanto questo va valutato alla luce del complesso delle indicazioni convenzionali e delle integrazioni legali.

 

 

Integrazione del contenuto del contratto

Il contenuto del contratto può essere integrato dalle cd. clausole d’uso, dette anche usi negoziali (BIANCA) o suppletivi (TRABUCCHI), che si intendono inserite per consuetudine, salvo che risulti che non sono state volute dalle parti (art. 1340); tali clausole completano la fattispecie negoziale, in virtù della loro applicazione costante e generalizzata in un dato luogo o settore di affari.

 

La dottrina prevalente (BIANCA, GAZZONI, TRABUCCHI) ritiene che l’art. 1340 faccia riferimento agli usi contrattuali, elementi di fatto che hanno lo stesso significato e rilevanza della volontà delle parti (TRABUCCHI). Essi, quindi, non vanno confusi con gli usi normativi, che sono posti sullo stesso piano delle norme di diritto dall’art. 8 disp. prel. Alcuni autori ritengono che le clausole di uso appartengano a tale ultima categoria: la scelta tra l’una e l’altra soluzione non è priva di rilevanza, in quanto solo se l’uso è negoziale, può derogare alle norme dispositive di legge e prevalere sulle norme suppletive; inoltre, trattandosi di un elemento di fatto, la sua violazione non può essere motivo di ricorso per Cassazione.

 

 

L’oggetto del contratto

L’oggetto del contratto (artt. 1325 e 1346) è rappresentato dalla cosa o dal comportamento che è materia dello scambio, della promessa o del conferimento. I requisiti dell’oggetto sono richiesti al momento dell’efficacia del negozio (mentre i requisiti soggettivi sono richiesti al momento della conclusione). Infine, l’art. 1347 dispone che «il contratto sottoposto a condizione sospensiva o a termine iniziale è valido se la prestazione inizialmente impossibile diviene possibile prima dell’avverarsi della condizione o della scadenza del termine».

 

L’oggetto deve essere (art. 1346):

 

possibile: se oggetto del contratto è una cosa fisica, questa deve esistere o poter esistere; se, invece, è un comportamento umano, questo deve essere compatibile con le capacità fisiche ed intellettuali dell’individuo; la possibilità deve essere sia naturale sia giuridica (ad es.: è impossibile oggetto di compravendita, dal punto di vista giuridico, un bene demaniale);

 

lecito: cioè non contrario alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume;

 

determinato o determinabile: certo e individuato o, quanto meno, individuabile nel momento dell’esecuzione.

 

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