La nuova disciplina del credito al consumo
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2 Lug 2016
 
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La nuova disciplina del credito al consumo

I contratti di credito ai consumatori; le aperture di credito rotativo, la cessione del quinto dello stipendio, i prestiti personali, i prestiti finalizzati.

 

Il D.Lgs. 141/2010 (da ultimo modificato dal D.Lgs. 218/2010), in attuazione della direttiva 2008/48/CE, ha introdotto nuove disposizioni sui contratti di credito ai consumatori, garantendo maggiori garanzie e più trasparenza.

Con il contratto di credito un finanziatore concede o si impegna a concedere a un consumatore un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito o di altra facilitazione finanziaria, oppure finanzia la fornitura di un bene o la prestazione di un servizio specifico. Il D.Lgs. 141/2010 specifica che il finanziatore è colui che, essendo abilitato a erogare finanziamenti a titolo professionale, offre o stipula contratti di credito; intermediari del credito sono gli agenti in attività finanziaria, i mediatori creditizi o altri soggetti che presentano o propongono contratti di credito, o li concludono per conto del finanziatore.

 

Le nuove norme, che modificano il Testo unico bancario (D.Lgs. 385/1993) e il Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005), si applicano a tutti i contratti di credito, esclusi i finanziamenti di importo inferiore a 200 euro e eccedente i 75 mila euro. Gli annunci pubblicitari che riportano il tasso d’interesse o altre cifre concernenti il costo del credito indicano le seguenti informazioni di base, in forma chiara, concisa e graficamente evidenziata con l’impiego di un esempio rappresentativo: il tasso d’interesse, specificando se fisso o variabile, e le spese comprese nel costo totale del credito; l’importo totale del credito; il TAEG; l’esistenza di eventuali servizi accessori necessari per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni pubblicizzate; la durata del contratto, se determinata; se determinabile in anticipo, l’importo totale dovuto dal consumatore, nonché l’ammontare delle singole rate.

 

Il finanziatore o l’intermediario del credito, sulla base delle condizioni offerte dal finanziatore e, se del caso, delle preferenze espresse e delle informazioni fornite dal consumatore, forniscono al consumatore, prima che egli sia vincolato da un contratto o da un’offerta di credito, le informazioni necessarie per consentire il confronto delle diverse offerte di credito sul mercato, al fine di prendere una decisione informata e consapevole in merito alla conclusione di un contratto di credito. Il finanziatore o l’intermediario del credito forniscono al consumatore chiarimenti adeguati, in modo che questi possa valutare se il contratto di credito proposto sia adatto alle sue esigenze e alla sua situazione finanziaria.

 

Prima della conclusione del contratto di credito, il finanziatore valuta il merito creditizio del consumatore sulla base di informazioni adeguate, se del caso fornite dal consumatore stesso e, ove necessario, ottenute consultando una banca dati pertinente. Il consumatore può recedere dal contratto di credito entro quattordici giorni dalla conclusione del contratto o, se successivo, dal momento in cui il consumatore riceve tutte le condizioni e le informazioni previste dalla legge. Rientrano nella disciplina del credito al consumo:

 

— i prestiti personali, ovvero forme di finanziamento con versamento dell’importo finanziato direttamente al richiedente e per le quali vi è una scadenza fissa e un numero prestabilito di rate. Talvolta viene data la possibilità di variare la rata, sospenderla o spostarla, e si possono trovare prestiti dove non è richiesto il pagamento delle spese di istruttoria;

 

— i prestiti finalizzati, ovvero i finanziamenti collegati a un contratto di acquisto di un bene di consumo (auto, elettrodomestici, ecc.) o di un servizio (palestra, vacanze, ecc). In questo caso la finanziaria, spesso convenzionata col venditore, paga direttamente quest’ultimo. Le rate sono prestabilite e la loro flessibilità dipende, come per i prestiti personali, esclusivamente dal contratto;

 

— le aperture di credito rotativo (revolving), spesso appoggiate a una carta magnetica (carta revolving), tramite le quali si ottiene un fido che può variare a richiesta – per quanto riguarda il numero e l’importo delle rate- e che viene «ricostruito» man mano che si effettuano i rimborsi;

 

— le operazioni di cessione del quinto dello stipendio, prestiti personali riservati ai dipendenti (pubblici e privati) con delega di pagamento di una quota dello stipendio di massimo un quinto. Essi normalmente prevedono che il richiedente deleghi il proprio datore di lavoro a trattenere dallo stipendio l’importo corrispondente alla rata del prestito che la banca o la finanziaria ha concesso. Le rate vengono quindi pagate direttamente dal datore di lavoro, con trattenuta sulla busta paga. Non sono rare le convenzioni tra banche o finanziarie e grandi aziende o aziende pubbliche.

 

La L. 80/2005, all’art. 13bis, ha esteso la possibilità di usufruire di tali forme di prestito anche ai pensionati pubblici e privati, per periodi non superiori ai 10 anni e garantiti da un’assicurazione sulla vita. Non vi rientrano, tra gli altri, i mutui, i finanziamenti di importo inferiore a 200 euro o superiore a 75.000 euro, i contratti di somministrazione (artt. 1559 ss. c.c.), i contratti di appalto (art. 1677 c.c.), i finanziamenti rimborsabili in un’unica soluzione entro tre mesi dall’utilizzo delle somme con il solo addebito di oneri diversi dagli interessi (commissioni, spese, ecc.) di importo non significativo, i finanziamenti privi di interessi o altri oneri.

 

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