Gli effetti del contratto
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7 Lug 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Gli effetti del contratto

Effetti del contratto verso le parti e creazione del vincolo; contratti a effetti obbligatori e a effetti reali.

 

 

Effetti del contratto verso le parti

L’art. 1372 dispone che il contratto, una volta concluso, ha forza di legge tra le parti: tale formula sottolinea la serietà dell’impegno assunto sul piano giuridico ed esprime il principio della non risolubilità del contratto per volontà unilaterale (RESCIGNO). Ed infatti, il contratto non può sciogliersi che a seguito di un nuovo contratto (ossia col mutuo consenso) oppure per le cause ammesse dalla legge.

 

L’efficacia dei contratti si estende anche:

 

— nei confronti del successore a titolo universale di ciascun contraente;

 

— nei confronti degli aventi causa o successori a titolo particolare.

 

Si ricordi, poi, che l’art. 1374 prevede l’integrazione degli effetti del contratto, in caso di lacune nel regolamento negoziale. Tale integrazione avviene attraverso l’applicazione, secondo un ordine gerarchico, della legge, degli usi o dell’equità. A differenza degli usi richiamati dall’art. 1340 per l’integrazione del contenuto del contratto, l’art. 1374 si riferisce agli usi normativi, che sono inseriti nella gerarchia delle fonti e che la legge richiama per integrare le conseguenze giuridiche del contratto, prescindendo dalla volontà dei contraenti (vedi ante).

 

 

Contratti ad effetti obbligatori e contratti ad effetti reali

La distinzione tra contratti ad efficacia obbligatoria e contratti ad efficacia reale si fonda sulla diversità degli effetti. Infatti:

 

– nei contratti ad effetti obbligatori, affinché si verifichi l’effetto traslativo:

 

— nel caso in cui oggetto della prestazione sia una cosa generica, occorre la specificazione, per determinare — mediante pesatura, conteggio o misurazione — la cosa dovuta;

 

— nel caso di cosa futura, il venire ad esistenza della cosa promessa;

 

— nel caso di cosa altrui, l’acquisto della proprietà della cosa da parte dell’alienante. In tutti questi casi l’effetto traslativo resta sospeso sino a che non si realizzino detti eventi;

 

il contratto con effetti reali, invece, produce immediato effetto traslativo o costitutivo. Infatti, come stabilisce l’art. 1376, nei contratti aventi ad oggetto il trasferimento di una cosa determinata, la proprietà si acquista per effetto del consenso legittimamente manifestato.

 

Il nostro ordinamento accoglie, dunque, il principio consensualistico, per cui la stessa volontà contrattuale è sufficiente non solo per far sorgere obbligazioni ma anche per trasferire o costituire diritti in capo ad altri, non essendo a tale scopo necessario provvedere anche a consegnare materialmente all’avente causa la res oggetto del contratto. I contratti con effetti reali si distinguono dai contratti reali. Per questi ultimi, infatti, non opera il principio consensualistico: essi si perfezionano mediante una fattispecie complessa nella quale al consenso si aggiunge, come elemento costitutivo, la datio rei, cioè la materiale consegna della cosa. Nei contratti ad effetti reali (consensuali), invece, la traditio non è altro che una delle principali obbligazioni dell’alienante (art. 1476, n. 1).

 

La rilevanza della distinzione tra contratti ad effetti reali e contratti ad effetti obbligatori si coglie perfettamente nella compravendita, in quanto tale contratto può avere:

 

effetti reali. In tal caso, infatti il trasferimento della proprietà della cosa (o, in genere, del diritto oggetto della vendita) si produce in virtù del consenso delle parti; di conseguenza, è l’acquirente a subire il rischio del perimento della cosa oggetto del trasferimento, e rimane a suo carico l’obbligo di pagare il prezzo anche se la cosa non gli è stata consegnata (res perit domino);

 

effetti obbligatori (cd. vendita obbligatoria). Ciò accade quando la proprietà non si trasferisce con il semplice consenso, ma dal contratto sorge, a carico del venditore, l’obbligo di procurare l’acquisto della proprietà al compratore (art. 1476). In questa ipotesi, dunque, l’effetto reale si realizza in un momento successivo al consenso: ciò, ai fini della legge, determina che solo col passaggio del diritto si ha il passaggio anche del rischio di un eventuale perimento della cosa per caso fortuito secondo la regola del casus sentit debitor.

 

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